Possibili infiltrazioni a Carapelle, rischio scioglimento a un anno dall’insediamento dell'amministrazione piddina

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Dodici anni dopo l’invio della prima commissione di accesso in un Comune di Capitanata, Monte Sant’Angelo, giovedì scorso la stessa sorte è toccata alla piccola Carapelle, quasi 6.900 abitanti nel cuore del Tavoliere. Nel mezzo ci sono stati i sei casi di consigli comunali sciolti per infiltrazioni mafiose: dapprima la città dell’Arcangelo nel 2015, poi nel 2018 la sua ex frazione Mattinata, nel 2019 sia Manfredonia che Cerignola, nel 2021 addirittura Foggia (secondo caso di capoluogo di provincia in Italia, dopo Reggio Calabria) e per ultima nel 2023 Orta Nova. Confina con quest’ultima Carapelle, situata a circa 15 km a sud-est di Foggia, lungo le rive dell'omonimo torrente, che ha accanto a sé anche il capoluogo, Cerignola e Ordona.  La notizia arrivata dalla Prefettura ha tratto molti di sorpresa: il prefetto Paolo Giovanni Grieco, su delega del ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, ha promosso l’accesso ai sensi dell’art. 143 D.Lgs. 267/2000 (Testo unico degli enti locali) presso il Comune di Carapelle, nominando la commissione d’indagine.  L’organo ispettivo - composto dal viceprefetto Vincenzo Lubrano, dal vicequestore Michele Leonardo Cappetta e dal tenente colonnello dell’Arma dei Carabinieri Nicola Abbasciano - avrà il compito di verificare la sussistenza di eventuali elementi su collegamenti diretti o indiretti degli amministratori con la criminalità di tipo mafioso o similare, ovvero su forme di condizionamento degli stessi, tali da alterare l’attività amministrativa. La commissione, insediatasi giovedì mattina, avrà tre mesi di tempo per effettuare tutte le verifiche. Il termine potrà essere prorogato per ulteriori tre mesi, nel caso in cui si ravvisasse la necessità di ulteriori approfondimenti, al termine dei quali, una volta rassegnate al prefetto le conclusioni, si deciderà sugli eventuali provvedimenti da adottare. 

Non si fa cenno a Carapelle nell’ultima relazione della DIA (Direzione investigativa antimafia), relativa al lavoro svolto nel corso dell’intero 2024, ma il territorio è al centro delle attività criminose di più clan di Capitanata. Ci sono le batterie della Società foggiana, le più note. C’è la mafia cerignolana, famosa a livello nazionale specie per l’estrema specializzazione negli assalti ai portavalori. E’ ci sono i gruppi operanti a Orta Nova, a cominciare dal clan Gaeta, “quest’ultimo sotto costante attenzione info-investigativa” come riportato dalla DIA, che ricorda come, “tradizionalmente, la consorteria opera nel settore delle estorsioni, dell’usura, del traffico di stupefacenti e delle rapine”. 
“Pur non essendo mai state emesse sentenze definitive sul suo carattere di mafiosità, il coinvolgimento sempre più diretto di uno dei suoi esponenti (genero del capo storico della batteria Moretti-Pellegrino-Lanza) in dinamiche mafiose ed associative del capoluogo, ne richiamerebbe tali caratteristiche. Queste connotazioni rendono il sodalizio Gaeta tra i più attivi dello scenario criminale provinciale prevalentemente nel traffico di stupefacenti, nella gestione illecita dei rifiuti e nel racket delle estorsioni (perpetrato soprattutto in danno di imprenditori agricoli a seguito di furti di mezzi ed autoveicoli) e anche nei reati predatori (rapine, assalti ai bancomat/portavalori e riciclaggio di autovetture e mezzi agricoli) secondo gli schemi tipici della criminalità organizzata cerignolana. La pervasività dei Gaeta, anche in termini di infiltrazione del contesto socio-economico, sembrerebbe aver condotto allo scioglimento del consiglio comunale di Orta Nova. Una società edile riconducibile al gruppo Gaeta di Orta Nova è stata destinataria di interdittiva antimafia”, hanno scritto gli investigatori della DIA. Mentre in una relazione DIA di alcuni anni fa si evidenziava: “L’intera area ricompresa tra i comuni di Orta Nova, Ordona, Carapelle, Stornara e Stornarella, detta dei 5 reali siti, pur risentendo in modo significativo dell’influenza della criminalità cerignolana, vanta la presenza criminale forte ed autorevole di clan, quali i Gaeta e i Russo, capaci di ben interagire con la mafia cerignolana e foggiana”. 

In attesa di comprendere i motivi per cui è stata disposta la commissione di accesso a Carapelle, sono partite le prime reazioni nel mondo politico locale. L’ex sindaco e commercialista Umberto Di Michele, la cui ultima amministrazione cadde ad aprile 2024 per le dimissioni di sette consiglieri tra cui tre di maggioranza, ha commentato giovedì a caldo la notizia scrivendo “chissà se provano almeno un po’ di vergogna”. A replicargli è stato Michele De Finis, ex assessore del Comune di Orta Nova: “Vorrei precisare, per esperienza vissuta nella nostra città, che la commissione d’indagine antimafia può essersi insediata anche per verificare episodi o situazioni che riguardavano amministrazioni precedenti. Al momento non si sa con certezza quali siano gli aspetti oggetto delle verifiche e, pertanto, è opportuno evitare conclusioni affrettate. Del resto, casi analoghi si sono verificati anche in altri comuni, dove gli accertamenti hanno riguardato fatti e circostanze risalenti nel tempo e non necessariamente riconducibili all’amministrazione in carica. Inoltre, è bene ricordare che l’eventuale scioglimento di un ente locale non costituisce una sentenza di condanna nei confronti degli amministratori, ma è una misura di carattere preventivo adottata dallo Stato quando emergono elementi che fanno ritenere concreto il rischio di condizionamenti o infiltrazioni mafiose nell’attività amministrativa. E’ importante attendere gli esiti delle verifiche prima di formulare giudizi o attribuire responsabilità”.

Immediata la controreplica di De Michele: “La precedente amministrazione concluse l’attività ad aprile 2024. Nel mentre c'è stato un anno di commissariamento. Ho fatto una convenzione con la Guardia di Finanza per far sì che gli uffici comunicassero gli atti di ogni appalto. Dubito che possano esserci motivi antecedenti a maggio 2025”. Un riferimento chiaro all’amministrazione comunale oggi in carica, guidata dal sindaco Luigi Marasco che a maggio di un anno fa vinse la contesa elettorale con la lista Uniti per Carapelle, sostenuto dal Pd e dai civici di centrosinistra. Marasco ottenne 1.476 voti (41,84%), sconfiggendo il ricandidato Di Michele (con la lista Il Salto) e Sergio Izzi (con la lista Carapelle Bellissima). L’arrivo della commissione di accesso ha di certo lasciato stupefatta l’amministrazione Marasco, che il 23 maggio scorso aveva celebrato nell’auditorium cittadino la legalità e la memoria delle vittime di mafia, “un momento di riflessione e partecipazione collettiva fortemente voluto” da Palazzo di città. “Una giornata significativa per il nostro territorio, profondamente vicino a queste tematiche”, spiegò l’amministrazione comunale, sottolineando la presenza dell’associazione Giovanni Panunzio, del sindaco, della sua vice Cristina Di Carlo e dell’assessora alla cultura Laura Liguori.

Ma secondo la Prefettura gli organi di governo potrebbero essere condizionati o infiltrati dalla criminalità organizzata, con rischio di scioglimento e di un commissariamento biennale. Se oggi, sui 61 Comuni della provincia, ha subito tale onta il 9,84%, con Carapelle si arriverebbe addirittura all’11,48%. Nonostante le certezze di Di Michele, c’è chi ipotizza invece che la commissione si stata disposta per vicende più risalenti, come la gara del 2019 per l'affidamento in concessione dei lavori di completamento e riqualificazione del cimitero comunale, progettazione definitiva/esecutiva, sicurezza in fase di progettazione ed esecuzione, relativa sub-concessione in uso dei loculi realizzati, gestione dei servizi cimiteriali e luci votive – project financing. Partiva da 1.686.793,92 euro e fu aggiudicata all’unica partecipante, la cerignolana Curimmobiliare srl avente come amministratore di fatto Natale Curiello, ex presidente del consiglio comunale di Cerignola durante l’amministrazione Giannatempo. Un anno fa l’uomo risultò tra gli indagati nella maxi inchiesta giudiziaria della Procura di Potenza riferita anche al resort di lusso Hotel San Barbato di Lavello, con 62 persone accusate a vario titolo di frode fiscale, riciclaggio, autoriciclaggio e emissione di fatture false. Tra gli indagati anche Pasquale Saracino, pluripregiudicato noto per gli assalti ai blindati e cugino di Curiello, e Sante Cartagena, nome storico della malavita cerignolana.

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testatina dillo al direttore WEB

 



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