Il sistema produttivo e artigianale alle latitudini della Capitanata, e della Puglia in generale, è basato in larga parte sulle Zona Asi, localizzate in quasi tutte le province e disseminate anche su più Comuni. La loro condizione e la loro situazione infrastrutturale è finita anche all’attenzione della commissione consiliare della Regione, su iniziativa del suo presidente Antonio Tutolo che ha convocato i rappresentati di tutti i Consorzi, chiamati a illustrare i problemi più rilevanti in ciascuna area dove insistono problemi anche di natura economica, legati ai finanziamenti intercettati e in alcuni casi sfumati. La dirigente del dipartimento Sviluppo economico della Regione, Gianna Elisa Berlingerio, ha per esempio ricostruito la storia dei fondi destinati alle Asi, attinti da quelli di “Sviluppo e Coesione” 2014-2020 e ha ricordato che c’era un un bando con una disponibilità di 50 milioni di euro da suddividere tra le stesse Asi. In tutto hanno presentato progetti per un totale di 100 milioni, per cui i primi 50 sono stati assegnati subito, mentre le proposte rimanenti sono state “recuperate” attraverso altre procedure, come i Contratti Istituzionali di Sviluppo proprio a Foggia e a Taranto. “Alcune Asi, però – ha spiegato Berlingerio - non hanno rispettato la scadenza fissata per l'acquisizione dell'obbligazione giuridicamente vincolante, e in questo caso si trattava dell’aggiudicazione delle gare da parte delle stesse Asi, per cui quei fondi sono andati perduti. La Regione li ha comunque rifinanziati ma, a causa dei ritardi, della pandemia da Covid e dell'aumento dei prezzi dovuto alla guerra russo-ucraina, i fondi disponibili non avrebbero potuto coprire tutti i progetti presentati e approvati. Di conseguenza, le Asi hanno rinunciato ad alcuni interventi, dando la priorità a quelli ritenuti più urgenti. Alla fine, solo una dozzina di progetti è rimasta esclusa”.
In generale, con diverse sfumature e differenti approcci, tutti gli esponenti delle Asi hanno lamentato difficoltà legate alla dotazione di acqua, passando per l'elettricità, la viabilità e gli impianti tecnologici, a cominciare da quelli telefonici ed elettrici.
Per quest’ultimo “fronte”, i rappresentanti di Enel hanno offerto la propria disponibilità ad affrontare con gli imprenditori le problematiche riscontrate, ricordando anche che spesso cali di tensione o interruzioni sono determinati, per esempio, dal mancato adeguamento delle cabine da parte del cliente o dal non utilizzo di alcuni sistemi di immunizzazione.
Una spiegazione ha provato a darla Valeria Carrozzo, responsabile affari istituzionali Puglia di Open Fiber, che ha ammesso lo squilibrio nella dotazione di reti dati ma legata esclusivamente dalla domanda: “Dopo aver completato la posa, cediamo l’utilizzo agli operatori telefonici, i quali decidono quali zone coprire in base a valutazioni economiche – ha riferito – e negli ultimi anni in Puglia sono stati fatti molti investimenti, alcuni anche per coprire aree a bassa intensità e aree industriali; queste aree, tuttavia, sono state individuate dal governo sulla base di una consultazione con gli operatori per avere il quadro delle coperture. Di conseguenza, sulla base di precise indicazioni, sono state coperte bene Brindisi e Bari, ma non Lecce e Foggia”.
A Lucera, per esempio, le cose vanno anche peggio, specie a causa dei frequenti incendi nelle campagne del territorio, dove vanno a fuoco i residui della mietitura e le sterpaglie proliferate con l’assenza di manutenzione dei suoli. Ci sono così conseguenze negative per l’ambiente, si creano pericoli per la circolazione stradale e soprattutto si accumulano danni anche collaterali alle aziende che operano nelle vicinanze.
Basta chiedere alla manciata di imprenditori che “resistono” nella Zona Asi di Lucera che da settimane sono ancora una volta senza linea telefonica, a causa di un guasto generato dal fuoco che si è propagato nelle vicinanze dei pali che sostengono i cavi delle linee. Si tratta della terza volta sono per quanto riguarda il 2026, e la stessa situazione si era vista gli anni scorsi anche per alcuni Comuni dei Monti dauni.
“Questo significa che il gestore dell’impianto non ha in alcun conto le difficoltà che questi disservizi creano a noi che lavoriamo qui – ha spiegato in maniera molto risentita Marcello Mastrolilli, titolare di una ditta che si occupa di carpenteria metallica – anzi viene completamente ignorato il fatto che, in assenza di rete telefonica e internet, sono bloccati i nostri programmi aziendali, le mail, i telefoni e persino le telecamere di sorveglianza. Ma la cosa che più ci addolora è che queste difficoltà non toccano minimamente neanche i vertici del Consorzio a cui apparteniamo e il sindaco del Comune nel quale operiamo. Eppure – ha proseguito Mastrolilli – devo far notare che negli ultimi anni la zona Asi di Lucera si è ulteriormente sviluppata e sono ormai centinaia di persone che qui vengono a svolgere quotidianamente il proprio lavoro. Questo disservizio ha per noi una reale ricaduta economica ma a entrambe le Amministrazioni non interessa nulla, altrimenti non permetterebbero che accada tutto questo senza battere ciglio. Per quel che mi riguarda, considero il Sindaco Giuseppe Pitta responsabile politico di questa faccenda che vede nella Tim il principale attore, poiché quel tratto di linea va interrata immediatamente. Per quanto riguarda il Consorzio, invece, ritengo che sia responsabile diretto, in quanto gestore dell’area, per cui mi riservo di intraprendere le azioni adeguate al recupero dei danni subiti in questi ultimi anni a causa del ripetersi dello stesso problema segnalato al presidente Agostino De Paolis. Ai colleghi imprenditori che come me subiscono in silenzio questa prepotenza, dico solo di alzare la testa e far sentire la voce, perché noi qui ogni giorno gettiamo il sangue per mandare avanti la baracca e ci aspettiamo più rispetto e considerazione da chi ci rappresenta nelle rispettive sedi”.
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