Continuano  i controlli di Polizia Amministrativa in tutto il territorio provinciale da parte della Polizia di Stato e delle altre Forze di Polizia, al fine di prevenire condotte illecite e garantire la sicurezza dei cittadini. In particolare, nel centro di Vieste è stato notificato al titolare di un noto esercizio commerciale il provvedimento di sospensione di dieci giorni della licenza, adottato ex art. 100 T.U.L.P.S. dal Questore di Foggia. Dettagliatamente, all’esito di innumerevoli controlli effettuati dai militari della Tenenza Carabinieri di Vieste si è appurato come l’esercizio commerciale fosse luogo di abituale ritrovo di soggetti pregiudicati. A ciò si aggiunga che detto esercizio commerciale è stato teatro di un episodio che ha destato evidente allarme sociale e concreto pericolo per l’ordine e sicurezza pubblica vedendo l’esplosione di colpi di armi da fuoco.

Nei giorni scorsi la Polizia di Stato ha dato esecuzione ad un mandato di arresto internazionale nei confronti di un cittadino straniero. Gli Agenti della Sezione di Polizia Ferroviaria di Foggia, nel corso della consueta attività di prevenzione finalizzata a garantire sempre maggiore sicurezza ai passeggeri in transito dallo scalo ferroviario di Foggia, hanno sottoposto a controllo un uomo di 26 anni che, a seguito di accertamenti, è risultato destinatario di un mandato di arresto emesso dall’Autorità Giudiziaria della Romania in quanto ritenuto responsabile del reato di rapina aggravata, commesso nel proprio Paese d’origine.

Nella notte odierna, intorno all’1:00, un gruppo di soggetti ignoti ha perpetrato un assalto allo sportello bancomat di un noto istituto bancario situato in via Marsicano, nel comune di Pescorocchiano. I malfattori hanno agito utilizzando la tecnica della cosiddetta "marmotta", provocando l'esplosione dell'ATM per poi impossessarsi della cassetta di sicurezza, dandosi precipitosamente alla fuga. Immediatamente dopo l'evento delittuoso, i Carabinieri della Compagnia di Cittaducale hanno attivato un tempestivo e articolato dispositivo di controllo del territorio, predisponendo numerosi posti di blocco lungo le principali direttrici viarie. Nel corso delle incessanti ricerche, un'autovettura sospetta, intercettata dai militari, ha forzato uno dei dispositivi di controllo, riuscendo temporaneamente a far perdere le proprie tracce.

Per gli investigatori non era una semplice banda di rapinatori. Era una macchina criminale perfettamente organizzata, con una base logistica a Cerignola, una disciplina interna quasi militare e la capacità di colpire ovunque in Italia, spostando uomini, mezzi, armi da guerra ed esplosivi con una precisione tale da trasformare ogni assalto in un’operazione paramilitare. È questa la fotografia contenuta nelle 461 pagine dell’ordinanza del Gip di Bari che ha portato all’arresto di sette persone, ritenute gravemente indiziate, a vario titolo, di associazione per delinquere aggravata, rapina aggravata dal metodo mafioso e numerosi altri reati contro il patrimonio. L’inchiesta nasce dall’assalto al portavalori Battistolli del 6 novembre 2024 sulla statale 96, nei pressi di Toritto. Un commando composto, secondo gli investigatori, da decine di uomini, armato con fucili d’assalto AK-47, blocca la carreggiata incendiando veicoli rubati, spara oltre cinquanta colpi contro il blindato e fa esplodere il vano portavalori con potenti cariche esplosive. Il furgone trasportava circa un milione di euro, parte del quale venne distrutto dalla deflagrazione. Ma, leggendo le carte, quel colpo rappresenta soltanto uno dei tasselli di un progetto criminale molto più ampio, destinato - secondo l’ipotesi accusatoria - a svilupparsi ben oltre i confini della Puglia. Un provvedimento che, per la prima volta, riconosce il metodo mafioso negli assalti ai portavalori attribuiti alla criminalità organizzata cerignolana. La decisione segna un punto di svolta investigativo e giudiziario. Secondo la DDA di Bari dietro quei colpi esisteva una regia unitaria, una struttura stabile e un metodo riconoscibile, tanto da costituire un vero e proprio “brand criminale” associato a Cerignola e ormai noto sull’intero territorio nazionale. È la stessa ordinanza a descrivere una metodologia fondata su ferocia, capacità intimidatoria, pianificazione preventiva, impiego massiccio di uomini e mezzi, uso sistematico di kalashnikov ed esplosivi, elementi che il Gip ritiene idonei, in questa fase cautelare, a configurare il metodo mafioso contestato dalla Procura. Ma c’è un altro capitolo destinato a far discutere. Quello ambientato all’interno dell’ospedale “Giuseppe Tatarella” di Cerignola, dove viene ricoverato uno dei presunti componenti del gruppo dopo essere rimasto ferito durante l’assalto di Toritto. È proprio tra i corridoi del nosocomio che gli investigatori ritengono di avere individuato un presunto sistema di protezione fatto di visite riservate, colloqui appartati e comunicazioni che, secondo l’accusa, avrebbero avuto lo scopo di ostacolare le indagini. Da qui la decisione, inconsueta, di installare telecamere e microspie non solo nella stanza di degenza, ma anche nei corridoi e nelle sale d’attesa, convinti che le conversazioni più delicate si sarebbero svolte lontano dagli occhi del personale sanitario e dei visitatori.

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