Dopo alcuni giorni di assenza, ieri mattina gli operai dell’impresa esecutrice dei lavori si sono precipitati a montare una recinzione attorno ai cantieri presenti nei pressi della valle dell’inferno a San Giovanni Rotondo. Proprio la mancanza di una delimitazione dell’area dei lavori è stata messa in evidenza su queste colonne, coincidenza, nell’edizione di ieri. Come detto, si tratta dei lavori commissionati dal consorzio di bonifica del Gargano per la realizzazione di una rete di acquedotti minori alla General Service Group di Luigi Colucci, valore complessivo della commessa: quasi 10 milioni di euro. La gara era stata bandita nel 2021 e comprende la realizzazione di un serbatoio con un volume utile di almeno 3.500 metri cubi e di un impianto di sollevamento in agro di San Giovanni Rotondo, proprio nei pressi della valle dell’inferno. I lavori hanno riguardato anche la realizzazione di una condotta interrata.
l’Attacco venerdì mattina si è recato sui luoghi e ad un primo sguardo l’impatto estetico non è dei migliori con la presenza di manufatti di cemento che stridono fortemente con l’ambiente circostante. In particolare le due strutture esterne, serbatoio e impianto di sollevamento, sono state poste tra gli alberi di mandorle, moltissimi dei quali sono stati divelti per lasciar spazio alle costruzioni che distano pochi metri l’una dall’altra: più a monte è presente il parallelepipedo di cemento che compone il serbatoio, a valle l’impianto di sollevamento ancora in una conformazione grezza, con tubi di ferro in bella vista e intelaiatura di cemento. Ovunque sono visibili i segni e i materiali di risulta dei lavori, così come rami ed alberi spezzati.
Fino a ieri il cantiere era fermo da qualche giorno, o comunque nessun operaio era presente quando l’Attacco si è recato sul posto. E’ saltata subito all’occhio l’assenza di cartelli di cantiere o recinzioni di sorta a delimitare l’area dei lavori. Il cartello di cantiere, come è noto, è un tabellone all'interno del quale devono essere inserite tutte le informazioni necessarie a descrivere i lavori svolti in quell’area, indicando anche i principali soggetti coinvolti a più livelli nella realizzazione degli stessi. Affiggerlo in maniera ben visibile, spesso proprio all'ingresso del cantiere, è un obbligo stabilito da due normative differenti, il Testo unico dell’edilizia e quello per la sicurezza nei luoghi di lavoro. Senza cartello è come se si fosse in presenza di un cantiere “anonimo”. Tutto questo almeno fino a che, ieri mattina, si è posto parziale rimedio alle mancanze.
Anche la realizzazione della condotta sotterranea che arriva ai due manufatti sembra aver avuto delle conseguenze perché a prima vista sembra non aver seguito il tracciato del tratturo interpoderale che correva in precedenza tra l'uliveto e il mandorleto presenti in zona. Il vecchio passaggio è abbastanza evidente ancora oggi, nonostante sia stato dismesso e coperto dalla vegetazione, così come è evidente il fatto che lo spazio tra l'ultimo filare di mandorli e il tratturo nuovo sia decisamente inferiore rispetto a quello dell'uliveto confinante.
Queste ed altre questioni sono state formalmente poste all’attenzione degli enti preposti (Comune, Parco del Gargano, consorzio, etc), sin dal 2022 da parte dell’architetto originario di San Giovanni, professionista di fama internazionale, Nicola Bramante. “Ricordavo la questione – ha risposto, sollecitato da l’Attacco, il primo cittadino dell’epoca, oggi consigliere di opposizione, Michele Crisetti -, per questo mi sono recato presso gli uffici comunali che mi hanno illustrato i dettagli. Si tratta del progetto di un acquedotto rurale che sta realizzando il consorzio di bonifica del Gargano. L’architetto Bramante lamenta qualche probabile irregolarità, qualche cosa che non va nell'esecuzione del progetto. Quello che mi risulta e che risulta agli uffici è che il consorzio di bonifica ha avviato la procedura di espropriazione perché quei manufatti ricadono in una proprietà privata di Bramante, il quale, giustamente e legittimamente, lamenta qualche qualcosa che non va. Per accertare il tutto i funzionari comunali e quelli del consorzio hanno concordato di fare nei prossimi giorni un sopralluogo per verificare se è tutto a posto, se ci sono le dovute autorizzazioni, se il manufatto risponde esattamente al progetto e così via”.
Ma al di là della regolarità dell’esecuzione dei lavori che accerteranno i tecnici, lascia pensare il fatto che proprio su quel tratturo che conduce al sentiero naturalistico e ad un luogo di particolare pregio e valore si sia deciso di piazzare due strutture così impattanti sotto il profilo quanto meno visivo. “Questo però – ha rimarcato Crisetti - attiene all'opportunità o alla legittimità dell’opera. In quel caso evidentemente è stato considerato prevalente l’interesse di portare l'acqua in zone non servite rispetto a quello paesaggistico e naturalistico anche se bisogna ammettere che c’è un impatto visivo”.
L’ex primo cittadino infine ha assicurato il suo interessamento anche rispetto ad un altro manufatto presente in zona: proprio all’imbocco sud del sentiero naturalistico che attraversa la valle campeggia un grande cancello di metallo nel quale stazionano dei bovini. Da capire se si tratta di una proprietà demaniale. “Non so se si tratti di terreni comunali ma non posso escludere l’ipotesi peggiore, peraltro non sarebbe nemmeno l’unico caso. Quindi ora mi aspetto che i controlli riguardino anche questi e riferirò tutto in Comune. Se dovesse trattarsi di un cancello abusivo andrà rimosso”.
Non di secondo piano il fatto che si tratti di zone completamente ed ineludibilmente ricomprese nella tutela del Parco del Gargano. “Naturalmente i controlli sono di competenza del Comune – ha chiarito Crisetti -, ciò però non esclude che possa intervenire anche il Parco, in maniera concomitante, il controllo dell’uno non esclude l'altro e quindi ci dobbiamo attivare”.
Il controllo, soprattutto da parte del consorzio di bonifica, potrà anche riguardare la presenza di un tubo che fuoriesce dal serbatoio ancora in costruzione, tramite un buchetto nel cemento. L’acqua raccolta dall’opera una volta completata verrà venduta dal consorzio.
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