Foggia arbitro del proprio destino: si fa critica la posizione dei rossoneri, Monopoli ultima chiamata

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Si può ancora fare. La matematica lo consente. Ma negli ultimi 180’ che dividono dai verdetti definitivi, al Foggia serve tutt’altro piglio. Sicuramente non quello arrendevole e dimesso messo in mostra per un’ora abbondante contro il Siracusa, e che sta diventando un cliché consolidato. Meglio, decisamente, quello evidenziato per 15’ abbondanti dopo aver agguantato il pari, una scossa che ha rianimato anche i circa 6mila dello Zaccheria, caduti in depressione dopo un primo tempo da incubo.

I playout a questo punto, e nonostante tutto, non sono un miraggio e restano sempre nel mirino, gli 8 punti di ritardo che i rossoneri accusano dal Giugliano consentono infatti di giocarsi ancora la permanenza nel doppio spareggio in programma a maggio. Serve un altro Foggia, però. Che dia segnali di vitalità, e che si aggrappi a tutto pur di rimanere a galla. Anche perché la platea delle pericolanti dopo l’ultimo turno di campionato si allarga, e assieme al Giugliano, ora c’è anche il Latina che si ritrova in piena bagarre e contro ogni previsione. Oltretutto con un calendario da brividi che a questo punto vede i pontini coinvolti fino al collo. Senza dimenticare che nemmeno il Sorrento può considerarsi ancora fuori dai giochi e al sicuro. Tutto è ancora possibile, insomma, ma ora più che mai il Foggia si ritrova ad essere arbitro del proprio destino. Dopo che le avversarie gli hanno teso più di una mano, adesso tocca a Pazienza ed ai suoi dare fondo a tutte le risorse psico-fisiche a disposizione per provarci. Ma con convinzione. Il Foggia che col Siracusa ha perso un’altra grande occasione per garantirsi la certezza di giocarsi il tutto per tutto alla roulette dei playout, anche al cospetto di un avversario zavorrato da mille problemi, ha confermato tutto quanto già si sapeva sul suo conto: è una squadra che fondamentalmente non ha un’anima e che non si accende quasi mai.
 
Domenica avrebbe dovuto impostare la gara per inseguire testardamente i 3 punti, ed invece ha lasciato il pallino del gioco ai siciliani affidandosi a qualche isolata fiammata per tentare di spezzare l’inerzia del match. La sensazione che ne è derivata è che il Foggia non fosse seriamente intenzionato a vincere, a parte lo squillo di Tommasini (che perlomeno si è sbloccato) ed un altro paio di acuti che avrebbero meritato anche miglior fortuna, per il resto la prestazione dei rossoneri è stata piatta. Con Pazienza che dalla panchina non è riuscito a dare la scossa, nemmeno coi cambi che per la verità hanno sollevato anche qualche legittima perplessità.
 
I giochi restano aperti, sia per chi ha un margine di vantaggio da gestire in questo serrato rush finale, sia per chi insegue e che evidentemente ha l’obbligo di accelerare per tentare il tutto per tutto. Come nel caso del Siracusa, che resta attardato di 3 punti dai rossoneri, ma che ha a disposizione un calendario più agevole da sfruttare a proprio favore. A differenza del Foggia, che a questo punto deve stringere i denti e mettere nel mirino due vittorie che probabilmente lo metterebbero al riparo da eventuali sorprese. Oggi si riparte, davanti un’altra settimana di passione lungo il tragitto che condurrà alla trasferta di Monopoli che metterà di fronte una squadra che per quanto ormai abbia centrato i playoff, non dovrebbe essere ancora sazia perché alla ricerca della miglior posizione nella griglia di partenza degli spareggi-promozione. Probabilmente si tratterà dell’ultima chiamata per Brosco e soci, che si ritrovano ora spalle al muro, messi di fronte alle proprie responsabilità: solo in caso di risultato positivo al Veneziani, infatti, si potrà continuare a sperare di restare in lizza per strappare al fotofinish un playout che varrebbe oro colato. Si può ancora fare. A patto e condizione, però, che in questi giorni il Foggia cambi pelle. Radicalmente.

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testatina dillo al direttore WEB

 



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