Strippoli al centrodestra: “Non ci si autoassolva. Si avanzi piuttosto proposta di seria riforma legislativa”

Carattere
  • Più Piccolo Piccolo Medio Grande Più Grande
  • Predefinito Helvetica Segoe Georgia Times

“L'idea del centrodestra locale di promuovere un evento pubblico finalizzato a ridiscutere e, in ultima analisi, ad autoassolversi dalle cause dello scioglimento per mafia del Comune di Foggia nel 2021 è un errore di metodo e di prospettiva”, commenta a l’Attacco dal campo largo Francesco Strippoli, consigliere comunale M5S. “Invece di imbastire processi farsa in piazza, in cui la parte politicamente accusata si erge a giudice di sé stessa in una dinamica priva di qualsiasi terzietà, la politica dovrebbe fare uno sforzo di maturità. La strada da percorrere è un'altra: avanzare e condividere in modo trasversale una seria riforma legislativa per ammodernare una legge approvata nel lontano 1991. Come ogni strumento normativo, dopo 35 anni di applicazione questa legge ha mostrato limiti evidenti e la necessità fisiologica di essere riformata e migliorata per adattarsi alle nuove sfide del nostro tempo”, continua il contiano. “La realtà del nostro territorio smentisce categoricamente l'idea che l'emergenza criminale sia un capitolo chiuso. La criminalità organizzata continua a condizionare la vita economica e sociale con estorsioni, violenze e infiltrazioni. In questo scenario si colloca la recente e scioccante inchiesta giudiziaria che vede coinvolto l'ex sindaco di Cerignola, di centrodestra, indagato per favoreggiamento nei confronti dei clan dediti agli assalti ai blindati e ai portavalori”, è il riferimento al meloniano Antonio Giannatempo

“Al di là delle responsabilità penali dei singoli, che spetta unicamente alla magistratura accertare, questa vicenda fa tremare i cittadini perbene e ripropone con forza un rischio democratico enorme: il legame tra sodalizi criminali e politica, dove i primi si propongono come portatori di voti e finanziamenti verso determinate parti politiche, che rispondono favorendo i loro business criminali. Per questa ragione, il dibattito non può ridursi a una sterile autodifesa di parte”, prosegue Strippoli.

“Dobbiamo analizzare con rigore i limiti strutturali del decreto legislativo del 1991. La provincia di Foggia rappresenta, purtroppo, un caso di studio unico a livello nazionale, con una sequenza ininterrotta di sei scioglimenti in pochi anni: Monte Sant’Angelo nel 2015, Mattinata nel 2018, Cerignola e Manfredonia nel 2019, Foggia nel 2021 e Orta Nova nel 2023. Lo scioglimento è una misura preventiva di natura straordinaria, decisa dal potere esecutivo (prefetto e Ministero) e basata sul principio civilistico del “più probabile che non”. Come si legge nelle stesse relazioni prefettizie, si fonda su elementi di plausibilità e non sulle prove certe necessarie per un processo penale. Questa impostazione, che esclude un reale contraddittorio preventivo e non offre agli amministratori il diritto a un giudice terzo e imparziale o a una difesa strutturata prima che il danno sia fatto, solleva da tempo seri dubbi di costituzionalità e di compatibilità con i principi europei sul giusto processo”, ricorda l’eletto pentastellato.

“A ciò si aggiungono le gravi criticità della gestione straordinaria. I commissariamenti, che durano da 18 a 24 mesi, sospendono la democrazia locale senza quasi mai garantire una reale bonifica amministrativa. La Commissione parlamentare antimafia ha stigmatizzato pesantemente l'operato generale dei commissari straordinari, definendo l'istituto inefficace nel risanamento degli uffici e responsabile di paralizzare l'attività delle città, rallentando i progetti di investimento come il PNRR e allontanando i cittadini dalle istituzioni. C'è poi una palese ingiustizia: la legge colpisce l'organo politico per errori e carenze negli “atti di gestione” che competono esclusivamente alla dirigenza burocratica, come le verifiche antimafia negli appalti. Paradossalmente, mentre i dirigenti restano al loro posto, la parte politica viene rasa al suolo e colpita dall'incandidabilità, travolgendo persino i consiglieri di opposizione che non avevano alcun ruolo di governo. Nel caso specifico di Foggia, tuttavia, la responsabilità politica si è mossa su un piano autonomo e gravissimo: basti pensare alla gestione delle case popolari assegnate fuori graduatoria a soggetti contigui ai clan, una vicenda su cui è nata un'inchiesta giudiziaria e che chiama in causa l'indirizzo e la vigilanza propri della politica, non la semplice burocrazia. Per superare queste storture, è necessario superare gli steccati ideologici e lavorare a una proposta di riforma organica a livello nazionale, capace di riscrivere l'istituto dello scioglimento secondo i principi del diritto e dell'efficacia amministrativa".

"La riforma che propongo", sottolinea, "si articola su interventi precisi e strutturati. Il primo è il rafforzamento delle azioni preventive. Invece di intervenire solo a posteriori con lo scioglimento e la conseguente paralisi dell'ente, occorre strutturare un sistema di controlli preventivi sulla gestione dei Comuni considerati a rischio. Questi controlli dovrebbero essere affidati a organismi indipendenti composti da esperti in sicurezza pubblica e gestione amministrativa, con il compito di monitorare costantemente l'operato degli enti e applicare misure correttive prima che l'infiltrazione diventi irreversibile. Il secondo intervento che auspico è un commissariamento parziale e mirato: qualora vengano riscontrate criticità o infiltrazioni in settori specifici, non si deve sciogliere l'intero consiglio comunale, azzerando la volontà popolare. La riforma deve prevedere un commissariamento mirato che colpisca esclusivamente le aree o gli uffici comunali direttamente coinvolti, salvaguardando la governance democratica e la continuità del resto dell'ente). Chiedo poi il potenziamento delle indagini giudiziarie e delle responsabilità personali: in alternativa al drastico scioglimento dell'intero Comune, si deve puntare sul potenziamento delle indagini giudiziarie per individuare le responsabilità personali degli amministratori coinvolti. L'ordinamento deve poter intervenire con misure mirate di sospensione o rimozione dei singoli soggetti indagati, senza compromettere il funzionamento dell'intera macchina amministrativa e senza penalizzare gli amministratori onesti o le forze di opposizione. Il quarto intervento è la riduzione della durata del commissariamento, perché lunghi periodi di gestione commissariale acuiscono il distacco tra la cittadinanza e le istituzioni. È necessario ridurre la durata del commissariamento per favorire un rapido ritorno alla normalità democratica, prevedendo semmai una successiva fase di affiancamento e monitoraggio statale prolungato ma non invasivo. La quinta modifica in cui spero è una nuova disciplina basata sulla giurisdizionalizzazione. La proposta più profonda riguarda il trasferimento della competenza decisionale sui provvedimenti di scioglimento ai Tribunali per le Misure di Prevenzione, sezioni specializzate già presenti nei tribunali penali. In questo nuovo modello, l'autorità prefettizia o la Procura assumerebbero il ruolo di pubblica accusa, mentre la decisione finale spetterebbe a un giudice terzo al termine di un giusto processo. Questo passaggio garantirebbe agli amministratori il diritto al contraddittorio, la possibilità di difendersi producendo prove a proprio favore e l'accesso ai normali gradi di appello. Inoltre, il Tribunale disporrebbe di una necessaria gradualità e proporzionalità della sanzione: potrebbe decidere la rimozione di un singolo dirigente, la decadenza di specifici consiglieri o, come misura alternativa e meno traumatica, disporre il controllo giudiziario degli atti, obbligando l'amministrazione a far validare le proprie delibere da un commissario incaricato dal Tribunale per un determinato periodo di tempo. Solo trasformando una misura puramente discrezionale e amministrativa in un procedimento giurisdizionale trasparente e garantista potremo dotare il Paese di uno strumento antimafia moderno, capace di difendere la legalità senza sacrificare i principi costituzionali della rappresentanza democratica”, conclude Strippoli.

   banner whatsapp canale 700

 

testatina dillo al direttore WEB

 

Migliora la tua esperienza: installa la nostra app ora!

Ottieni accesso immediato alla nostra app installandola sul tuo dispositivo iOS!
È sufficiente toccare il pulsante Share (condividi) in basso allo schermo,
poi selezionare Add to Home Screen (Aggiungi alla schermata Home).
Segui le istruzioni per aggiungere l'icona della nostra app alla schermata Home per un accesso rapido e facile.
Goditi una navigazione senza interruzioni e rimani connesso ovunque tu vada!

× Installa l'app Web
Mobile Phone
Offline: nessuna connessione Internet
Offline: nessuna connessione Internet