Il mare non è in tempesta ma le acque sono agitate e lo si capisce dall’acqua torbida in superficie. Un’immagine che restituisce, in qualche modo, quello che sta succedendo dentro la maggioranza di governo di Manfredonia. La piena armonia dimostrata tra le componenti dell’Amministrazione comunale non è stata più la stessa dopo l’ultimo voto per il Consiglio provinciale. Da quel momento sono cominciati i cambi di casacca e i riposizionamenti, ma gli ultimi eventi successi a Manfredonia fanno più notizia. Perché sono evidenti e pubblici. Quasi tutti, visto che solo l’Attacco ha dato notizia dell’acceso alterco che c’è stato tra il Sindaco Domenico la Marca e il consigliere Gianpio Ognissanti. I toni della discussione sono saliti fino a livelli così esagerati che la riunione della coalizione è stata interrotta. E nemmeno l’intercessione chiesta a Salvatore Zingariello è valsa per riportare un po' di serenità tra il capogruppo di Progetto Popolare e il primo cittadino. Molo 21 è il gruppo civico a cui fa riferimento diretto il Sindaco, candidato proprio da questi ultimi per federare le diverse anime del centrosinistra sipontino. E - partito con 3 consiglieri eletti - adesso ha una rappresentanza salita a ben 5 unità, oltre al primo cittadino: Matteo La Torre, Michelina Quitadamo, il presidente del Consiglio Michele Iacoviello e i due nuovi ingressi Matteo Pacilli e Nicola Mangano. A quest’ultimo faceva riferimento la delega allo Sport che, come già scritto su queste colonne, pare essere nelle mire della consigliera di Progetto Popolare Antonietta D’Anzeris. Mangano l’ha restituita e anche Matteo La Torre ha fatto lo stesso con quelle che gli erano state assegnate al riguardo del PNRR. Perché? Si tratta di una prova di forza che Molo 21 avrebbe ingaggiato dentro la maggioranza. Stando alle informazioni che arrivano da Palazzo San Domenico, sia il gruppo di Progetto Popolare e sia quello di CON Manfredonia si sarebbero uniti alla richiesta che Giuseppe La Torre aveva avanzato. Il dominus di Manfredonia Civica non ha gradito che il suo eletto Mangano se ne sia andato con Molo 21, perciò ha chiesto pubblicamente che restituisse la delega. E ha trovato sponda. “Dobbiamo restituire una delega? Allora le restituiamo tutte. E adesso che volete fare?”. Nella sostanza, è questo l’atteggiamento che ha assunto Molo 21. Una sfida ai suoi stessi alleati. Così la interpretano taluni nel governo cittadino. Ma di qui ad immaginare che Manfredonia possa essere sulla strada del Comune di San Severo o di quello di Foggia ce ne passa.
Il Sindaco può stare tranquillo su questo aspetto perché ci sono almeno due valide ragioni che tengono a distanza l’ipotesi della sfiducia. Più di un consigliere ha valutato cosa succederebbe dopo, cioè quale sarebbe la sua sorte se si tornasse al voto. La quasi totalità teme (fondatamente) di non essere rieletto. Poi si è messo di mezzo anche Angelo Riccardi, che aleggia come uno spauracchio e incute timore. Sì, proprio timore. Non è ancora chiaro cosa preveda il progetto civico che sta realizzando dopo essersi accomiatato da CON Manfredonia, però le sue capacità sono note e nessuno vorrebbe fare di nuovo i conti con lui.
Dovrà farseli Gianni Mansueto, però. È infatti l’attuale assessore all’Urbanistica la figura da tenere maggiormente d’occhio per le prossime elezioni amministrative. Anche lui è finito recentemente sotto la lente d’ingrandimento di Riccardi, ma è in qualche modo abituato dal momento che hanno condiviso una parte del loro percorso. Come l’ex Sindaco, anche Mansueto era nel Partito Democratico e, come Riccardi, anche lui è andato via per dare vita a un nuovo gruppo civico. Finiscono qui le analogie. Partivano da posizioni molto diverse. E stanno facendo percorsi molto diversi.
Mansueto andò via perché non c’era spazio per i giovani in quel PD egemone. A scorrere i nomi di quei big – dai già citati Riccardi, La Torre, Campo, Zingariello, ai Damiano D’Ambrosio, Antonio Angelillis, Gaetano Prencipe – non gli si può dare torto. Proprio insieme a Prencipe e all’attuale consigliera Michelina Quitadamo, è stato tra i promotori di Molo 21. Ha preferito non misurarsi col responso delle urne nelle ultime elezioni amministrative, ma questa scelta non gli ha precluso la possibilità di essere nominato assessore. Restano insistenti le voci che lo vedono lanciato per una prossima candidatura a primo cittadino.
Se arriverà a fine mandato nel 2029, l’attuale Sindaco non verrà ricandidato. Su di lui pesano le accuse di scarso coinvolgimento su questioni – vedi l’arrivo degli immigrati nel CAS alla Casa della Carità – che avrebbe sottovalutato schiacciandosi troppo sulle indicazioni ricevute dalla Prefettura di Foggia. Franco La Torre gli resta vicino e lo sovviene - tanto da essersi meritato l’appellativo di “Sindaco-ombra” -, ma in realtà l’avvocato ed ex assessore all’Urbanistica con Paolo Campo ha altro a cui pensare. Il suo lavoro, innanzitutto. Poi l’incarico assegnatogli dal Comune di Manfredonia in seno al Comitato di gestione dell’AdSPMAM. E – secondo voci di corridoio – anche alla prossima gara per la concessione dei tributi comunali, dopo che è stata decisa la proroga all’attuale concessionaria C&C nelle more che si predispongano gli atti per svolgere una gara. E il bubbone di Gestione Tributi incombe minaccioso.
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