Sarà la Corte dei conti a fare luce sui tanti dubbi espressi da più parti sulla legittimità della contestata procedura di gara ponte del Comune di Foggia per l’affidamento biennale in concessione dello stadio Zaccheria, vinta dall’unico partecipante Heraclea (alias gli imprenditori De Vitto e Casillo), col ribasso monstre del 90,61%, per il ridicolo importo di mille euro mensili. Forti perplessità erano del resto subito emerse non solo in seno alle opposizioni consiliari ma anche in settori della maggioranza (dal contiano Francesco Strippoli al Pd, arrivato a chiedere di annullare tutto), come pure in pezzi della tecnostruttura comunale, col segretario generale Alfredo Mignozzi che ha sollecitato i dirigenti competenti a valutare la revoca almeno parziale del procedimento. In tre - Giuseppe Marchitelli, Irene Licari e Tullio Daniele Mendolicchio – hanno sempre continuato a difenderne la legittimità (al pari della sindaca Marida Episcopo e dell’assessore che ha voluto tale iter, Giuseppe Galasso), mentre si è sfilata la dirigente dell’Avvocatura Maria Antonucci. Una legittimità che invece non pare proprio esserci, sia perché le procedure di concessione di servizi, per legge, non possono avvenire col massimo ribasso, sia perché l’intero procedimento non presenta un solo parere di regolarità contabile ed è dunque ritenuto annullabile, sia infine perché nel disciplinare di gara per la gestione dello stadio Zaccheria aggiudicato provvisoriamente al l'ASD Heraclea Candela si legge che non si applica la verifica dell'anomalia dell'offerta. Che tale iter fosse non in linea con la normativa lo aveva peraltro scritto a chiare lettere il responsabile della Stazione unica appaltante della Provincia di Foggia Antonello De Stasio, chiamando fuori la SUA. Ma, come trapela da ultimo, a nutrire grossi dubbi sono pure gli uffici dei Servizi finanziari e persino i revisori dei conti Pompeo Balta, Pasqua Borracci e Massimo Versienti.
Ora la palla passerà in mano alla magistratura contabile, invitata ad aprire un fascicolo dal consigliere di opposizione Giuseppe Mainiero, che dopo aver presentato un primo esposto al Comune ha scritto anche a Prefettura, Corte dei conti barese e ANAC, ovvero l’Autorità nazionale anticorruzione. Peraltro, lungi dal fare un passo indietro, Palazzo di città ha proceduto alla consegna dello stadio all’aggiudicatario provvisorio. Già, perché l’ultimo atto pubblicato resta quello, risalente a diverse settimane fa, della proposta di aggiudicazione. Stando a quanto trapela, un’ulteriore anomalia riguarderebbe gli accordi tra Heraclea e Calcio Foggia 1920: la prima darebbe in subconcessione lo stadio al club del capoluogo, con l’intesa di ricevere il versamento di 5mila euro+IVA per ciascuna partita giocata, oltre al 10% dell’incasso. Ma il regolamento non prevede che si possa fare la subconcessione dell’immobile, parte del patrimonio comunale. Dà da pensare anche che il club di Candela, dopo essersi assicurato la gestione a una cifra del tutto risibile, intascherà parecchio dal Calcio Foggia. “Ho appreso dalla stampa che illegittimamente ed inopinatamente il Servizio sport ed il Servizio lavori pubblici del Comune hanno consegnato le chiavi dello stadio alla ASD Heraclea Candela”, ha commentato Mainiero. “Un atto grave, avendo disposto ciò che non è nella loro disponibilità essendo patrimonio comunale e può disporne esclusivamente il consiglio comunale. Un abuso a cui porre rimedio ad horas. Con un formale esposto ho chiesto al prefetto di attivare i poteri sostitutivi e alla Procura della Corte dei conti di aprire il relativo fascicolo per danno erariale. Ho cercato in tutti i modi di far correggere gli atti illegittimi all'amministrazione comunale, non è servito nemmeno l'invito rivolto dal segretario generale rivolto ad assessori e dirigenti. Si è proceduto ugualmente alla consegna delle chiavi alla aggiudicataria della illegittima procedura di gara”, ha tuonato l’ex meloniano.
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