Gaetano Antonio Paglialonga, per tutti “Tano”, 34 anni da compiere a settembre, è uno dei volti più conosciuti della nuova generazione che negli ultimi anni si è affacciata sulla scena pubblica viestana. Entrato in Consiglio comunale nel 2021 con la maggioranza guidata dal sindaco Giuseppe Nobiletti, nell’aprile del 2024 era stato nominato assessore in seguito alle dimissioni di Rossella Falcone e Dario Carlino. A lui erano state assegnate le deleghe ai Grandi eventi, all’Agricoltura e alle politiche giovanili, incarico ricoperto fino alla settimana scorsa e bruscamente interrotto con la revoca annunciata dal primo cittadino all’indomani dell’esplosione del caso giudiziario. Prima dell’esperienza amministrativa, Paglialonga si era costruito una sua identità soprattutto nel mondo degli eventi. Fin da giovanissimo aveva collaborato all’organizzazione di alcuni appuntamenti, tanto da assumere il ruolo di direttore artistico di una propria agenzia specializzata nel settore, attività che gli aveva consentito anche di intrecciare rapporti nel tessuto economico e associativo locale. Alle spalle c’è una famiglia conosciuta in città come una famiglia di lavoratori. Il padre, Luigi “Gigi” Paglialonga, originario di Foggia, opera da anni nel settore della distribuzione del gas, sia al dettaglio sia all’ingrosso, rifornendo privati ma anche strutture ricettive. 

Un’inchiesta per concussione scaturita da registrazioni effettuate per mesi da un assessore comunale. Una concessione demaniale finita al centro di un contenzioso amministrativo e poi revocata in autotutela. Una storia privata che irrompe nella vita pubblica. Sono questi gli ingredienti che vengono messi in fila per raccontare la vicenda che vede indagati il sindaco di Vieste Giuseppe Nobiletti, l’assessora regionale al Turismo Graziamaria Starace e il dirigente comunale Vincenzo Ragno. Così però l’intera storia rischia di essere narrata in modo troppo semplice, tralasciando il  contesto in cui tutto accade: il comune di Vieste, con il suo rapporto complicato con l’abusivismo edilizio, fenomeno che negli ultimi anni l’amministrazione Nobiletti ha cercato di contrastare con una linea particolarmente rigida. A questo proposito, ci sono una serie di elementi che meritano di essere osservati con attenzione, perché restituiscono una vicenda che appare molto più articolata di quanto lasci intendere il semplice titolo di reato. Secondo la ricostruzione accusatoria, ancora tutta da verificare, la concessione demaniale riconducibile all’imprenditore viestano Alessandro Corso (classe 1972), ex marito dell’assessora Starace, sarebbe stata oggetto di provvedimenti amministrativi adottati per ragioni estranee all’interesse pubblico. Un’ipotesi che gli indagati respingono con decisione. A rendere ancora più delicato il quadro è il fatto che Corso risulti imputato in un procedimento per maltrattamenti aggravati nei confronti della ex moglie, processo in cui Starace è parte offesa. Anche in questo caso si tratta di un’ipotesi di reato, tuttavia la presenza di un rinvio a giudizio e di alcuni messaggi portati da Starace a conforto delle sue affermazioni, parrebbero avvalorare tale ipotesi”. Una posizione che ora viene richiamata dal presidente della Regione Puglia Antonio Decaro, il quale ha scelto la strada della prudenza nel commentare questa vicenda, consentendo all’assessora al turismo pugliese di mantenere il suo incarico e sottolineando come un’indagine rappresenti soltanto un’ipotesi di reato e non una condanna. Tra gli aspetti più singolari dell’intera vicenda c’è certamente quello delle registrazioni effettuate dall’ex assessore comunale Tano Paglialonga. È stato lui stesso a confermare di aver registrato conversazioni poi consegnate all’autorità giudiziaria. Audio che, secondo quanto emerso, sarebbero stati raccolti per un lungo periodo di tempo, a partire dall’estate del 2025. Paglialonga ha escluso di aver diffuso quel materiale ad altri soggetti e ha sostenuto di aver agito per senso di responsabilità istituzionale: “Mi sono semplicemente schierato dalla parte della legge”, ha dichiarato. Allo stesso tempo, ha chiarito un passaggio importante: “La denuncia non è partita da me”. L’ex assessore ha spiegato di essere stato inizialmente sentito come persona informata sui fatti. È proprio questo uno degli elementi che continuano ad alimentare interrogativi. Non è chiaro, infatti, se l’attività di registrazione sia stata suggerita o coordinata dagli investigatori oppure se si sia trattato di un’iniziativa autonoma di Paglialonga, successivamente messa a disposizione della Procura. Su questo punto nessuno dei protagonisti ha voluto sbilanciarsi. 

Il Coordinamento Capitanata per la Pace ha inscenato ieri una manifestazione per rivolgere un appello al Prefetto di Foggia Grieco affinché si faccia interprete presso il Ministro degli Esteri Antonio Tajani della necessità di un intervento diplomatico immediato, forte e deciso per la liberazione con forza l'immediata liberazione di Dina Alberizia, originaria di Foggia, residente in Piemonte e essa stessa componente del Coordinamento provinciale Capitanata per la pace. Insieme a lei, si chiede il rilascio del molfettese Domenico Centrone e degli altri otto componenti del Global Sumud Land Convoy, bloccati in Libia dallo scorso 24 maggio. 

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