Siamo nel cuore di Foggia. Al civico 107 di Corso Vittorio Emanuele II, dove un tempo c’era una tipografia. C’era anche un frontale neo rinascimentale, di fine ‘800 e siamo sedute in una stanza del Seccento. Il locale in cui ci si può inoltrare ancora, ci porta nel Cinquecento. Anna Talienti ci racconta cinquant’anni di storia. Una storia che con i nomi Paolo e Lorenzo, arriva oggi alla quarta generazione. Paolo e Lorenzo, Paolo e Lorenzo. Una storia che si avvale però di due presenze femminili importanti, le mogli. Assunta e Anna, legate ai rispettivi mariti da due promesse fatte in punto di morte. Due promesse che si devono mantenere a ogni costo, per tenere in vita e dare continuità a questi cinquanta anni di storia. La storia inizia ancora prima, con il nonno di Lorenzo che era già commerciante e veniva qui a fare affari. Saranno scarsi un secolo, dice Anna, che ripercorre questo secolo in cui ci sono stati tanti momenti d’oro, ma anche tanti momenti difficili. Il nonno di Lorenzo in via Arpi fece tante cose belle, grandi. Lo ricordano ancora. Come ricordano Lorenzo. “Lorenzo era nell’anima della gente. Era un pezzo di Foggia, perché era stravagante… Giovanni Albanese girò un corto con Lorenzo attore principale. Lo devi vedere, io ce l’ho ma non lo posso vedere, perché mi fa troppo male… Era un estroverso, aveva un carattere istrionico e lasciava il segno nel ricordo delle persone. Paolo è così. Sono indipendenti nell’anima e non si riescono a circoscrivere. Devono sempre uscire fuori, allargarsi e questo spiega anche i tanti cambiamenti nell’attività commerciale”
Anna, che cosa significa oggi essere commercianti a Foggia, nel cuore di Foggia, ormai da cinquanta anni?
Il commercio a Foggia non è più niente. C’è stato l’avvento di internet da tempo che ha cambiato le regole e poi la pandemia, la povertà che è aumentata. Sicuramente ci sono delle realtà, diverse dalla mia, ma credo siano in sofferenza anche loro. Poi il problema è che se non c0è imprenditoria, chi ha, ha nel tempo. E per conservare questo bene, deve, siccome non c’è nulla come panorama vivace commerciale, chi ha accumulato qualcosa nel tempo, deve stringere per mantenerlo e il commercio risente. Poi devo dire che il foggiano è malato di fuori… Non ha amor di patria e non aiuta il territorio, ecco il questo penso.
Il vostro settore, come possiamo definirlo?
Per come siamo ora è un emporio, come lo ha definito la guida di viaggio Lonely Planet. Si potrebbe dire un emporio che vive dell’antico, del volontariato. Da quando siamo su questa guida, come emporio che si distingue dal genere, per la ricercatezza di prodotti, e vengono i turisti, attratti da questo passaggio sulla guida. Ma acquistano poco. La gente viaggia con i trolley, la valigia piccolina.
Questa è una delle attività più antiche di Foggia. Quando nasce?
Il nonno di mio marito, Lorenzo Talienti, venne a Foggia da Rutigliano, dopo la guerra e a via Arpi aprì un ingrosso di biancheria intima e prendeva tutta la provincia. Noi nel tempo siamo passati dalla biancheria all’antiquariato. Li chiamavano i maglie lane, perché la loro caratteristica era l’intimo. Vendevano le marche migliori, Zegna, dopo ancora Ragno, Alpina, le marche storiche di una volta. Poi da via Arpi, morì Lorenzo, il nonno, e Paolo, il padre di mio marito e i suoi fratelli, aprirono un ingrosso, trasferendosi da via Arpi. Lì, avevano le prime quattro serrande dopo Ciletti, e contemporaneamente o quasi c’era Sala. Così si trasferiscono in Tugini, dove ora c’è la Profumeria Primavera. Quello fu il periodo più burrascoso, anche dal punto di vista delle vicende familiari e personali. L’ingrosso finisce senza fallire però. Nel frattempo mio suocero Paolo muore e loro chiudono in via Tugini e mia suocera di corsa affitta in via Ciampitti. Mia suocera, Assunta Lioce, non perde tempo.
Aveva lo spirito imprenditoriale anche lei?
Assai. E’ arrivata lontano per difendere le sue cause e curare i suoi affari, fin sotto le montagne. Come Lorenzo, mio marito, che sul letto di morte s’impuntò e volle la promessa che mai avremmo chiuso questa attività, di sicuro anche il padre, mio suocero, lo fece promettere a lei. Sicuramente c’erano delle promesse da mantenere. Mio suocero era tremendo. E ti sto parlando di due persone non certo poco istruire, per l’epoca. Loro a Rutigliano facevano i fischietti.
Insomma Assunta rimette in piedi in via Ciampitti l’attività e cosa accade?
Entra Lorenzo, il figlio, che poi è mio marito. E vendono sempre maglieria intima e per bambino. E dopo poco arrivo io che sposo Lorenzo e lui inizia a mettermi in negozio. Scendi, scendi, scendi… e mi riempiva la testa… Io ero piccolina, non sapevo nulla di commercio e lui mi ha insegnato tutto quello che so. Lorenzo era abilissimo e pretendeva tanto anche da me. Di mio c’è stata la creatività, ma è sua l’anima, anche qui, in questo luogo. Lui è sempre stato un vulcano. Non a caso, in via Ciampitti si sente stretto dalla madre e decide di aprire un altro negozio e lo aprì in Corso Matteotti. Abbigliamento per bambini e biancheria intima. Insomma segue le orme di famiglia. Eravamo i primi in tutta Puglia e Meridione. Arrivavano colli enormi. Erano capi lussuosi e costosi. Ma poi arrivò a fine anni ’70 uno scenario di crisi economica. Lorenzo così si faceva delle chiacchierate nuove… e aveva idee nuove.
Chi incontra?
Questi che avevano il capannone di roba usata. Il mercato del venerdì a Foggia è un culto. E così lui, siccome c’era crisi, avevamo fatto delle svendite, lui inizia a pensare di vendere maglie usate. Per me fu un colpo duro, bruttissimo. Non mi piaceva. Stavamo in mezzo a gente colta, anche un po’ snob e li vedevo storcere il naso all’idea che avremmo venduto vestiti usati. Non piaceva neanche a me. Mi stai facendo fare un tuffo nella memoria, questa memoria che abbiamo perso. Risentivo del fatto che stavo in una zona medio alta, noi eravamo legati a loro e le cose diventarono difficili dal punto di vista dei rapporti…
Furono anni brutti?
Ne ho patito assai. Era faticoso. La presi proprio male. Andare in questi capannoni, la polvere, pensa che dopo dovevi farti la doccia perché la polvere era assai. Si comprava a quintali. Ma noi la prendevamo da uno che aveva già le terze scelte. Lorenzo volle provare a tutti i costi. Andava bene, perché Lorenzo era bravo, cacciava la roba fuori quado a Foggia era tabù. Cartelloni, sempre svendite, movimentava sempre il commercio. Poi mia figlia Valentina, che doveva andare all’Università, comprava i libri usati ai mercatini che facevano nelle parrocchie e al partito, disse al padre di farlo perché non c’ne erano molti e la gente li chiedeva. Così il padre coglie questa idea e funziona alla grande. E quel lavoro ci permise di mandare i ragazzi all’Università. Noi eravamo come le parrocchie, a lavorare con la gente, con il popolo, nel vero senso della parola. Ma non ti dico, le librerie se la sentirono… E arrivò il tempo di cambiare ancora. Lorenzo capì che avevo voglia di cambiamento, per queste cose aveva un istinto infallibile. Allora, visto che io avevo la passione per i mobili, l’arredamento, l’antico, venendo dall’Istituto d’Arte, e arrivò l’antiquariato e il modernariato. E siamo a oggi.
(pubblicato il 13 gennaio 2023)
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