“Tre virgola tre, non trenta”: dati di Rinaldi e la Marca per ribaltare narrazione emergenza stranieri in città

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Il Sindaco Domenico la Marca ha scelto di intervenire in aula con i numeri, per cercare di riportare la discussione sugli stranieri in città dentro un perimetro di realtà verificabile. “Se ci si informa e se si cerca di conoscere – il suo pensiero -, possiamo evitare che alcune percezioni si trasformino in paura. E le paure poi si trasformino in odio”. Un esordio che gli è valso per introdurre un ragionamento più ampio sulla distanza crescente tra ciò che accade e ciò che molti credono stia accadendo. la Marca ha riportato il dato secondo cui, in Italia, gli stranieri residenti sono 5,4 milioni: pari al 9,2% della popolazione. Una percentuale stabile, non in crescita drammatica. “In Europa la media è del 14%, in Germania del 17%, in Spagna del 19%”. Poi ha ristretto il campo alla Puglia, dove gli stranieri sono il 4%; in provincia di Foggia il 6,4%; a Foggia città il 7,2%. E a Manfredonia? “Il 3,3%. Sono 1.765 persone su una popolazione di quasi 53 mila abitanti”. Sono gli stessi numeri che ritornano anche nelle parole di Tommaso Rinaldi, consulente economico e voce spesso presente quando si parla di demografia e immigrazione. “Tre virgola tre. Non trenta. Non cinquanta. Non ottanta per cento”. E aggiunge un paragone che ha il sapore di una (sottile) provocazione: “A Milano gli stranieri sono quasi il 20%. Eppure Milano non risulta ancora trasformata in un sobborgo del Cairo, di Manila o di Pechino”. Per Rinaldi, quel 3,3% non solo non rappresenta un’emergenza ma è parte integrante del funzionamento quotidiano della città. “Provate a immaginare per un attimo che le 261 rumene, le 95 bulgare, le 75 ucraine, le 47 albanesi e le 33 polacche che vivono a Manfredonia decidano domani mattina di tornare nei loro Paesi. Chi assisterebbe i nostri anziani? Chi si occuperebbe di tante famiglie? Chi garantirebbe servizi che ormai consideriamo normali come l’acqua che esce dal rubinetto?”. Domande retoriche, ma non troppo. Perché i numeri dell’ISTAT fotografano nitidamente l’invecchiamento della popolazione. “A Manfredonia ci sono stati 242 decessi in più rispetto alle nascite - ricorda Rinaldi -. Ogni anno, da diversi anni”. Meno bambini, quindi meno scuole, e meno consumi, oltre che meno futuro. In questo quadro, gli stranieri non sono un corpo estraneo, ma una componente che contribuisce a rallentare un declino demografico che altrimenti sarebbe ancora più rapido. Il primo cittadino, dal canto suo, ha voluto insistere particolarmente sulla narrazione dell’“invasione islamica”. “Dobbiamo stare tranquilli. Oltre il 55% degli stranieri in Italia sono cristiani”. E sulla provenienza geografica ha ricordato che “più del 50% viene dall’Europa. La comunità più numerosa è quella rumena, seguita da quella albanese e ucraina”. In provincia di Foggia, la prima comunità è quella romena, seguita da Albania e Marocco. 

Gli immigrati ci costano”, è la frase che si sente spesso. la Marca ha risposto indicando che “l’Italia spende 34,5 miliardi per accoglienza, sanità, istruzione e servizi sociali. Ma i cittadini stranieri danno alla nostra nazione 39,1 miliardi”. Contributi previdenziali, IRPEF, IVA, TARI, permessi di soggiorno. “Abbiamo un saldo positivo di 4,6 miliardi. Con l’accoglienza, l’Italia ci guadagna”.

Un’affermazione forte che si inserisce in un contesto nazionale in cui il tema dell’immigrazione è tornato al centro del dibattito, anche grazie a sondaggi – come quello attribuito a Mannheimer – secondo cui il 59% degli italiani sarebbe favorevole a togliere la cittadinanza o il permesso di soggiorno agli stranieri che commettono gravi reati. 

Secondo il sociologo e analista Luca Ricolfi su Il Messaggero, la percezione dell’insicurezza non nasce dal nulla ma da un sentimento diffuso secondo cui lo Stato non riesce a garantire un equilibrio tra diritti e doveri. Ricolfi ha cita il dato secondo cui “tra il 2014 e il 2023 gli stranieri denunciati per reati sono stati in media il 32% del totale, a fronte di una presenza sul territorio che oscilla tra l’8 e il 10%”. Numeri – anche in questo caso - che andrebbero letti come indicatori di un problema reale, che riguarda soprattutto alcune aree urbane e alcune tipologie di reati. 

Il quadro nazionale è chiaramente complesso, quello locale lo è forse ancora di più. Perché a Manfredonia la discussione sul CAS della Casa della Carità è stata generata da un cortocircuito comunicativo. L’arrivo dei primi richiedenti asilo - trasferiti su disposizione della Prefettura - è stato percepito da molti come improvviso e quasi clandestino. La sensazione che il Comune non avesse informato per tempo la cittadinanza ha alimentato un clima di sospetto, che è stato poi amplificato dai social e da una campagna politica che ha trasformato un tema amministrativo in un simbolo identitario. 

La Casa della Carità, peraltro, non è un luogo neutro. È un edificio che appartiene alla diocesi, utilizzato per attività sociali e caritative. Per alcuni è un presidio di solidarietà, per altri è un varco aperto verso un futuro incerto. La presenza della cooperativa Alcantara Service che gestisce il CAS, il ruolo della Prefettura e la mancanza di un percorso partecipato hanno contribuito a creare un clima in cui la percezione ha preso il sopravvento sulla realtà.

“C’erano uomini che vedevano solo le ombre proiettate dal fuoco – ha detto la Marca riprendendo il mito della caverna di Platone -. Uno di loro si liberò e disse agli altri che la realtà era diversa. Ma fu ucciso perché non gli credettero”. Una metafora per descrivere il clima di una città in cui la discussione pubblica sembra spesso oscillare tra ciò che si vede e ciò che si immagina. 

In questo senso, le parole di Rinaldi, la Marca e Ricolfi sembrano convergere: tutte invitano a guardare i dati prima delle emozioni. Manfredonia non è un avamposto sotto assedio, ma una città che, come molte altre in Italia, sta affrontando una trasformazione demografica profonda. Gli stranieri, oggi, non sono la causa di un problema, ma parte della soluzione.

Continuare a guardare le ombre sulla parete o voltarsi verso l’ingresso della caverna?

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testatina dillo al direttore WEB

 

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