Denatalità in crescita in tutto il mondo con l’aumento del benessere. Ma non è detto che sia solo un danno

Carattere
  • Più Piccolo Piccolo Medio Grande Più Grande
  • Predefinito Helvetica Segoe Georgia Times

Il calo delle nascite è un problema che riguarda tutto il mondo, seppure con percentuali differenti tra i paesi più sviluppati e quelli più poveri. Negli ultimi decenni si è assistito ad una costante ma progressiva riduzione del numero dei nuovi nati non solo nel nord del mondo, ma anche nei paesi della fascia sub- Sahariana, che fino a pochi anni fa avevano una percentuale di figli per singola donna nettamente superiore a quella attuale.

In Italia le nascite sono scese nel 2022 a 393mila con un calo dell’1.7% rispetto all’anno precedente e la fecondità è pari a 1.22 figli per donna nel 2023. L’età media alla nascita del primo figlio è di 31,6 anni e la percentuale di nati al di fuori del matrimonio è del 41.5%. Il calo delle nascite è determinato da molti fattori ed il primo da prendere in considerazione sono i mutamenti strutturali della popolazione  femminile in età fertile, che è molto meno numerosa rispetto agli anni precedenti, in cui prevaleva la popolazione delle baby boomers.

E’ diminuito anche l’apporto della popolazione immigrata, che si è rapidamente adeguata agli stili di vita occidentali (perlomeno in questo campo) ed ha ridotto notevolmente l’apporto di nuovi nati, che risulta sovrapponibile a quello della popolazione femminile italiana.

L’Italia è insieme alla Spagna il paese della UE a più basso indice di natalità e questo viene in parte attribuito alla mancanza di politiche efficaci a sostegno della maternità da parte dei vari Governi, ma il paradosso è che anche Paesi che hanno seguito politiche demografiche precoci e generose, come la Francia e la Svezia hanno percentuali solo di qualche decimale (tra 0.4 e 0.6 %) superiore dell’indice di natalità italiana.

Le inchieste effettuate per individuare le ragioni di questo fenomeno ci forniscono un quadro variegato di cause e concause. 
 Il 70% degli intervistati di un campione significativo (costituito da giovani di entrambi i sessi in età riproduttiva) individua come motivo principale gli stipendi bassi e l’aumento del costo della vita, il 63%  indica l’instabilità lavorativa e la precarizzazione del lavoro, il 59% la mancanza di sostegno pubblico per i costi da affrontare per crescere i figli, il 57% nella mancanza di servizi per le famiglie diffusi ed accessibili.

Come si vede la stragrande maggioranza dei giovani in età riproduttiva attribuisce a motivazioni prettamente economiche ed assistenziali il drammatico calo della natalità in Italia. Molti osservatori considerano queste motivazioni insufficienti a giustificare una mutazione così importante della società nel suo complesso. In realtà la denatalità aumenta in tutto il mondo con l’aumentare del benessere generalizzato delle popolazioni.

Dagli anni ’70 in  Cina fu adottata una rigida programmazione delle nascite che non consentiva più alle famiglie cinesi, che vivevano nella stragrande maggioranza in condizioni di estrema povertà con numerosi figli a carico, di avere più di un figlio a coppia. 

Con gli straordinari progressi economici degli scorsi anni la Cina ha considerevolmente migliorato la condizione di vita della popolazione e da qualche anno ha abolito l’obbligo del figlio unico ed incoraggiato l’aumento del numero dei figli per ogni singola coppia.

I risultati di questa nuova politica demografica sono stati però estremamente deludenti perché anche i Cinesi si riproducono con gli stessi numeri dei Paesi Occidentali e la popolazione sta rapidamente e drammaticamente invecchiando, senza più il ricambio delle nuove generazioni. La mia opinione personale è che le ragioni principali della denatalità siano soprattutto di natura culturale e generata dai nuovi stili di vita della popolazione giovanile.

Per le generazioni attuali il modello che metteva la creazione di una famiglia al centro di tutta la propria esistenza è considerato da molti superato, se non addirittura retrivo e limitante, come espressione del tanto vituperato patriarcato. La maternità viene vista da moltissime donne come una limitazione coercitiva della propria autonomia e della realizzazione personale dei propri obiettivi individuali.

I legami di coppia sono molto spesso effimeri e privi di prospettive di lungo periodo. Prevale nelle giovani generazioni il desiderio di realizzare i propri desideri e le proprie aspettative e la famiglia tradizionale con la nascita dei figli si rivela un ostacolo insormontabile a che questo possa accadere. Pertanto sono piuttosto scettico sul fatto che si possa risolvere la crisi demografica con politiche di sostegno economico e sociale perché non incontreranno i desideri delle giovani generazioni.

Penso piuttosto  che la denatalità sia un fenomeno irreversibile con cui la società dovrà fare i conti e prenderne atto, studiando come adattarsi al meglio ai tempi nuovi che cambieranno radicalmente la struttura sociale. E non è detto che se sulla terra si ridurrà il numero degli individui che la occupano  si otterranno solo effetti negativi.  Anzi è verosimile che nel lungo periodo i benefici saranno di gran lunga superiori ai danni. 

Fabrizio Fabiano
*Specialista in Ginecologia ed Ostetricia, 
specialista in Oncologia

Migliora la tua esperienza: installa la nostra app ora!

Ottieni accesso immediato alla nostra app installandola sul tuo dispositivo iOS!
È sufficiente toccare il pulsante Share (condividi) in basso allo schermo,
poi selezionare Add to Home Screen (Aggiungi alla schermata Home).
Segui le istruzioni per aggiungere l'icona della nostra app alla schermata Home per un accesso rapido e facile.
Goditi una navigazione senza interruzioni e rimani connesso ovunque tu vada!

× Installa l'app Web
Mobile Phone
Offline: nessuna connessione Internet
Offline: nessuna connessione Internet