Il generale Roberto Vannacci, leader di Futuro Nazionale, ha ricevuto a Bari, lo scorso martedì 5 maggio, le prime duemila firme raccolte dal Comitato Costituente Foggia 53 contro la realizzazione di una moschea in città. “Il generale sta seguendo con interesse la battaglia che Futuro Nazionale sta conducendo sul territorio, che non vuol essere discriminatoria ma di rispetto per la nostra identità e per la sicurezza della collettività”. 

La frattura interna al Partito Democratico tra l’anima più riformista e moderata e la linea politica più radicale incarnata dalla segretaria Elly Schlein appare sempre meno ricomponibile. Quella che nel 2007 venne presentata come una fusione storica tra culture politiche diverse – l’ex tradizione cattolico-democratica e quella della sinistra post-comunista – oggi mostra tutte le sue crepe. E proprio da questo malessere crescente sta prendendo forma, anche in Puglia e in Capitanata, un nuovo tentativo di costruire un’area politica centrista, liberal-democratica e riformista, autonoma ma collocata stabilmente nel campo del centrosinistra. Le parole rilasciate ieri a l’Attacco da alcuni esponenti politici provinciali confermano che il dibattito non è più soltanto teorico. Anzi, c’è già chi rivendica un lavoro politico avviato da tempo e chi guarda apertamente a un ritorno dello schema politico che fu della Margherita. Tra questi c’è Sergio Clemente, oggi coordinatore provinciale di Azione, che parla apertamente della necessità di ricostruire uno spazio politico moderato e cattolico-riformista dentro il centrosinistra. “Stiamo lavorando da tempo a livello nazionale su questo nuovo spazio politico. Abbiamo fatto incontri con Beppe Fioroni e altri esponenti dell’area cattolica. Guardiamo con interesse a questa iniziativa, perché siamo convinti che il centrosinistra possa vincere le prossime politiche solo rafforzando il centro”. Per Clemente il tema non è soltanto elettorale, ma soprattutto identitario. L’esperienza del Partito Democratico, nata con l’ambizione di unire culture differenti, avrebbe infatti esaurito la sua spinta originaria. “Questa nuova area è la nostra casa politica da sempre. Dopo la fine della Democrazia Cristiana abbiamo scelto il centrosinistra, passando dal Partito Popolare alla Margherita fino al Pd. Ma oggi ci rendiamo conto che abbiamo radici troppo diverse rispetto ad altre componenti. Possiamo convivere in una coalizione larga, ma probabilmente non nello stesso partito”. Da qui anche il richiamo esplicito all’esperienza della Margherita, indicata come modello politico ancora attuale. “Per molti di noi sarebbe positivo recuperare quello spirito. L’esperienza della Margherita è stata importante e vediamo se oggi si riesce a costruire qualcosa di simile”. Il calendiano sposta poi il ragionamento sul territorio foggiano, dove – spiega – sarebbe già in corso un lavoro di aggregazione politica che punta sia agli amministratori locali sia a una nuova classe dirigente.

La Sindaca ha presentato una mozione ma forse non è a conoscenza o fa finta di non esserlo, che tali atti li possono produrre i consiglieri e non i Sindaci”. Il segretario cittadino e consigliere comunale di Forza Italia, Pasquale Rignanese, evidenzia un errore formale (art.32 comma 2 del vigente Regolamento del Consiglio Comunale) riguardo la mozione presentata dalla Sindaca di Foggia Maria Aida Episcopo sui fondi PNRR destinati all’ex scuola Arpi.

La vicenda del CAS alla Casa della Carità torna al centro della scena politica di Manfredonia. Dopo settimane di tensioni, proteste in aula, ricostruzioni parziali e un Sindaco accusato di reticenza, quattro consiglieri di minoranza – Ugo Galli e Fabio Di Bari per Forza Italia, Vincenzo Di Staso per Noi Moderati, e Liliana Rinaldi per Fratelli d’Italia – hanno depositato una mozione che chiede al Consiglio comunale di avviare l’iter per un referendum consultivo sulla presenza del centro di accoglienza straordinaria per richiedenti asilo in città. Il quesito proposto è diretto, nella sua semplicità: “Siete favorevoli all’individuazione del centro di assistenza straordinaria per richiedenti asilo in Manfredonia?”. Dopo settimane in cui – come documentato dalle inchieste de l’Attacco – la ricostruzione degli eventi è apparsa frammentaria e, a tratti, anche contraddittoria. E soprattutto dopo un Consiglio comunale, quello del 29 aprile, che avrebbe dovuto fare chiarezza e che invece, nelle parole dei consiglieri, ha prodotto “reticenze”, “vuoti”, “assenza di risposte”. La mozione arriva dopo un Consiglio comunale che avrebbe dovuto rappresentare il primo momento di confronto pubblico sulla vicenda.  Invece, come ricordano i consiglieri di minoranza, si è trasformato in una seduta di comunicazioni del Sindaco, senza dibattito, senza repliche, senza possibilità di approfondire. “Le comunicazioni del Sindaco sono arrivate solo dopo la nostra richiesta di convocare una seduta tematica – osserva Galli -. Fino a quel momento, l’Amministrazione era stata completamente silente”. I firmatari della mozione partono dall’articolo 11 del decreto legislativo 142/2015, che disciplina il sistema di accoglienza. La norma stabilisce che l’individuazione dei CAS avvenga “previo parere dell’ente locale”. Si tratta di un parere che non è vincolante, ma resta pur sempre un passaggio obbligato. Il Sindaco Domenico la Marca, in aula consiliare, ha sostenuto di aver appreso dell’arrivo dei primi 70 migranti “a cose fatte”, leggendo la notizia sui giornali. Una ricostruzione che i consiglieri giudicano non solo improbabile, ma incompatibile con la normativa. Ugo Galli sostiene che “non è credibile che il Comune non sia stato coinvolto. Se così fosse, il Prefetto avrebbe violato la legge. E noi non riteniamo possibile che l’autorità prefettizia agisca in pregiudizio della normativa vigente”.

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