“Può rispondere in autonomia il mio assessore, comunque come ho sempre fatto anche rispetto a questa storia andrò fino in fondo, agendo di conseguenza”. E’ stato questo il laconico commento della sindaca di Foggia Marida Episcopo, che a l’Attacco ha affermato di voler studiare tutti gli atti del caso dell’assessore al bilancio Davide Emanuele. Come rivelato ieri su queste colonne, l’eletto e segretario cittadino del Pd poche settimane fa ha riconsegnato il centralissimo alloggio popolare di cui sarebbe stato per anni titolare dopo la scomparsa di una anziana parente assegnataria e in cui risultava residente pur avendo da lungo tempo, dopo il matrimonio, comprato la casa in cui abita effettivamente con moglie e figlia. Una situazione protrattasi, a quanto pare, nell’attesa e speranza di poterlo riscattare e dunque acquistare. La riconsegna è avvenuta solo di recente, con rilascio spontaneo, come confermato a l’Attacco da Arca Capitanata, dopo la segnalazione fatta dall’ente alla Polizia municipale, cioè dopo interventi esterni. In Comune ieri la sindaca è apparsa ai suoi sdegnata e intenzionata a non farla passare liscia, non avendone peraltro saputo nulla – stando a quanto sostiene – dalla Polizia municipale. Una situazione dunque ora sanata ma che pone numerosi interrogativi: per quanto tempo è andata avanti, sottraendo quell’appartamento di Arca alla riassegnazione? Perché l’ex IACP non è intervenuto anni prima? Quanti ne erano a conoscenza nel partito, nel campo largo e a Palazzo di città? Un caso grave, perché Emanuele, oltre ad essere il vertice del principale partito di maggioranza a Foggia – città dalla mai risolta emergenza abitativa - da anni ricopre ruoli pubblici, essendo stato dapprima commissario straordinario dell’ASP de Piccolellis, nominato dal presidente della Regione Puglia Michele Emiliano, e da fine 2023 consigliere comunale e poi assessore con pesantissime deleghe. Nessun commento è arrivato dal vicepresidente della Regione Puglia e dominus Pd Raffaele Piemontese, sollecitato tramite il suo addetto stampa. Il coordinatore provinciale Pd Pierpaolo d’Arienzo non ne avrebbe saputo niente, pari dell’omologo regionale Domenico De Santis. Ieri, in occasione della seduta di consiglio comunale, sia da parte della maggioranza che dalle opposizioni c’è stata una fuga rispetto a tale tema, come se diffusi scheletri negli armadi imponessero la massima prudenza e un generale silenzio. I più hanno dribblato il giornalista de l’Attacco.
In casa del M5S c’è un fortissimo imbarazzo, perché se da un lato si ritiene grave la vicenda (con la chat pentastellata rovente ieri mattina dopo la lettura de l’Attacco) dall’altro l’alleanza col Pd consiglia prudenza. E’ del resto questa alleanza giallorossa quella cui si basa l’amministrazione Episcopo. “Attendiamo le spiegazioni dell’assessore, solo in seguito potremo avere un’idea completa e chiara della situazione”, dice da Bruxelles l’europarlamentare Mario Furore a l’Attacco. Stesso identico commento arriva da Bari dalla consigliera ed ex assessora regionale Rosa Barone, ma stando ai rumors dal coordinatore pugliese Leonardo Donno in giù i contiani sarebbero intenzionati a chiedere le dimissioni di Emanuele.
“Una vicenda che, se confermata, è imbarazzante”, afferma a l’Attacco Giovanni Quarato, presidente della commissione ambiente e territorio ed ex candidato sindaco del M5S nel 2019. “Bisogna capire cosa è avvenuto. Purtroppo, se corrisponde al vero, non rappresenterebbe di certo un bel segnale. Non è bello immaginare che qualcuno dell’amministrazione comunale, di questa maggioranza, possa approfittare di questi benefici che devono essere, invece, appannaggio delle famiglie bisognose. Specie chi ricopre una carica di dirigente politico e di amministratore pubblico deve tenersi lontano dall’antico malvezzo di infilarsi nelle case popolari dei familiari, un fenomeno di certo non nuovo sinceramente”, continua l’ingegnere e consigliere comunale. “Ma io mi aspetto, e ce lo aspettiamo come M5S, che chi rappresenta un’istituzione abbia un atteggiamento diverso”. Dovrebbe dimettersi? “E’ una questione su cui noi 5Stelle vorremmo chiarezza e che ci sia assuma le proprie responsabilità”, replica Quarato. “Dobbiamo, come eletti, cercare non solo di essere onesti ma di rappresentare costantemente un modello di comportamento per la comunità. Dobbiamo dare l’esempio. Mi auguro, comunque, che Emanuele possa spiegare e giustificare la vicenda”.
“Sono stato più volte vittima della gogna mediatica. E’ una situazione delicata e non c’è nulla di certo ad oggi al riguardo”, ha detto a l’Attacco l’ex candidato sindaco Giuseppe Mainiero prima di intervenire in consiglio comunale. Un intervento in cui, in lacrime, facendo riferimento alla richiesta di un commento da parte del giornalista di questa testata, senza citare il caso Emanuele, ha assicurato tutti di non c’entrare nulla con l’esposto anonimo: “Mai ho utilizzato la forma dell’anonimato nella mia attività politica, peraltro questo è un argomento che mi ha anche riguardato. Lo giuro su mio padre. Dunque ben lungi da me”. Una precisazione per replicare a quanti possono aver insinuato che possa essersi trattato di una reazione a quando, a ottobre 2024, Episcopo disse in consiglio rivolgendosi a lui che avrebbe “scavato d’ora in poi nelle biografie di tutti”, senza sapere che il caso dell’alloggio popolare era stato già sanato da Mainiero, come ha confermato ieri su queste colonne l’amministratore unico di Arca Capitanata, Pippo Liscio (“ci fu un esposto contro Mainiero, a seguito del quale scrivemmo alla Prefettura segnalando che non risultava alcuna situazione irregolare”).
Tace il coordinatore provinciale di Fratelli d’Italia Giannicola De Leonardis. “Non ho approfondito a fondo tale situazione, ma lo farò. Se dovesse risultare rilevante agirò di conseguenza”, ha dichiarato a l’Attacco il capogruppo meloniano Claudio Amorese. L’ex candidato sindaco Nunzio Angiola si è limitato a dire di non aver letto l’articolo.
Clamoroso il corto circuito in Forza Italia. Prima di entrare in aula consiliare, fonti intere al partito avevano fatto sapere a l’Attacco che sarebbe arrivata una dichiarazione da parte del coordinatore provinciale, il consigliere regionale Paolo Dell’Erba. Una nota stampa poi non trasmessa, mentre in compenso il consigliere comunale Pasquale Rignanese, “a nome del gruppo di FI”, ha espresso a l’Attacco “piena solidarietà ad Emanuele” perché lo stesso forzista è stato “vittima di un episodio mediatico simile, qualcosa che non dovrebbe mai accadere”.
“Sono garantista, Emanuele è innocente fino all’ultimo grado di giudizio. FI è il partito del garantismo per eccellenza”, ha concluso Rignanese. Peccato che l’azzurro, scottato dalle polemiche che furono sollevate contro di lui per un processo penale pendente alla vigilia del congresso che lo ha eletto coordinatore cittadino, non abbia presente che il caso di Emanuele è di tutt’altra natura e non esiste alcun procedimento giudiziario.
Silenzio totale dalla Lega. “Preferisco non rilasciare dichiarazioni”, ha detto il vicecommissario regionale e consigliere regionale Joseph Splendido a l’Attacco. Nessun commento nemmeno dall’altro eletto in Regione dei salviniani di Capitanata, il sammarchese Napoleone Cera.
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