Guerra tra clan e pentiti, a Vieste si spara di nuovo: agguato a Notarangelo vicino posto di blocco Carabinieri

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All’indomani del tentato omicidio ai danni del 35enne Danilo Notarangelo c’è sgomento a Vieste, dove la comunità sperava di essersi lasciata alle spalle i fatti di sangue connessi ai contrapposti clan della mafia garganica, il gruppo capeggiato da Marco Raduano e quello ex Notarangelo. Dopo una lunga sfilza di delitti feroci, gli ultimi anni avevano visto un’apparente calma, i gruppi decapitati da assassinii o carcerazioni, la decisione di collaborare con la giustizia da parte dello stesso Raduano e di Gianluigi Troiano. C’è sgomento anche per le modalità con cui qualcuno ha cercato di uccidere Notarangelo, procugino di colui che era il boss di Vieste, ovvero Angelo Notarangelo detto Cintaridd, ucciso nel 2015. “Pur essendo in periferia è una zona molto frequentata da famiglie e a pochi passi da una scuola, dalla chiesa e dalla Tenenza dei carabinieri. E’ davvero una brutta storia”, commenta a l’Attacco un viestano. “I motivi si immagina siano sempre i soliti, visto che Danilo Notarangelo ha assunto un ruolo di rilievo nella criminalità locale. È la seconda volta che provano ad ucciderlo”. Erano circa le ore 19.00 quando l’uomo è stato colpito da più colpi di arma da fuoco (pare fucile a pallettoni) mentre, dopo aver parcheggiato, stava rientrando in casa, nel palazzo sotto al quale c’è il supermarket Bontà, in via dell’Antico Porto Aviane, paradossalmente a poca distanza da un posto di blocco dei Carabinieri. Tutto lascia pensare che Notarangelo non avesse il minimo sentore e che stesse facendo ritorno nella propria abitazione in totale tranquillità. Una zona nuova, popolata da famiglie e bambini, dove è stato realizzato l’ultimo asilo nido comunale e dove c’è la scuola elementare Delli Santi. Stando a quanto si dice nel paese garganico, ci sarebbe stato un inseguimento e Danilo Notarangelo si sarebbe salvato dopo essersi rifugiato proprio nel supermercato, dove i clienti stupefatti lo hanno visto entrare insanguinato. L’esercizio commerciale, che resta solitamente aperto fino alle ore 22.00, lo ha protetto: qui il viestano si è nascosto nel fondo del locale, dove è stato trovato dai carabinieri che erano a poca distanza. 

Ferito all'avambraccio destro e in maniera superficiale all'addome, è stato portato poi presso il punto di primo intervento dai carabinieri e subito dopo trasportato presso il pronto soccorso di Foggia dall'elisoccorso Hems del 118. 

In paese sono convinti che non si trattasse di un avvertimento, ma che chi ha sparato – due persone - lo ha fatto proprio con l’intento di uccidere Notarangelo, che era già sfuggito alla morte il 10 agosto 2022, quando si trovava con Antonio Germinelli a bordo di un suv, lungo la strada che collega Vieste a Mattinata, e l’auto fu raggiunta da numerosi colpi di fucile. 

Le indagini sono coordinate della direzione distrettuale antimafia di Bari. Diverse persone sono state già ascoltate dagli inquirenti, che secondo alcuni si sarebbero già fatti qualche idea al riguardo. Un agguato che in tanti leggono, a Vieste, in collegamento alle dichiarazioni che i collaboratori di giustizia stanno fornendo alla DDA. 

“Ho appreso del tentato omicidio, un fatto gravissimo che non può e non deve passare in secondo piano”, il commento del sindaco Giuseppe Nobiletti, presidente della Provincia di Foggia. “Auspico un intervento immediato e deciso da parte delle forze di polizia e dell’Autorità Giudiziaria, lo stesso tipo di intervento coordinato e tempestivo che tra il 2018 e il 2019 ha permesso di bloccare sul nascere una spirale criminale che stava mettendo in ginocchio il nostro territorio. Ho già attivato i canali istituzionali competenti per restituire nell’immediato un clima di sicurezza e serenità a tutta la cittadinanza”. 

La foto segnaletica di Notarangelo, che circola in questi giorni sui media, è quella del 2015, quando, 24enne, fu arrestato dai carabinieri - per detenzione e porto illegale di arma da sparo e ricettazione - perché trovato con una pistola col colpo in canna agganciata alla cintura dei pantaloni, pochi mesi dopo l’assassinio del cugino del padre.  

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testatina dillo al direttore WEB

 



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