Foggia e l’incubo della Serie D: la città stenta ancora a crederci, la speranza si chiama Casillo&De Vitto

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Il Foggia sprofonda in Serie D. E tutti, inevitabilmente, finiscono sotto processo: dai calciatori agli allenatori, dall’ex patron Nicola Canonico ai neoproprietari Gennaro Casillo e Giuseppe De Vitto. Da oltre un mese, ormai, erano numerosi i tifosi rossoneri che avevano smesso di crederci, complice anche il filotto di dieci sconfitte incassato da Bevilacqua&Co. Ma cosa ne pensano la politica locale, i tifosi “d’eccezione” e gli addetti ai lavori?

L’amaro epilogo è stato analizzato e discusso in seno all’8^ Commissione Consiliare allo Sport, presieduta dal consigliere comunale Italo Pontone, tifosissimo rossonero, che durante l’inaugurazione del campo di Croci Nord dello scorso febbraio, nel mentre l’ambiente stava vivendo un rinnovato entusiasmo dopo il closing e l’avvicendamento in panchina dell’allenatore sanseverese Michele Pazienza, teneva viva la fiammella della speranza sostenendo come la struttura di Candelaro avrebbe potuto garantire maggiore tranquillità al club.

La Commissione Consiliare allo Sport ha evidenziato come la retrocessione rappresenti solo una battuta d’arresto, in attesa dell’arrivo di tempi migliori: “In una città come la nostra, in cui il calcio ha da sempre rappresentato un importante riferimento sociale, culturale e identitario, l’esito finale di questo campionato ha generato un sentimento diffuso di amarezza e delusione. Foggia è storicamente una realtà che vive il calcio con passione autentica, quasi come un elemento distintivo della propria identità: una città che, come spesso si suol dire, si nutre di “pane e pallone” – si legge nella nota –. Tuttavia, si ritiene che tale retrocessione, per quanto dolorosa, non debba tradursi in un sentimento di rassegnazione o scoraggiamento”.

La rinascita è possibile, soprattutto se al seguito di Casillo e De Vitto, il cui sostegno incondizionato è fondamentale per ritornare a stare dove il Foggia merita. “Lo sport, e il calcio in particolare, insegna che la vittoria e la sconfitta sono entrambe parti integranti del percorso agonistico; ciò che realmente conta è la capacità di affrontare le difficoltà con dignità, responsabilità e spirito di ripresa – si legge ancora –. Si esprime, inoltre, fiducia nei confronti degli attuali vertici societari: due giovani imprenditori che, animati da sincero attaccamento ai colori rossoneri, hanno intrapreso un percorso complesso e irto di difficoltà sin dal suo avvio. Il loro impegno rappresenta un segnale importante per il futuro della squadra e per l’intera comunità”.

La Commissione è infine convinta che “attraverso un lavoro serio, una programmazione attenta e il coinvolgimento delle migliori competenze, sarà possibile individuare le soluzioni, gli uomini e le strategie necessari per riportare il Foggia ai livelli che la città merita. Si auspica, infine, che tutte le componenti – istituzionali, sportive e sociali – possano contribuire in maniera costruttiva a un percorso di rilancio, affinché il calcio foggiano torni a essere motivo di orgoglio e coesione per l’intera cittadinanza”.

Tifosissimo del Foggia, che ha deciso di abbandonare prematuramente il calcio per dedicarsi alla scherma, è Marco Mastrullo. È ben nota la passione per i colori rossoneri che lo travolge anche quando è impegnato durante le competizioni internazionali. “Sono un tifoso sfegatato, è una passione he coltivo da quando avevo due anni e che non ho mai perso”, disse nel corso di un’intervista rilasciata a l’Attacco. A margine della retrocessione in Serie D, queste sono le sue sensazioni ad una settimana dalla gara con la Salernitana. “È stata una stagione nata male e finita ancora peggio. Nonostante la vittoria in Coppa Italia col Siracusa e poi quella contro il Sorrento alla prima in casa, abbiamo subito visto come la squadra non quadrasse – dice Mastrullo dalla Corea del Sud, dove si trova in questi giorni per il Gran Prix di sciabola –. Conoscevamo inoltre le vicende societarie, e quindi sapevamo che sarebbe stata comunque una stagione complicata. Il cambio societario, che reputo uno sliding doors importante, non ha portato gli effetti sperati. Sono rimasto, come tutti i tifosi rossoneri, scottato e deluso da questa retrocessione. Credo che anche gli avvicendamenti in panchina siano stati fatti in momenti sbagliati”.

La possibile riammissione tiene banco in questi giorni fra i tifosi, divisi fra chi preferirebbe restare in Serie C e chi ritiene più opportuno ripartire dai Dilettanti. Mastrullo dice la sua: “Se dovessi essere egoista, preferirei mantenere la categoria, perché la Serie D ci sta stretta. Tuttavia, dovessimo riconquistare la C, si corre il rischio di costruire una squadra non all’altezza della categoria. Per questo motivo, credo sia meglio ripartire dai Dilettanti e fare un percorso ex novo. Confido in Casillo e De Vitto, sono due imprenditori che tengono davvero a Foggia e ai foggiani, con loro possiamo solo andare lontano e toglierci grandi soddisfazioni, sia nel breve che nel lungo periodo”.

Ai microfoni de l’Attacco è intervenuto anche Gianluca Cosmano, che con la sua squadra sta ottenendo grandissimi risultati in Promozione, senza dimenticare il titolo regionale e l’accesso alla fase nazionale con la Juniores appena raggiunto: “È una retrocessione che fa male alla città - dice -. Foggia vive di calcio e ha sempre vissuto di calcio. Tuttavia, oggi possiamo avvalerci di una solidità societaria che da anni mancava. Penso per questo che non bisogna farne un dramma, si può programmare seriamente e con le persone giuste il futuro – continua il presidente –. Bisogna stringere i denti e ripartire”. Infine, inevitabile un commento sul vivaio rossonero, in fondo a tutte le graduatorie. “Per vent’anni in passato abbiamo curato il settore giovanile sotto la gestione di Pasquale Casillo. Che si affidò totalmente a me e a mio padre, perché conosceva la nostra professionalità e competenza, facendoci sempre lavorare senza alcun intralcio. Ormai da un pò di anni, purtroppo il settore giovanile è inesistente – conclude –. Quest’anno, con la Fondazione La Capitanata per lo Sport si pensava potesse andar meglio, ma purtroppo non si sono create le condizioni per operare al meglio”.

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