Chiusura McDonald’s Lucera è questione “di Stato”: problemi non possono essere risolti solo a livello locale

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Arrivare a sospendere per dieci giorni la licenza di un ristorante come il McDonald’s di Lucera per questioni di ordine pubblico è sicuramente un record provinciale, ma non è certo un provvedimento improvviso o imprevedibile, perché in poco più di un mese dalla sua apertura era già successo praticamente di tutto, naturalmente fuori dal locale ma anche dentro le intemperanze non erano mancate. La decisione del questore ha naturalmente la solita moltitudine di parole in libertà, i cittadini si sono cimentati sui social manifestando opinioni più disparate, divisi in più categorie: quelli che esultano per l’iniziativa della polizia di Stato, quelli che ritengono sia una sconfitta epocale per la città, quelli che sollecitano maggiore efficacia di azione da parte delle forze dell’ordine, quelli che invocano punizioni drastiche nei confronti degli autori di comportamenti negativi e dannosi, e infine qualche proprietario di locale che ha cominciato a temere un esodo verso la propria struttura. Perché poi una delle questioni non trascurabili, alimentata da un sano cinismo, è che la concentrazione di tanti soggetti, della stessa tipologia e in un unico luogo, da qualche settimana aveva “liberato” almeno in parte altre zone della città, spesso infestate da giovani e adolescenti sempre più scatenati. Da parte sua, il Sindaco Giuseppe Pitta ancora una volta ha offerto la consueta narrazione “distanziata”, lamentando un danno di immagine per la città, dando la colpa a “pochi idioti, i cui atteggiamenti negativi poi ricadono su tutta la comunità”. Nelle sue esternazioni è sembrato però quasi più preoccupato per le conseguenze negative a danno dell’esercente, per il quale ha ricordato i grossi investimenti fatti, mentre nel recente passato non si era affatto pronunciato su almeno altri tre casi simili registrati in città, sia in centro storico che in periferia. Sembra non essersi nemmeno accorto che in realtà il numero di questi adolescenti e ragazzi, allergici alle regole e incapaci di una convivenza civile, sia invece altissimo, senza contare che il provvedimento parla anche di pregiudicati. Ma è la diretta conseguenza di un atteggiamento di perenne minimizzazione dei problemi di ordine pubblica e percezione di insicurezza che la cittadinanza invece avverte parecchio e da diverso tempo, e alle numerose richieste di intervento presso le istituzioni provinciali arrivate da più parti, si sono trasformate in accuse di “allarmismo”, continuando a evocare “dati” che però non ha mai mostrato. 

Questa situazione viene da lontano, favorita da una drammatica carenza di personale di forze dell'ordine schierata sul territorio, da un commissariato di pubblica sicurezza che da anni non ha una dirigenza apicale stabile e definita, e nonostante gli sforzi di chi regge le sorti del presidio di Via Po, perfino le “volanti” spesso non coprono nemmeno tutte le 24 ore dell'intera giornata. 

Pitta non ha mai fatto sapere di aver chiesto rimedi con adeguata convinzione, dando l’idea di non voler disturbare chi in questi anni ha considerato Lucera il problema minore rispetto ad altri contesti provinciali. Sulla carta forse sarebbe stato anche vero, ma da queste parti è innegabile che lo Stato sia arretrato e più di qualcuno altro sia avanzato. 

Parallelamente, è iniziata la processione delle dichiarazioni soprattutto politiche, partita in ordine cronologico dal movimento civico di opposizione “Orizzonti futuri” che ha chiesto di far convocare al prefetto un tavolo tecnico sulla sicurezza “per studiare strategie condivise che possano restituire condizioni di vivibilità in città e prevenire le cause dei fenomeni di devianza giovanile, creando spazi di aggregazione per attività culturali e ricreative nell'ambito di politiche del settore sistematiche e non occasionali”. 

Anche il neonato movimento “Più Sinistra” ha evidenziato un “malessere nella comunità locale profondo e non più eludibile, e quindi c’è un un'insopprimibile richiesta di sicurezza pubblica che viene dai cittadini, i quali temono per la propria incolumità, e anche per quella dei propri figli, e giustamente pretendono risposte dalle autorità. È una questione di grande rilevanza politica che va affrontata per ripristinare le condizioni di agibilità del vivere associato”. Anche in questo caso le richieste sono di un tavolo permanente con tutte le autorità e le agenzie locali e provinciali, la definizione di una Consulta giovanile, l’attivazione di un monitoraggio delle fasce di età più a rischio, di uno sportello di ascolto e un luogo di incontro permanente a loro dedicato.

Si è pronunciato anche il consigliere regionale (e comunale) Antonio Tutolo che ha parlato di provvedimento insufficiente, perché “serve una strategia complessiva, visto che in passato altri analoghi sono passati inosservati e non hanno prodotto cambiamenti reali”.

Ha fatto sapere di aver scritto a prefetto e questore per chiedere un vertice istituzionale dedicato alle criticità emerse attorno all’attività commerciale, “perché è necessario capire che cosa accadrà alla riapertura e come evitare che le stesse situazioni di disordine si ripresentino. È legittimo chiedersi quali comportamenti e quali accorgimenti possano essere utili da parte dell’imprenditore, per contribuire a prevenire situazioni di disordine, segnalare tempestivamente eventuali presenze problematiche, garantire una gestione più attenta degli spazi immediatamente circostanti all’attività e, soprattutto, evitare che subisca chiusure. Questa sospensione deve diventare l’occasione per avviare un modello capace di garantire un contesto più sicuro per residenti, operatori e utenti”.

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testatina dillo al direttore WEB

 

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