Barletta, convenzioni comunali: asili nido affidati sempre agli stessi, dubbi su trasparenza designazione

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Un appalto milionario, un solo partecipante, una serie di atti che finiscono per rafforzare sempre lo stesso operatore. La vicenda degli asili nido convenzionati di Barletta non è un semplice episodio amministrativo, ma un caso che interroga la trasparenza delle procedure e la reale apertura alla concorrenza in un settore – quello dei servizi educativi per l’infanzia – che tocca la vita quotidiana di centinaia di famiglie. Tutto prende avvio il 2 dicembre 2022, quando il Comune invia una PEC agli asili privati accreditati per verificare la disponibilità a stipulare nuove convenzioni. Dagli atti emerge un fatto singolare: a rispondere, dopo pochi giorni, è una sola realtà, la società L’Arco di Vita Impresa Sociale Srl, che gestisce l’asilo “Spirito Santo”. In quel momento, però, la struttura non risultava ancora accreditata dalla Regione Puglia, condizione che dovrebbe costituire la premessa per ricevere la comunicazione. Nonostante ciò, la società – venutane a conoscenza – dichiara la propria disponibilità e avvia così un percorso che diventerà la base delle successive assegnazioni. Il risultato? Nessuna competizione reale: un affidamento diretto che concentra l’intero servizio su un unico soggetto. 

Nel luglio 2023, l’amministrazione prova a regolarizzare la vicenda con una gara pubblica triennale (2023–2026), dal valore complessivo di oltre 1,2 milioni di euro. Ma anche in questo caso la partecipazione si riduce a un monologo: l’unica offerta arriva ancora da L’Arco di Vita, rappresentata dal legale Giuseppe Amendola. Formalmente la procedura è corretta, ma il risultato non cambia: sempre lo stesso operatore, sempre lo stesso beneficiario. 

Il quadro si complica ulteriormente nel 2024. Con la Determina n. 1081, il Comune dispone un’estensione del servizio per oltre 110 mila euro, al fine di prolungare l’orario dei due nidi convenzionati. Una scelta che viene però stoppata dalla nuova dirigente dei Servizi Sociali: l’atto viene revocato perché una modifica di tale portata – con aumento sia della spesa che delle prestazioni – avrebbe richiesto un nuovo bando pubblico, non una proroga diretta a favore degli stessi operatori. 

Ma non è solo una questione di procedure. Sul piano politico e istituzionale, infatti, emergono elementi che rendono la vicenda ancora più delicata. Dai documenti risulta che a coordinare i servizi delle strutture convenzionate figura la psicologa Liliana Grieco, moglie del presidente del Consiglio comunale Marcello Lanotte. Inoltre, tra i dipendenti di una delle realtà coinvolte compare anche la consigliera comunale Raffaella Piccolo, presidente della Commissione Servizi Sociali. 

Sono circostanze di fatto che non implicano automaticamente irregolarità, ma che inevitabilmente sollevano interrogativi di opportunità: è opportuno che figure con ruoli politici rilevanti o legami familiari con esponenti istituzionali abbiano incarichi in servizi finanziati con risorse comunali? 

Le domande che restano aperte sono molte e tutte cruciali: è normale che alle procedure partecipi sempre un unico operatore? Come mai altre strutture private presenti sul territorio non hanno mai presentato offerte? forse perché non sapevano che avrebbero potuto partecipare anche quelle non ancora regolarmente accreditate? Fino a che punto è legittimo modificare un contratto senza riattivare una gara pubblica? In che misura i legami familiari e politici possono incidere, anche solo sul piano della percezione pubblica, sulla gestione di un servizio così delicato come quello educativo? 

La vicenda, dunque, non riguarda soltanto la correttezza formale degli atti. Qui entra in gioco il rapporto tra amministrazione, politica e comunità locale. Perché se è vero che saranno gli organi di controllo – Corte dei Conti, ANAC e magistratura, se investiti – a stabilire eventuali profili di irregolarità, resta intatto un problema di fiducia: quella dei cittadini verso le istituzioni. 

La sensazione diffusa è che si sia creato un circuito chiuso, dove risorse e decisioni finiscono per concentrarsi sempre nelle stesse mani. Un modello che, anche se non viola norme specifiche, riduce gli spazi di concorrenza, scoraggia altri operatori dal partecipare e lascia sullo sfondo il principio fondamentale dell’imparzialità. 

A Barletta la percezione è che nonostante esistano le regole, queste non riescano a garantire piena apertura del mercato. Un sistema che appare fragile e permeabile, una gestione che rischia di confondere la necessità amministrativa con i rapporti di vicinanza politica. 

In definitiva, la vicenda degli asili nido convenzionati non è soltanto un dossier amministrativo. È il simbolo di un equilibrio precario: quello tra formalità degli atti e sostanza della trasparenza, tra norme scritte e fiducia pubblica. E proprio in questa distanza, tra ciò che è legittimo e ciò che appare opportuno, si gioca la credibilità della politica locale.

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testatina dillo al direttore WEB

 

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