Nell’ultima riunione di lunedì scorso dell’Osservatorio permanente sugli utilizzi idrici, l’Autorità di Bacino distrettuale dell’Appennino meridionale (che ha competenza su Puglia, Molise, Campania, Abruzzo, Basilicata, Calabria e Lazio) ha registrato un complessivo e significativo miglioramento della disponibilità idrica su quasi tutto il territorio, rispetto alle precedenti rilevazioni del biennio scorso, e questo sia per il comparto idropotabile che per quello comparto irriguo.
Il livello di severità idrica è stato abbassato quasi dappertutto a “basso”, classificazione che non avveniva da quasi un anno per le destinazioni civili, mentre per la distribuzione agricola le condizioni sono “medie” per i comprensori irrigui serviti dagli schemi del Fortore e dell’Ofanto, e “basse” per tutto il resto.
Dalle analisi sui principali sistemi idrici emergono seguenti situazioni variegate, ma quella che interessa di più la Capitanata è proprio la coppia fluviale Fortore-Celone. A Occhito ci sono 131 milioni di metri cubi di acqua, il doppio rispetto allo stesso periodo del 2025, di cui una ventina nelle ultime 48 ore, anche se ’organismo che ha come segretario generale Vera Corbelli abbia indicato la prosecuzione del monitoraggio della risorsa ai fini della programmazione. A Capaccio sul Celone la disponibilità è di oltre 7 milioni, almeno 5 in più di 365 giorni fa.
Per lo Schema dell’Ofanto (che copre gli invasi di Conza della Campania, Saetta, San Pietro Osento, Marana Capacciotti e Locone), la disponibilità attuale è in totale di circa 120 milioni con un surplus di una quarantina rispetto allo scorso anno. Due sono quelli gestiti dal Consorzio per la Bonifica della Capitanata, e quindi in particolare a Marana Capacciotti ci sono 33 milioni, una decina in più rispetto a un anno fa e a San Pietro sull'Osento ci sono 7 milioni, di poco superiore rispetto al rilevamento 2025. L’Autorità ha comunque indicato una condizione di “contenuta criticità” per entrambi.
Per la Basilicata, a gestione del Sistema Acque del Sud per Monte Cotugno e Pertusillo, si è visto un buon recupero di risorsa, con una disponibilità di circa 352 milioni di metri cubi, e una situazione di surplus di circa 150 milioni rispetto a questo stesso periodo dell’anno scorso. Sulla regione, in generale, è stato registrato un complessivo recupero di disponibilità, con una severità idrica “bassa” che comunque non consente di far rimuovere lo stato di emergenza, di prossima scadenza, per lo schema Basento-Camastra, per il quale comunque c’è una situazione definitiva incoraggiante. Proprio per la diga Camastra, infatti, la disponibilità è di circa 12 milioni di metri cubi, leggermente superiore rispetto allo scorso anno.
In Molise, invece, oltre al Liscione, ci sono le sorgenti del Biferno che presentano una condizione di evidente recupero, con un grado di severità idrica “basso” e una disponibilità rilevata a fine marzo di 4.249 litri al secondo, quasi il doppio rispetto allo scorso anno.
E proprio la scorsa settimana, i presidenti di Puglia e Basilicata, Antonio Decaro e Vito Bardi, si sono incontrati per confrontarsi sull’argomento, con l’obiettivo di rafforzare la collaborazione. È emersa la necessità di aggiornare l’Accordo di Programma esistente, alla luce delle mutate condizioni climatiche e delle ricorrenti carenze registrate negli ultimi anni. Viene ritenuto un passaggio fondamentale per garantire una gestione più efficace, equa e sostenibile, anche dal punto di vista finanziario.
Particolare attenzione è stata riservata al comparto agricolo e zootecnico, con la condivisione dell’urgenza di attivare un tavolo tecnico con l’autorità di distretto, al fine di definire le disponibilità territoriali e garantire la necessaria programmazione degli investimenti, in particolare nell’area dell’Alto Bradano.
E poi è stato affrontato il tema del completamento degli interventi sulla diga di San Giuliano, così da aumentare la capacità di invaso che, come il Liscione, ha già rilasciato fin troppa acqua in mare.
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