Dieci anni a Francesco Checchia per la morte di Gianluigi Esposito: riconosciuto l’omicidio preterintenzionale
Praticamente alla vigilia di quell’aggressione che poi si sarebbe rivelata mortale, si è concluso il processo di primo grado a carico di Francesco Checchia, il 30enne di Lucera accusato di aver ucciso Gianluigi Esposito, il netturbino di 59 anni aggredito in Viale Canova la mattina del 15 luglio 2024, mentre stava lavorando. Il procedimento con il rito abbreviato si è svolto davanti al gup Mario De Simone che ha condannato l'imputato a dieci anni di reclusione, riconoscendo l'omicidio preterintenzionale, alcuna attenuante e il pagamento delle pese processuali alle parti civili costituite in giudizio, vale a dire la madre e la sorella della vittima. I familiari potranno anche eventualmente rivalersi in sede civile per il risarcimento dei danni cagionati, ma nel frattempo hanno espresso grande delusione e rabbia per la sentenza ritenuta troppo favorevole all’imputato. Il pubblico ministero aveva chiesto invece 14 anni, il massimo della pena in procedimenti di questo tipo, invocando il gesto volontario, non accordando le consuete attenuanti nei confronti di colui che è rimasto l’unico accusato, nonostante sia stato acclarato che sulla scena del crimine le persone fossero state almeno due, oltre alla vittima. In realtà non è mai stata individuata dagli investigatori della polizia di Stato che hanno condotto le indagini, né tanto meno indicata da Checchia stesso che non ha spiegato con precisione le motivazioni dell'azione a lui attribuita.
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