La cultura pugliese prova a ripartire da una domanda precisa: quale futuro attende uno dei settori che negli ultimi anni ha contribuito maggiormente alla crescita economica, sociale e turistica della regione? È il tema al centro della conferenza stampa promossa da Distretto Puglia Creativa e Legacoop Puglia all’Officina degli Esordi di Bari, dove imprese, cooperative e operatori culturali hanno lanciato un appello alla Regione chiedendo una riforma strutturale del comparto. “Senza cultura non abbiamo futuro”, è il messaggio scelto per denunciare le difficoltà che il sistema creativo pugliese vive ormai da anni tra bandi bloccati, ricorsi amministrativi, assenza di programmazione e crescente precarietà lavorativa. Secondo i dati illustrati durante l’incontro, il comparto conta circa 14mila imprese culturali e creative, oltre 30mila lavoratori diretti e un indotto che sfiora i 60mila occupati complessivi. Numeri importanti che però, secondo gli operatori, rischiano oggi di essere compromessi dall’incertezza normativa e dalla mancanza di una visione a lungo termine.
“Cerchiamo di riaprire il dibattito sull’urgenza per la quale la cultura debba essere un punto centrale dello sviluppo locale”, spiega Vincenzo Bellini, presidente del Distretto produttivo Puglia Creativa. “La nostra regione ha vissuto stagioni di grande effervescenza culturale e artistica che hanno generato anche importanti flussi turistici. Oggi abbiamo necessità di ripartire dalla programmazione culturale, dal sostegno alle imprese e ai lavoratori della cultura, dello spettacolo e della creatività per costruire una nuova Puglia 2030”. Secondo Bellini, negli ultimi anni il sistema si sarebbe progressivamente inceppato. “Ci sono stati molti avvisi e bandi che hanno generato ricorsi e contenziosi, bloccando anche gli iter amministrativi. In questo momento è necessario ridisegnare il perimetro delle industrie culturali e creative”. Tra i nodi più contestati anche le disparità tra cooperative strutturate e associazioni non riconosciute nell’accesso ai bandi pubblici, con il rischio - denuncia Vittoria De Luca responsabile di Culturmedia di Legacoop Puglia - di alimentare una concorrenza sleale a danno di chi garantisce occupazione stabile e tutele. “Molto spesso vengono messi sullo stesso piano soggetti completamente diversi. Le cooperative devono pagare stipendi, contributi, F24 e presentare bilanci in utile. Altre realtà invece hanno obblighi molto meno stringenti pur partecipando agli stessi bandi”. Il timore più grande riguarda però il futuro delle professionalità costruite negli ultimi dieci anni. Molti operatori culturali, spiegano dal Distretto, stanno lasciando il settore o cambiando mestiere a causa dell’instabilità economica e della mancanza di prospettive. “Vogliamo davvero perdere le competenze che abbiamo costruito in questi anni?”, chiede Carmelo Rollo, Presidente di Legacoop Puglia. “Senza imprese sane e solide non riusciremo neppure a creare il necessario ricambio generazionale per i tanti giovani che oggi studiano nei licei artistici, nei conservatori e nelle accademie”. Per questo Distretto Puglia Creativa e Legacoop chiedono alla Regione un nuovo modello fondato su regole chiare, trasparenza, partecipazione e programmazione a lungo termine, capace di rimettere la cultura al centro dello sviluppo pugliese.
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