Tirato un grosso sospiro di sollievo e garantita l’iscrizione del Foggia al prossimo campionato di Serie C, c’è da rimboccarsi le maniche in fretta perché – ormai scavallata la scadenza più temuta – la nuova stagione incalza e non c’è tempo da perdere. Tra allusioni, mezze verità e proclami più o meno dettati dal cuore (o dal portafogli?), insomma tra il detto e il non detto di Nicola Canonico, è necessario mettere dei punti fermi per evitare di navigare a vista (inquietante espressione più volte adoperata dal professor Vincenzo Vito Chionna durante la conferenza stampa di martedì mattina) troppo a lungo. Perché di navigazioni a vista ne abbiamo viste sin troppe negli ultimi tempi, sebbene Foggia non sia notoriamente una città di mare.
Quello che è mancato al Foggia in questi anni più di ogni altra cosa è stata una efficace programmazione: ricadere nello stesso errore dopo una doppia salvezza che ha quasi del miracoloso potrebbe essere esiziale.
Ripartiamo dunque dai punti fermi delle dichiarazioni di Chionna e Canonico. A quest’ultimo, è giusto ribadirlo, va espressa senza se e senza ma la massima solidarietà sul piano umano per le intimidazioni che lui e i suoi familiari hanno subito. All’imprenditore di Palo del Colle va inoltre riconosciuto il merito di aver sganciato ancora una volta i cordoni della borsa esponendosi in maniera consistente per ottemperare agli obblighi statutari previsti per l’iscrizione.
Indubbiamente il patron si è esibito in un brillante slalom dialettico – sicuramente migliore di quelli tentati in campo nell’ultima stagione dagli attaccanti rossoneri – nel momento in cui ha attribuito l’intemerata dello scorso 31 marzo (quando ha annunciato il suo disimpegno e la volontà di non provvedere al pagamento di emolumenti e contributi, cosa che è costata al Foggia l’inevitabile deferimento) all’insostenibile clima intimidatorio di cui è stato vittima: una mossa astuta sul piano della comunicazione per spiegare l’oneroso dietrofront per l’iscrizione con la quale, agli occhi degli inguaribili romantici, oggi può ergersi a salvatore della patria rossonera.
Quanto all’udienza del 19 giugno presso il TFN, in maniera un po’ sorniona Canonico ha lasciato intendere che spera nella clemenza della corte proprio perché quelle inadempienze – parole testuali – “sono figlie del clima di intimidazione” che ha denunciato. Tuttavia le violazioni amministrative (mancato pagamento di stipendi, contributi e quant’altro) alla base del deferimento rappresentano un dato acclarato e ci vorrà tutta la magniloquenza dell’avvocato Eduardo Chiacchio per evitare una penalizzazione.
Ma Canonico ha tenuto il punto su un aspetto: lui non sarà più il presidente del Foggia, lo ha ribadito a chiare lettere ed ha colto la palla al balzo per lanciare un vero e proprio ultimatum agli imprenditori, ai commercianti, ai potenziali sponsor, alle istituzioni e a quanti hanno a cuore i destini del Foggia. Entro due settimane vuole ricevere – via PEC e non a parole, come hanno più volte sottolineato Canonico e Chionna – proposte d’acquisto concrete. Spetterà poi al Tribunale di Bari valutarle non solo per procedere alla necessaria due diligence che è prassi comune in ogni passaggio di mano, e che è quanto mai indispensabile in questa fase di amministrazione giudiziaria, ma anche perché – come è stato detto in conferenza stampa – ogni decisione sarà presa di comune accordo tra le parti in causa.
Con un ghigno sardonico il patron dimissionario ha fatto chiaramente capire che finora di proposte concrete non ne sono arrivate ed ha invitato i potenziali acquirenti ad uscire allo scoperto. Il milione e 600mila di qualche mese fa, ha ammesso, era una provocazione ma l’esborso di 1,7 milioni per l’iscrizione è una cifra che oggi Canonico intende recuperare. “Ci sarà da negoziare sul prezzo – ha detto – ma non si tratta di convincere me bensì il Tribunale di Bari esibendo solide garanzie finanziarie”. Ed ha aggiunto: “Servono soggetti solvibili che amino il Foggia come l’ho amato io in questi quattro anni”.
Al di là dei sentimentalismi a buon mercato, parole che suonano come uno schiaffo senza mano verso chi dice di amare i colori rossoneri ma di fatto è sinora rimasto alla finestra: beh, è arrivato il momento di dimostrare se davvero qualcuno con le caratteristiche necessarie per guidare il Foggia c’è.
Il Tribunale del capoluogo pugliese, ha detto Chionna, è aperto a 360 gradi a nuove soluzioni che preludano ad un cambio di assetto proprietario. Ma il problema è un altro: se si vuole programmare l’attività sportiva con un minimo di efficacia è indispensabile mettere su una cordata imprenditoriale disposta a rilevare il Foggia davvero in tempi brevi, possibilmente nei quindici giorni indicati da Canonico, proprio perché bisognerà dare al Tribunale il tempo necessario per valutare attentamente la proposta. Una volta identificata una nuova proprietà e ricevuto il beneplacito da Bari, si entrerà nella fase operativa individuando il nuovo direttore sportivo ed il nuovo allenatore che avranno a loro volta il compito di ridisegnare una rosa totalmente da rifondare. Il rischio è accumulare un grave ritardo in partenza o di ritrovarsi al vertice dell’area tecnica figure scelte in uno studio legale con l’avallo dell’attuale governance e magari, a distanza di tempo, una nuova proprietà intenzionata a puntare su altri nomi. In due parole, il caos.
Insomma diamoci da fare e pure in fretta perché non c’è tempo per sfogliare la margherita. Finito un conto alla rovescia, ne è partito subito un altro.
(Siro Palladino - l’Attacco)
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