Domenica e lunedì si voterà per il rinnovo del Consiglio comunale e, salvo sorprese, Accadia si prepara a confermare alla guida del paese Agostino De Paolis, Sindaco uscente e presidente dell’Asi di Foggia. Di fatto non esiste una vera competizione elettorale. Accanto alla lista del primo cittadino uscente c’è infatti una lista civetta, senza una reale struttura politica e senza la capacità di contendere l’amministrazione. È il segno dei tempi nei piccoli comuni dei Monti Dauni, dove sempre più spesso il pluralismo si assottiglia fino quasi a scomparire, ma ad Accadia il quadro si intreccia anche con un elemento diverso e tangibile: il paese appare in movimento. L’Attacco arriva in mattinata. All’ingresso del centro abitato campeggia un grande manifesto elettorale con il volto di De Paolis. Poco più avanti, lungo il corso principale, i tavolini di un bar ospitano le prime colazioni lente di una giornata quasi estiva. Nel Municipio, proprio di fronte, ci sono soprattutto anziani che scherzano e commentano la campagna elettorale con l’ironia tipica dei piccoli centri. Ad accogliere il giornale ci sono il Sindaco e il vicesindaco Carmelo Zambri. Fuori e dentro il paese i segni di questi anni amministrativi sono evidenti. Cantieri aperti, interventi pubblici, restauri nel borgo antico, impalcature e gru che interrompono il profilo di un centro storico da tempo abituato a convivere con lo spopolamento. Il tema da cui parte la conversazione riguarda proprio questo particolare scenario politico che accomuna ormai molti comuni della provincia di Foggia. In tanti piccoli paesi si presenta una sola lista vera. È il risultato di una comunità che si compatta attorno a un’amministrazione ritenuta credibile oppure il sintomo di uno sfilacciamento del tessuto politico locale?
De Paolis rivendica il lavoro svolto in questi cinque anni e lega proprio ai risultati ottenuti la mancanza di una vera alternativa. “Il bilancio di questo quinquennio è assolutamente positivo, forse persino oltre le aspettative iniziali. Abbiamo realizzato tutte le linee programmatiche e siamo andati oltre il programma elettorale, mettendo in campo interventi che non erano previsti all’inizio del mandato. Qualcuno ha parlato di fortuna, ma i numeri raccontano altro. In rapporto alla popolazione, Accadia è stato il comune che ha ottenuto più finanziamenti dal PNRR dopo Brescia. Questo significa che c’è stata una capacità amministrativa e progettuale molto forte”. Il Sindaco insiste soprattutto su due aspetti. Il primo riguarda la situazione finanziaria dell’ente. Il secondo è la centralità che Accadia sta cercando di costruirsi all’interno dei Monti Dauni. “Quando mi sono insediato il Comune aveva una situazione economica molto difficile. Oggi le casse dell’ente registrano un attivo di circa sei milioni di euro. Abbiamo formato una squadra amministrativa forte e competente che ci ha consentito di raggiungere risultati importanti. Accadia è diventata un punto di riferimento per l’area dei Monti Dauni. Qui c’è la Asl, durante il Covid siamo stati hub sanitario e adesso la realizzazione della Casa di comunità e della Rems rafforzerà ulteriormente questa centralità”.
Il riferimento alla sanità ritorna più volte durante il colloquio. Per De Paolis le aree interne possono sopravvivere soltanto se riescono a conservare servizi essenziali. “Nel periodo del Covid si è capita davvero l’importanza delle aree marginali. Ad Accadia la Casa di comunità è quasi completata e l’obiettivo è quello di avere una struttura operativa ventiquattro ore su ventiquattro, sette giorni su sette, con medici e infermieri. Oggi abbiamo lavori e cantieri aperti per circa diciotto milioni di euro in un comune di poco più di duemila abitanti. E questi numeri non comprendono gli interventi sul borgo antico e altri finanziamenti già ottenuti”. Il Sindaco collega direttamente la mancanza di avversari politici al consenso costruito attorno agli interventi realizzati. “Il compito di un Sindaco non è amministrare soltanto chi lo vota, ma l’intera comunità. Io ho sempre avuto un approccio pragmatico. Abbiamo creato un consenso attorno a progetti concreti, non attorno agli slogan. La gente vede i cantieri, vede le opere che si stanno realizzando. Mai si erano viste contemporaneamente tre o quattro gru nel paese. Questo ha reso difficile la nascita di proposte alternative. Alcuni sostenitori dell’opposizione sono passati con noi e altri hanno avuto difficoltà perfino a costruire una lista”.
Una parte centrale del confronto riguarda il grande finanziamento da circa venti milioni di euro destinato al recupero del Rione Fossi, il borgo antico di Accadia spesso definito la “Piccola Matera”. Il tema non è soltanto urbanistico. La sfida è capire se il recupero fisico del borgo possa trasformarsi anche in economia, occupazione e nuova popolazione. De Paolis parla di una macchina amministrativa che, nonostante le dimensioni ridotte del Comune, è riuscita a rispettare tempi e procedure. “Di recente è venuta ad Accadia l’assessora regionale alla Cultura Silvia Miglietta insieme ad Asset Puglia e ai progettisti. Sono rimasti colpiti dal livello di avanzamento degli interventi. Quasi tutti i cantieri finanziati sono già partiti e molti sono in fase avanzata. L’unico intervento che ha avuto un iter più complicato è quello di Palazzo Ducale, perché servivano autorizzazioni della Soprintendenza, ma anche quel cantiere sta per partire”.
Il primo cittadino rivendica soprattutto la capacità di un piccolo ente di rispettare le scadenze del PNRR. “Tutti pensavano che un piccolo Comune non sarebbe riuscito a portare avanti un programma così vasto con poco personale e con tutte le lungaggini burocratiche che conosciamo. Invece stiamo rispettando i tempi. Alcuni interventi sono già conclusi, come Palazzo Maselli. Il progetto principale, quello da sette milioni di euro, è in una fase molto avanzata”. La seconda fase del progetto riguarda però la vita futura del borgo. Non soltanto pietra restaurata, ma imprese, attività economiche e attrazione turistica. “Subito dopo le elezioni uscirà il bando destinato alle imprese che vorranno investire nel Rione Fossi. Parliamo di due milioni di euro complessivi. Ci saranno finanziamenti per attività ricettive, culturali, artigianali e commerciali. La fase successiva riguarderà la promozione del borgo insieme a Puglia Promozione. Vogliamo far conoscere le nuove attività, le capacità ricettive e le opportunità del territorio”.
Poi racconta un episodio che considera emblematico. “Alcuni ragazzi di Foggia ci hanno chiesto informazioni per realizzare una sala di incisione nel borgo antico. Sarebbe qualcosa di innovativo, che oggi non esiste in provincia. Naturalmente dovranno partecipare al bando, ma è il segnale che qualcosa si sta muovendo. La vera sfida è trasformare la progettazione astratta in attività economiche concrete e possibilmente legate alle imprese locali”. Il paragone con Matera torna inevitabilmente nel dialogo. Il Rione Fossi viene spesso accostato ai Sassi per la struttura urbanistica e per il fascino delle abitazioni addossate l’una all’altra lungo il pendio. De Paolis, però, prova a spostare il discorso su un terreno più pragmatico. “Il salto di qualità deve arrivare sul piano dell’indotto turistico. Il 27 giugno saremo a Matera per incontrare il Ceo di un’importante azienda statunitense. Ci hanno manifestato l’intenzione di investire ad Accadia. Parliamo di un gruppo molto importante. Hanno scoperto Accadia e hanno chiesto un confronto per valutare investimenti. Questo significa che la promozione del territorio sta producendo effetti reali”.
Nel corso dell’intervista emerge inevitabilmente anche il tema più delicato per i Monti Dauni, quello dello spopolamento. Accadia, come quasi tutti i piccoli centri dell’area interna, continua a fare i conti con la diminuzione dei residenti e con l’invecchiamento della popolazione. Il Sindaco sostiene però che negli ultimi anni ci sia stata almeno una frenata. “Il problema dello spopolamento riguarda tutti i Monti Dauni e più in generale le aree interne del Paese. Però ad Accadia abbiamo registrato anche un’inversione di tendenza. A un certo punto la popolazione è cresciuta di circa ottanta unità. Certo, nessun comune può risolvere da solo questa questione. Servono politiche territoriali, infrastrutture, investimenti sulle strade, sui trasporti e sulla sanità”. Per De Paolis la sopravvivenza dei piccoli centri passa soprattutto dalla qualità dei servizi. “Abbiamo bisogno di una sanità di prossimità vera. Serve un centro di riabilitazione nell’area dei Monti Dauni, servono servizi per le famiglie e bisogna investire sull’istruzione. Noi stiamo lavorando molto sull’Omnicomprensivo e sul liceo. Il liceo ha ottenuto finanziamenti Erasmus e questo contribuisce alla crescita del territorio. Ma per mantenere gli studenti qui servono collegamenti efficienti e servizi adeguati”.
Terminata l’intervista, il viaggio de l’Attacco prosegue dentro Accadia e soprattutto nel Rione Fossi. Le stradine strette, gli archi in pietra, i vicoli scavati nel tufo e i numerosi cantieri restituiscono davvero l’impressione di un luogo nel pieno di una trasformazione. Non tutto è risolto, naturalmente. I problemi strutturali delle aree interne restano enormi e riguardano soprattutto i collegamenti, il lavoro stabile e la capacità di trattenere i giovani. Però il paese appare meno immobile rispetto a tanti altri centri dei Monti Dauni. La sensazione che accompagna la visita è quella di un’amministrazione che, al netto dell’assenza di una vera opposizione e delle inevitabili criticità, abbia costruito attorno ai finanziamenti e ai cantieri una concreta percezione di cambiamento. Ed è probabilmente questo il dato politico più rilevante alla vigilia del voto. Ad Accadia il consenso non sembra fondarsi soltanto sulla debolezza degli avversari, ma anche sulla visibilità delle opere in corso. Fra pochi giorni le urne certificheranno un secondo mandato ormai annunciato. La partita vera inizierà dopo, quando bisognerà capire se la grande quantità di risorse intercettate riuscirà davvero a trasformarsi in nuova economia, nuovi servizi e soprattutto nuova popolazione. Perché il destino dei piccoli comuni si gioca tutto lì, nella capacità di passare dai cantieri aperti alla costruzione di una prospettiva duratura. E ad Accadia, almeno per ora, la sensazione è che quel tentativo sia cominciato davvero.
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