Spaccio di sostanze stupefacenti in concorso ed estorsione. I carabinieri della compagnia di Manfredonia hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di otto indagati. L’operazione ha consentito di documentare, da gennaio ad agosto del 2023 un florido traffico di cocaina e hashish, venduti sia all’ingrosso che al dettaglio nella città di Manfredonia, nonché di accertare il ricorso alla violenza e a minacce di ritorsioni da parte di un indagato, nei confronti di due vittime, per la riscossione di un debito di oltre 2mila euro maturato per l’acquisto di droga, poi saldato in almeno due tranche. A riscontro delle attività condotte, nel corso delle indagini due persone sono state arrestate per detenzione ai fini di spaccio di sostanza stupefacente e sette assuntori sono stati segnalati alla Prefettura di Foggia. Gli otto manette sono Antonio Albonino detto Tottino (del 2002), Matteo Bottalico (classe 1974), Libero Caputo detto Lino (classe 1977), Bartolomeo De Benedittis detto Alby (classe 1993), Bartolomeo De Benedittis detto Alberto (classe 1991), Alessio Del Nobile (classe 1968), Elia Fatone (classe 1980) e Giuseppe Guerra detto Pipi (classe 1983). Gli inquirenti hanno acceso i riflettori in particolare su Albonino. Con altri soggetti ancora non identificati, ha costretto due persone a farsi consegnare poco più di 2mila euro a saldo di un debito precedentemente maturato dalle 'vittime' per l'acquisto di droga.
Albonino, ad esempio, "è andato più volte a casa delle persone offese e rivolgeva a voce o tramite cellulare espressioni minacciose", si legge nell'ordinanza del Giudice per le indagini preliminari. "Le persone hanno fame e hanno i loro ca**i da fare, non possono fare i suoi comodi perché poi nei nervi possono succedere anche stupidaggin...". "Waglio, ste sbaglian. P vedi - We inf*ame di me*da, tu a passe nu brutt guaio". "Tia sciuppe i crvell (ti devo togliere il cervello, ndr) - We ces* di cristien, nfa*on e pis*iatur". In più - fanno sapere gli investigatori - per rafforzare la portata intimidatoria delle sue azioni ha riferito alle vittime che il creditore della somma di denaro fosse Antonio Miucci, figlio di Enzo Miucci (quest'ultimo detto U criatur).
Le indagini che hanno portato agli otto arresti sono partite da un altro procedimento penale. Grazie alle intercettazioni, gli investigatori hanno scoperto lo spaccio della droga. E si è incominciato a investigare, poi, sempre per un presunto debito di circa 3.500 euro. Nel corso delle attività di monitoraggio emergeva chiaramente "l'illecità attività estorsiva" di Albonino e Del Nobile.
Le intercettazioni, dunque, hanno permesso di scoprire una "ramificata attività di spaccio di sostanze stupefacenti posta in essere da Del Nobile e Bottalico". Durante l'attività di monitoraggio, resa difficoltosa dal continuo cambio - quasi settimanale - delle autovetture utilizzate, "veniva riscontrata la trattativa e la conclusione dell'accordo illecito tra Del Nobile e Bottalico" per "l'acquisto di 2 chili di hashish". Nel corso delle indagini, inoltre, emergevano "altre figure dedite allo spaccio: Caputo e i cugini omonimi De Benedittis".
Caputo era stato già implicato pochi anni prima nell'operazione antidroga "Stirpe criminale". I cugini De Benedittis, invece, erano stati protagonisti di una pluralità di cessioni di sostanza stupefacente, anticipate da contatti telefonici dal contenuto criptico. Entrambi i cugini avevano numerosi contatti con Del Nobile che li riforniva di hashish e cocaina.
L'approfondimento investigativo operato su Del Nobile e Bottalico, "volto a ricostruire i canali di approvvigionamento dello stupefacente e il mercato all'interno del quale operavano, consentivano di accertare le responsabilità di Fatone (recentemente raggiunto da ordinanza cautelare in carcere per detenzione e cessione di ingenti quantitativi di droga che trafficava nel nord Italia) rispetto a una consistente cessione di hashish a Bottalico e Del Nobile. Questi ultimi avevano iniziato a ricorrere a Fatone dopo aver riscontrato la scarsa qualità dello stupefacente da un soggetto di Foggia".
Come detto, Albonino fa riferimento a ad Antonio Miucci "nella commissione del delitto estorsivo. Il padre di Antonio Miucci, Enzo, è indicato come l'attuale reggente del clan dei Montanari, egemone sul Gargano. E' nipote di Francesco Li Bergolis, detto Ciccill u calcarul, quest'ultimo storico boss e capostipite dell'omonima famiglia contrapposta alle famiglie Alfieri-Primosa nella faida che ha insanguinato il Promontorio per oltre 30 anni. Attualmente Enzo Miucci è in carcere, lo stesso figlio è in cella poiché accusato di aver colpito e ferito con colpi di arma da fuoco un soggetto di Manfredonia".
"Il riferimento ad Antonio Miucci operato da Albonino, quale mandante e determinatore e in ultima istanza beneficiario del denaro consegnato da un cliente ad Albonino, sebbene non idoneo a dimostrare l’effettivo coinvolgimento del Miucci nel disegno estorsivo, certamente è stato utilizzato intenzionalmente da Albonino per rafforzare la portata intimidatrice delle minacce proferite alle vittime", si legge nell'ordinanza del Gip.
C'è un consolidato rapporto di amicizia tra Albonino e Antonio Miucci "è desumibile dalle assidue frequentazioni registrate prima e nel corso della presente attività di indagine. A comprovare l'amicizia tra i due vi è anche un episodio che ha assunto non poca rilevanza dal punto di vista investigativo. Il riferimento è a quanto accaduto nel febbraio del 2023, in cui proprio Miucci scoprì e rimosse la microspia installata all'interno dell'autovettura di Tottino.
Per quest'ultimo, è scattato il carcere - seppur incensurato - in quanto si è dimostrato "contiguo alle dinamiche delinquenziali connesse ai locali traffici di stupefacenti in quanto, nell'interesse dei di fornitori non identificati e comunque evocando la figura di Miucci prendeva iniziative autonome, insistite e intimidatorie per il recupero del credito. Per lui, dunque, è concreto il pericolo che possa inquinare il quadro della prova attraverso la precostituzione di elementi volti a configurare una fittizia matrice lecita di quel pagamento. Tale rischio può essere salvaguardato da una misura domiciliare".
"Quanto agli altri indagati - si legge nell'ordinanza - tutti ritenuti colpevoli delle varie condotte di spaccio loro attribuite, la necessità della imposizione cautelare carceraria discende dal florido, ampio, disinvolto, ben collaudato traffico illecito a ciascuno riferibile e dalla notorietà nell'ambito dei locali ambienti della tossicodipendenza nonché dal persistente movente di lucro che spinge ciascuno a delinquere, per procacciarsi i lauti profitti dello spaccio e che non vi è motivo di ritenere cessato nonostante il tempo decorso dai fatti".
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