A partire gli anni ’80 i progressi nella diagnostica in campo medico sono stati straordinari, grazie alla introduzione di nuove metodiche come l’Ecografia, la Tomografia Assiale Computerizzata ( TAC ) e la Risonanza Magnetica Nucleare ( RMN). Queste metodiche hanno consentito di effettuare diagnosi sempre più accurate ed affidabili che hanno consentito di guardare all’interno del corpo umano in maniera assolutamente incruenta come si trattasse di un libro aperto, facilmente accessibile all’osservatore.
Accanto agli spettacolari progressi ottenuti nella diagnostica per immagini, anche la chirurgia ha compiuto un notevole salto di qualità con l’introduzione della Chirurgia Mininvasiva nella pratica clinica. Se fino ad allora la chirurgia prevedeva interventi radicali con asportazione di ampie aree di tessuto,
compreso quello non patologico, si è gradualmente passati ad una chirurgia che tende ad asportare la minore quantità di tessuto possibile, limitando al massimo l’asportazione di tessuto sano. Inoltre le vie d’accesso per la esecuzione di operazioni chirurgiche non necessitano più di ampi tagli sulla cute del distretto interessato e per effettuare gli interventi vengono utilizzate incisioni della cute di pochi millimetri, attraverso cui introdurre gli strumenti adatti alle necessità.
Per poter eseguire interventi di Chirurgia Mininvasiva si è partiti dall’ utilizzo della LAPAROSCOPIA, che consiste nella introduzione in cavità addominale di una ottica dotata di telecamera che consente di esplorare tutta la cavità addominale con soltanto una piccola incisione cutanea di circa 10 millimetri.
All’inizio la metodica era prevalentemente utilizzata a fini diagnostici per patologie che erano chiaramente diagnosticabili solo con la osservazione diretta (come l’endometriosi o la sterilità femminile), senza fare più incisioni cutanee di circa 10 centimetri, ma solo con incisioni di circa 1 centimetro.
Dalla fase esclusivamente diagnostica si è passati col tempo a praticare interventi chirurgici sempre più complessi, fino ai giorni nostri in cui è possibile effettuare quasi tutti gli interventi sulle patologie addominali utilizzando la tecnica laparoscopica.
Attualmente la Chirurgia Mininvasiva viene utilizzata non solo per la Chirurgia Addominale e Ginecologica, ma anche in Urologia, Cardiochirurgia e Chirurgia Vascolare, Ortopedia, Gastroenterologia e Pneumologia. Ognuna delle varie branche utilizza strumenti (detti Endoscopi) adatti al particolare campo di intervento, corredati da piccole pinze e forbici di diametro massimo tra 3 e 5 millimetri, che consentono di asportare interi organi con un traumatismo estremamente ridotto.
Il ridotto traumatismo chirurgico ha consentito di accorciare notevolmente il periodo di recupero fisico del paziente, con riduzione delle giornate di ricovero ed un più rapido ritorno alle normali attività quotidiane. Si riduce di molto anche la perdita di sangue durante l’intervento, rendendo rara la necessità di effettuare trasfusioni di sangue. Anche il rischio di infezioni post-operatorie diventa meno frequente e le cicatrici post-intervento sono minuscole, con un risultato molto soddisfacente anche dal punto di vista estetico.
Se per un intervento di Isterectomia anni fa una paziente veniva trattenuta in Ospedale per oltre una settimana, attualmente la degenza nel reparto si riduce a 24- 48 ore dopo l’intervento di Isterectomia eseguito per via laparoscopica. La ripresa è talmente rapida che dobbiamo raccomandare una condotta prudente a domicilio, altrimenti si rischia che le pazienti riprendano fin troppo rapidamente le proprie normali attività quotidiane.
Ai progressi prodotti dall’utilizzo di tecniche di Chirurgia Mininvasiva, negli ultimi anni si è aggiunto il contributo di una nuova tecnologia chirurgica rivoluzionaria rappresentata dalla Chirurgia Robotica. Si è aggiunto allo strumentario utilizzato per la laparoscopia operativa un vero e proprio macchinario robotizzato, che è in grado di muovere in tutte le direzioni gli strumenti introdotti nell’addome del paziente.
Il chirurgo non adopera più le proprie mani per spostare gli strumenti, ma utilizza soltanto un Joystick con il quale comanda i movimenti delle braccia robotiche, che eseguono con estrema precisione gli ordini ricevuti. Il chirurgo può addirittura non essere più presente fisicamente all’ interno della sala operatoria ma operare in remoto a migliaia di chilometri di distanza, con la collaborazione di chirurghi presenti in sala.
In un futuro neanche troppo lontano le tecniche Chirurgiche Mininvasive saranno eseguite in maniera totalmente autonoma da robot che, con l’aiuto della Intelligenza Artificiale, saranno in grado di eseguire tutti gli interventi che oggigiorno vengono eseguiti da chirurghi in carne ed ossa, con un margine di errore molto inferiore a quello del miglior chirurgo attuale, che verrà ricordato come un bravo artigiano ma di un passato superato dal progresso e dall’automazione.
Fabrizio Fabiano
*Specialista in Ginecologia ed Ostetricia,
specialista in Oncologia
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