Il teatro a Vieste, nato come un esperimento, ha fatto il salto di qualità ed è diventato una realtà. I numeri, prima ancora delle parole, lo raccontano con chiarezza: sala piena a ogni spettacolo, un pubblico costante, partecipazione trasversale. La prima rassegna del Cineteatro Adriatico si chiude così, con un bilancio che va oltre le aspettative e con una sensazione diffusa: qualcosa si è acceso.
“Il tutto esaurito c’è stato tutte le sere - racconta a l’Attacco Mauro Palma, direttore del Cineteatro Adriatico - e addirittura in qualche occasione abbiamo dovuto replicare. Lo spettacolo del prof. Giuseppe Calderisi “Class reunion”, per esempio, ha riempito due serate”. Un dato che non è rimasto isolato, ma si è ripetuto lungo tutta la programmazione. E non era scontato. “All’inizio poteva sembrare curiosità, magari l’effetto novità - ammette Palma - invece il pubblico ha tenuto fino alla fine. Questo significa che il teatro a Vieste è sentito”.
Un’affermazione che trova conferma anche nelle parole dell’assessore alla cultura Alessandro Del Zompo: “Tutte le compagnie hanno avuto un ottimo riscontro. La sala è stata sempre piena, il pubblico ricettivo. Vuol dire che Vieste era pronta, forse lo era già da tempo”.
Il punto, però, non è solo la risposta del pubblico. È quello che si è mosso attorno. “Abbiamo acceso il fuoco - dice Palma - abbiamo dato la scintilla e oggi a Vieste ci sono almeno cinque compagnie teatrali”. Un dato nuovo, che segna un cambio di passo rispetto al passato, quando le esperienze erano isolate e sporadiche. Adesso, invece, il teatro è diventato un movimento: “Non sono solo adulti - aggiunge Palma - ci sono anche i bambini che salgono sul palco. Oggi, per esempio, c’è uno spettacolo scritto e interpretato da loro. Questo significa che il teatro sta coinvolgendo tutte le età”. Una crescita che passa anche dalla varietà delle proposte. Compagnie locali, certo, ma anche gruppi arrivati da fuori: “Abbiamo avuto realtà da Napoli, da Bologna, dal barese - racconta Palma - e devo dire che hanno portato una qualità altissima. Nulla da invidiare ai professionisti, anzi, qualche volta anche meglio”.
E tra gli spettacoli, qualcuno ha lasciato il segno, distinguendosi: “Quello degli “Atleti ribelli” è stato emozionante - ricorda - musica e teatro insieme, gente che si è commossa. È una strada su cui vogliamo continuare”. Accanto a questo, il peso delle compagnie locali: “Quando recitano loro il paese si mobilita - prosegue Palma - parenti, amici, curiosi. Ma al di là di questo, stanno crescendo. Alcuni sono alle prime armi, altri più esperti, ma tra qualche anno possono diventare davvero forti”. Un percorso che, però, ha bisogno di essere accompagnato, come dice chiaramente Del Zompo: “Queste rassegne andrebbero maggiormente supportate. Sono un ambiente culturale sano, meritano attenzione”. Il Comune, in realtà, un primo passo lo ha già fatto: “Sono stati messi a disposizione spazi per le prove e per le scenografie - spiega l’assessore - e anche un contributo economico nella fase iniziale”. Ora, però, si guarda avanti: “Faremo un incontro con tutte le compagnie per capire come proseguire e in che modo sostenerle”.
Nel frattempo la macchina si è già rimessa in moto: “Noi stiamo lavorando alla prossima stagione - anticipa Palma - e vogliamo alzare il livello, magari portando anche qualche nome importante”. Un passaggio che apre anche il tema delle risorse: “Finora siamo riusciti a sostenere tutto con gli incassi - spiega - ma se vogliamo portare grandi nomi un aiuto non guasta. Con biglietti popolari da 10-15 euro non si può fare tutto”.
Nonostante questo, la volontà è ferrea: “Andiamo avanti comunque - ribadisce Palma - il teatro continua a prescindere. Questa è una cosa che non si ferma”.
E forse è proprio questo il risultato più interessante. Perché al di là dei numeri, delle serate sold out, delle repliche, quello che resta è un cambio di percezione. Il teatro da un evento occasionale, è stato trasformato in uno spazio sociale. “Prima era più marginale - osserva Del Zompo - oggi c’è attenzione vera. Questo rimane il segnale più importante”. Vieste, insomma, ha riscoperto il palco. E il palco, a sua volta, ha restituito qualcosa alla città, in primis partecipazione e un senso nuovo di comunità. Adesso viene la parte più difficile: riuscire a tenere acceso quel fuoco.
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