Il mese di marzo è trascorso senza alcuna seduta di consiglio comunale a Foggia. Nell’ultima, quella del 27 febbraio, la presidente piddina dell’assise Lia Azzarone annunciò che avrebbe posto la discussione sull’housing sociale nella successiva convocazione. Da quel momento si è cercata invano una posizione unitaria nel campo largo progressista sul cruciale tema del vetusto programma, incompatibile col PUG cui sta lavorando il professor Francesco Karrer. Il nervosismo legato all’incapacità di trovare coesione sulla decisione da adottare in aula è infine esploso la scorsa settimana nella clamorosa bacchettata della sindaca Marida Episcopo all’indirizzo del presidente della commissione ambiente e territorio Giovanni Quarato, consigliere M5S, dopo aver già fatto una sfuriata a febbraio ad Azzarone per quella comunicazione a sorpresa in aula. La “colpa” del contiano per la sindaca è stata l’intervista rilasciata a l’Attacco in cui ha ribadito, come già fatto in riunione di maggioranza, il proprio appello ai consiglieri ad avere coraggio e assumere una scelta in linea con l’interesse generale legato al PUG. “E’ evidente, ormai, che la sindaca è carente di senso politico”, dicono più fonti di maggioranza.
“Le due principali forze che la sostengono, ovvero Pd e M5S, sono entrambe convinte della necessità di andare oltre l’housing sociale e di concentrarsi sulla ultimazione del Piano urbanistico generale. Adesso non c’è più tempo da perdere, entro aprile bisogna andare in aula e votare”. Del resto era il lontano 27 novembre quando – già in ritardo visto che nel frattempo erano arrivate varie pronunce del giudice amministrativo sui procedimenti attivati da alcune delle 27 imprese coinvolte nel programma di housing sociale – il consiglio decise di rinviare la delicatissima decisione con la promessa di tornare in aula al più presto. Il super assessore piddino a lavori pubblici e urbanistica Giuseppe Galasso, piddino, dal 2024 sollecita una delibera che ponga la pietra tombale sul social housing, considerato non più rispondente alle esigenze attuali della città capoluogo e in contrasto con le previsioni del PUG. Una proposta rispetto alla quale il M5S dell’ingegner Giovanni Quarato ha proposto modifiche migliorative, che evidenzino ancor meglio “la necessità di guardare all’interesse generale rappresentato dal PUG e non a quello particolare di poche persone, legato all’housing sociale”.
Karrer è stato netto: “Con il programma di social housing si ha un evidente squilibrio tra domanda (fabbisogno abitativo) e offerta, ma anche in netto contrasto con l’attuale fase di decremento demografico della popolazione e con gli obiettivi di consumo di suolo zero, sviluppo sostenibile, rigenerazione ecologica del territorio e mobilità sostenibile. Foggia ha la necessità di ridisegnare la sua forma, risignificandola per mezzo di nuove letture e di azioni coerenti: densificare, eliminare i detrattori, ridurre la distanza degli spostamenti, rigenerare porzioni di città considerandole fattori identitari, ristrutturandole fino ad abbattere gli edifici degradati e insalubri recuperando spazi per la natura insieme a quelli per i cittadini”. La sindaca ha spiegato da ultimo che Galasso ha depositato una bozza di atto di indirizzo sul PUG. Stando a quanto trapela, con tale atto si dà al professor Karrer l’indirizzo di come ultimare il PUG escludendo i programmi non completati, come il social housing. Tale delibera sarà approvata prima della decisione sull’housing, programma che di conseguenza verrà archiviato definitivamente.
Nel parere reso dall’Avvocatura, si legge: “Se ne deduce che il Comune non sia obbligato ad attuare il programma definito nei precedenti atti e che possa, quindi, anche decidere motivatamente di non dare più attuazione al programma, attraverso un provvedimento espresso ampiamente e adeguatamente motivato. Del resto, anche la Regione Puglia in data 02.02.22 ha invitato l’ente a confermare con “idoneo atto di consiglio comunale la sussistenza di un interesse pubblico ancora attuale e concreto all'attuazione del programma”, il tutto previa idonea istruttoria tecnico amministrativa espletata dagli uffici comunali competenti, che avrebbero dovuto attestarne la conformità sia al vigente quadro normativo che alla sovraordinata pianificazione nel frattempo intervenuta. Appare evidente come l’ente possa decidere, purché adotti espressamente un atto adeguatamente motivato in tal senso, di non procedere all’attuazione del programma, la cui valutazione dovrà necessariamente essere rimessa al consiglio comunale”.
Quanto alla dichiarazione liberatoria, “si può affermare che la stessa sia ancora valida ed efficace per escludere eventuali pretese risarcitorie nell’ipotesi in cui il consiglio comunale decida di non attuare più il programma di social housing, ove non vi ravvisasse più la sussistenza di un interesse pubblico concreto ed attuale” e “la validità della clausola in esame è strettamente connessa con le ragioni che dovessero indurre l’ente a non attuare più il programma di social housing”. “In ogni caso, si evidenza che, laddove la dichiarazione liberatoria in questione non dovesse essere ritenuta valida, l’amministrazione sarebbe esposta comunque all’eventuale risarcimento del danno derivante dal ritardo nell’attuazione del programma, laddove, invece, questo danno potrebbe essere più agevolmente ridimensionato o escluso nell’ipotesi in cui sussistano valide motivazioni per l’adozione di un provvedimento espresso di segno contrario. È chiaro che la parola finale sulla valutazione della validità delle clausola non può che spettare all’autorità giudiziaria”, la conclusione dell’Avvocatura civica.
Quanto al rischio di condanna dell’ente nei confronti delle imprese ricorrenti in giudizio, ciò che trapela è che le somme accantonate nel fondo contenzioso sono tali da far stare sereni. Resta solo da capire se, “tra non meno di 7-8 anni”, l’ente possa essere condannato agli indennizzi da revoca di atto legittimo o ai più cospicui risarcimenti da atto illegittimo.
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