Prevedibili, quasi inevitabili, le reazioni del mondo politico, sindacale e della società civile dopo la durissima stangata fiscale annunciata dal presidente della Regione Puglia Antonio Decaro, che ha definito “inevitabile” l’aumento dell’Irpef per tentare di colmare la gigantesca voragine nei conti della sanità pugliese. Una misura pesante, destinata ad incidere direttamente sulle tasche dei cittadini, che ha immediatamente acceso polemiche e scaricato sul governatore il peso politico di una situazione finanziaria esplosiva. Eppure, nel pieno della bufera, non è passato inosservato come Decaro stia finendo inevitabilmente per svolgere il ruolo di parafulmine rispetto a quella che da più parti viene ormai definita una gestione scriteriata e opaca accumulatasi nel corso degli anni precedenti. A irritare ulteriormente opposizioni e osservatori, però, è stato soprattutto il tentativo del presidente di attribuire gran parte delle responsabilità del dissesto ai mancati trasferimenti e alle scelte del governo centrale, lasciando invece soltanto sullo sfondo — quasi tra le righe — le profonde responsabilità politiche e amministrative maturate all’interno della stessa governance regionale che si è succeduta negli ultimi anni. Ed è proprio questo il punto che più di ogni altro sta alimentando lo scontro: la sensazione diffusa che sia mancata, almeno finora, una presa di coscienza piena, netta e autocritica sulle falle strutturali che hanno trascinato la sanità pugliese verso un deficit da oltre 350 milioni di euro. Una linea più schietta e trasparente, probabilmente, avrebbe consentito a Decaro di attenuare parte delle accuse e di sottrarsi almeno in parte agli strali di un’opinione pubblica già esasperata da liste d’attesa infinite, pronto soccorso al collasso e servizi sanitari sempre più fragili. Ma torniamo a cosa prevede la manovra fiscale studiata dall’equipe di Decaro. La misura principale annunciata riguarda l’aumento dell’addizionale Irpef regionale, con un impatto progressivo sui redditi superiori ai 15mila euro, mentre resteranno esclusi gli scaglioni più bassi. Accanto all’aumento fiscale, la Regione ha illustrato un piano di contenimento della spesa che dovrebbe intervenire su: razionalizzazione dei costi sanitari; controllo della spesa farmaceutica; revisione delle assunzioni; riduzione degli sprechi amministrativi; monitoraggio più stringente dei bilanci delle Asl; rafforzamento dei controlli sui centri di costo. L’obiettivo dichiarato è riportare il sistema sanitario pugliese in equilibrio evitando il commissariamento. Durissima la reazione del centrodestra regionale e nazionale, che accusa il centrosinistra di aver prodotto un “disastro contabile” ora scaricato sui cittadini. Il deputato di Forza Italia Davide Bellomo ha parlato apertamente di sprechi, inefficienza e clientelismo, definendo vergognoso il comportamento politico di Decaro. Secondo Bellomo, il deficit non sarebbe riconducibile a una riduzione dei trasferimenti statali ma a una gestione fuori controllo della macchina sanitaria regionale. Nel mirino dell’opposizione finiscono soprattutto: gli sforamenti della spesa farmaceutica; le assunzioni considerate clientelari; l’assenza di controlli efficaci sui direttori generali; i ritardi accumulati nelle prestazioni sanitarie; le liste d’attesa ormai fuori scala. Bellomo cita casi emblematici, come appuntamenti per piani terapeutici rinviati addirittura al 2027, sostenendo che il sistema sia arrivato a un punto di saturazione nonostante l’aumento delle risorse nazionali destinate alla sanità pugliese negli ultimi anni. Nelle ultime ore le opposizioni hanno compiuto un ulteriore salto politico presentando una proposta di legge per istituire una Commissione regionale d’indagine sul deficit sanitario. La proposta porta la firma congiunta dei presidenti dei gruppi consiliari di centrodestra: Paolo Pagliaro per Fratelli d’Italia; Paride Mazzotta per Forza Italia; Fabio Saverio Romito per Lega Luigi Lobuono per il Gruppo Misto. Nel documento, il centrodestra sostiene che il disavanzo sanitario non possa essere derubricato a semplice criticità tecnica ma rappresenti il sintomo di un collasso amministrativo e programmatorio.
Le opposizioni parlano apertamente di: voragine economico-finanziaria; gestione strutturalmente fuori controllo; fallimento programmatorio; disastro contabile. Particolarmente pesante il passaggio politico rivolto a Decaro: “O mentiva in campagna elettorale quando parlava di conti in ordine, oppure mente adesso”. La proposta di legge punta a istituire una commissione con poteri di approfondimento su: responsabilità amministrative e contabili; gestione delle Asl; andamento della spesa farmaceutica; efficacia dei piani di rientro; mobilità passiva; controllo dei centri di costo; flussi decisionali tra Dipartimenti regionali e aziende sanitarie.
La Commissione avrebbe una durata di dodici mesi e dovrebbe produrre una relazione finale articolata in: atti istruttori; trascrizioni delle audizioni; conclusioni politiche e amministrative. Le opposizioni chiedono inoltre che la presidenza venga affidata a un esponente della minoranza.
Mentre la politica si scontra sui numeri e sulle responsabilità, dal territorio emergono segnali sempre più allarmanti. Il caso più emblematico arriva dal Policlinico di Foggia, dove il pronto soccorso viene definito “al collasso”. Il commissario straordinario Giuseppe Pasqualone ha denunciato una carenza di circa 20 medici rispetto alla pianta organica prevista. Attualmente sarebbero appena 15 i medici operativi per gestire: circa 49mila accessi l’anno; tra 120 e 150 accessi giornalieri; emergenze sempre più frequenti; carichi di lavoro ormai fuori soglia. Secondo Pasqualone, la situazione rischia di aggravarsi ulteriormente con l’arrivo dell’estate e con i pensionamenti.
In tutto questo i cittadini pugliesi pagheranno più tasse continuando però a fare i conti con una sanità sempre più sotto pressione.
(Antonio Cardano - l’Attacco)
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