"Le parole hanno un peso": si riaffaccia il Festival delle Giuste Parole, il 17 e 18 settembre a Foggia e a Vieste

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Il titolo scelto per l’edizione di quest’anno è: “Le parole hanno un peso”, un titolo fortemente evocativo delle intenzioni degli organizzatori della kermesse, promossa dalla cooperativa sociale Il Filo di Arianna e dal Learning Sciences institute dell’Università degli Studi di Foggia. Il Festival è una delle azioni previste nell’ambito del progetto Zona Franca, sostenuto da Fondazione CON IL SUD. La conferenza stampa è stata introdotta e moderata dalla prof.ssa Annamaria Petito, Delegata Rettorale alle Politiche di genere e di inclusione. “Festival come questi sono da incoraggiare, durante la formazione e, anche per quanto riguarda la formazione dei professionisti dell’informazione e della comunicazione che hanno un ruolo fondamentale nel far passare un giusto linguaggio - ha dichiarato la docente -. L’Università per esempio, all’interno del CUG Comitato Unico di Garanzia, nel 2024 ha redatto e poi approvato un documento legato alle raccomandazioni sul linguaggio rispettoso del genere. Un grosso contributo ci è stato dato da una componente tecnico-amministrativa. Un altro aspetto che vale la pensa sottolineare è quello legato alle parole che sono alla base della cultura che influenza la nostra società e che poi si manifesta, spesse volte, con gli stereotipi, quindi le parole sono importanti, con essi si manifestano le discriminazioni nei confronti delle donne”.

L’enorme casistica legata a casi di violenza, induce la società odierna a parlare di violenze. Su questo e sul concetto di normalizzazione delle violenze si è concentrato Antonio De Sabato, consigliere di maggioranza e membro delle commissioni cultura e politiche sociali di cui ricopre anche il ruolo di vice presidente, giunto in rappresentanza della Sindaca: “La violenza è un qualcosa che trascende un singolo e mero aspetto della nostra vita quotidiana. Non c’è solo la violenza contro le donne, non c'è un aspetto univoco di questa parola. Ecco perché non è semplice capire il fenomeno. Questo festival serve forse a trovare la cura per individuare le parole giuste e per inquadrare questa fattispecie di violenza che ormai fa parte delle nostre vite sotto qualsiasi profilo. E’ ormai un fatto di quotidianità la violenza, essa sfocia poi in aspetti che nella cronaca siamo soliti definire con un termine, violenza contro le donne, contro i minori, ecc. ma c’è un filo conduttore che lega proprio la normalizzazione del linguaggio all’aggressività nei comportamenti”.   Il tema della particolarità di un festival e di ciò che esso porti e lasci alla comunità è stato affrontato da Giusi Antonia Toto, Professoressa Ordinaria di Didattica e Pedagogia Speciale presso l’Università di Foggia e Coordinatrice del Learning Sciences institute.
“Si è spesso discusso della distinzione tra un festival ed un evento, un festival deve avere una continuità e questo obiettivo è stato centrato, difatti siamo alla terza edizione. Un festival deve essere trasformativo, se vado ad un festival devo uscirne dopo aver acquisito qualche competenza, avendo posto qualche dubbio, essendomi anche scontrato con chi produce degli interventi. Se i festival sono teatro di relatori che si avvicendano parlando tra di loro, essi non sono più tali. L’anno scorso il festival è stato sia innovativo che trasformativo, ha portato nelle giovani generazioni che vi hanno partecipato dei grossi semi su alcune tematiche, avevamo relatori di spicco come quest’anno ed è pertanto stato facile raggiungere gli obiettivi. Il terzo elemento che denota un festival e su questo ci stiamo riflettendo, è l’interculturalità”. Il tratto della territorialità è ciò che caratterizza maggiormente il Festival delle Giuste Parole come ha evidenziato, Barbara Patetta, presidente della Cooperativa Il Filo di Arianna, da tempo impegnata nella lotta attiva alla violenza di genere. “Quest’anno abbiamo avuto 211 accessi, tant’è che la Regione ha voluto premiarci con delle risorse economiche aggiuntive, noi siamo presenti sui territori dove lavoriamo. Il festival si inserisce in un contesto territoriale, esso nasce nell’ambito di Vico del Gargano, una parte di territorio dove le infrastrutture sono poche e disagevoli, una terra meravigliosa da scoprire che accolto questo progetto a braccia aperte. L’idea di portare una giornata a Foggia e quindi di non spalmarlo solo sull’ambito di Vico come è stato fatto durante la prima edizione, nasce grazie alla centralità di Foggia”.

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testatina dillo al direttore WEB

 

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