Capitanata sempre più a secco, il clima sembra essere ostile a questo pezzo di Mezzogiorno dove la pioggia continua a farsi desiderare e mentre si moltiplicano gli allarmi e le richieste di aiuto la preoccupazione per i vicinissimi mesi estivi monta, non solo tra gli agricoltori ma anche nel settore turistico e tra le famiglie, considerato che l’erogazione dell’acqua potrebbe essere a rischio per tutti. C’è chi parla di necessità di nuove dighe, chi della condotta tra Puglia e Molise, chi di dissalatori ma per lo più si tratta di soluzioni a medio e lungo termine. l’Attacco ha chiesto un parere all’imprenditore del settore idrico, da poco presidente del Gal Daunia Rurale 2020 e di Confartigianato imprese Foggia Vincenzo Simeone.
“Prima di tutto vorrei esprimere la massima solidarietà al mondo agricolo, per il momento difficile che sta affrontando – la premessa di Simeone –. E’ un momento di grande apprensione e sento di manifestare la mia vicinanza a chi sostiene la nostra terra con il proprio lavoro. Quanto alla crisi idrica, parliamo di un problema complesso che investe tutti, istituzioni, politica, imprese e società civile. L’estate che è alle porte potrebbe essere difficile, AqP stima che occorreranno 37 milioni di mc di acqua tra maggio e ottobre ma per fortuna, con l’interconnessione dei vari acquedotti, qualche invaso pugliese potrebbe venirci in soccorso. Ciò nonostante la situazione è drammatica. Per le strutture recettive che dovranno assicurare acqua ai milioni di turisti che arriveranno sul Gargano ma soprattutto per l’agricoltura che in questa fase della stagione deve programmare le attività colturali. Come si può pensare di piantare, ad esempio i pomodori, senza acqua?”.
Che l’acqua sia un bene prezioso forse è una verità data in passato per scontata, con una insensata cultura dello spreco. “Cultura che ormai va necessariamente rivista – il commento di Simeone -. Così come vanno riviste le politiche di gestione dell’acqua in una direzione più democratica. Gli allarmi erano già stati lanciati da tempo ma non si è data la giusta attenzione. E così oggi, alle ataviche carenze infrastrutturali si sono aggiunti andamenti pluviometrici altalenanti, per lo più siccitosi”.
Ma contrastare la mancanza di precipitazioni si può, anche con soluzioni a breve termine. “Innanzitutto io penso che una prima significativa fonte di recupero sia l’affinamento delle acque in uscita dagli impianti di depurazione che normalmente finiscono in mare – ha evidenziato l’imprenditore -. Sono stati finanziati e realizzati, a valle degli impianti di depurazione, un gran numero di impianti cosiddetti di affinamento. Quasi tutti però non sono stati attivati, anzi, alcuni di questi sono stati devastati in un momento di vuoto di competenza. In una prima fase queste infrastrutture infatti erano di competenza dei Comuni i quali non si potevano far carico dei costi di gestione perché non coperti dalla tariffa dell'acqua. Così come i consorzi di bonifica non avrebbero potuto occuparsene per non caricare i costi sugli agricoltori. Insomma un corto circuito che però finalmente la Regione ha sanato affidando questi impianti ad AqP che ora con grande professionalità li sta portando a recuperare quest'acqua, che potrà essere usata per fini irrigui o industriali. Secondo le ultime stime si parla di 22, 25 milioni di metri cubi. Non risolvono il problema certamente ma è comunque una risorsa importantissima in questo momento”.
Bisognerà comunque pensare ad altre fonti di acqua pulita. “Bisogna studiare un nuovo acquedotto: fino agli anni ’80 si è pensato solo ad una politica degli invasi, recuperando l'acqua piovana ma adesso, con i cambiamenti climatici, purtroppo questa non è più una soluzione affidabile. Ritengo che occorra la creazione di un nuovo bacino nazionale, di una nuova regia unica, una autorità superiore che vada al di là dei confini comunali o regionali, sconfiggendo i pericolosi campanilismi che impediscono una equa distribuzione dell’acqua. E questo lo può fare il Governo”.
Un altro intervento riguarda il recupero dell’acqua che si perde nelle condutture. “Da quello che so Acquedotto Pugliese si sta attivando moltissimo, sta investendo, sta progettando e ha già realizzato buona parte di un programma per sostituire le ormai obsolete tubature. Le perdite fino adesso erano intorno al 45, 50% ma con questi interventi di risanamento della rete si conta di arrivare sotto la soglia ammissibile, oltre alle perdite fisiologiche, del 25, 30%. C’è poi il discorso della dissalazione che purtroppo non è stato mai considerato per via dei costi elevati, soprattutto in termini di energia, per dissalare l’acqua del mare. Ora però le nuove tecnologie stanno rendendo più sostenibile questo processo”.
Ma non è tutto: “Si potrebbe pensare ad un nuovo acquedotto che porterebbe acque dall'Abruzzo e mentre serve alcune zone di quella regione che hanno ancora problemi strutturali arriverebbe a Foggia da dove l’acqua verrebbe smistata verso Bari o altre parti della regione”.
Il mondo ambientalista propone anche un cambio della tipologia di colture da produrre, più resistenti alla siccità e con meno bisogno d’acqua. “In verità è quello che accadde negli anni ‘60 a compimento dei programmi di bonifica, già allora gli agricoltori si proiettarono verso una trasformazione dell’impresa agricola. Credo sarebbero pronti a farlo anche oggi, purché accompagnati da enti e ricerche scientifici che non li lascino in balia di un mercato sempre più spietato”, ha concluso Simeone.
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