Furore (M5S) saluta e se ne va, dimissioni da coordinatore provinciale. Quarato: “Non si è sentito libero”

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Alla fine Furore non ha retto, attraverso un post a mezzo social, il coordinatore provinciale del Movimento 5 Stelle, ha comunicato di aver rassegnato le sue dimissioni dal ruolo che rivestiva ormai da diverso tempo. Lo strappo con il Sindaco era noto già da tempo, le burrasche di Palazzo di città, con le dimissioni della Episcopo, poi ritirate ed il conseguente prosieguo dell’esperienza amministrativa della ex Provveditrice hanno solo ulteriormente sfibrato un rapporto diventato un panno logoro. La scelta dell’europarlamentare pentastellato non è pertanto una doccia fredda. Il peso di essere stato il fautore del cosiddetto laboratorio politico del “campo largo” a Foggia dopo gli ultimi accadimenti a Palazzo di città ha avuto un ruolo nella decisione, ma il sospetto non peregrino, é legato ad un rattoppamento di uno strappo ormai irrimediabile, sia un’imposizione calata dall’alto, un modo attraverso il quale da Roma si è cercato di salvare il salvabile dopo aver benedetto un matrimonio di interessi con il PD certamente poco fruttuoso ma che va salvato a tutti i costi, anche alla luce dell’appuntamento elettorale per le politiche dell’anno venturo. A Foggia il gruppo consiliare può solo prenderne atto, ma resta l’amaro per una situazione che pone ancora una volta a livello provinciale il movimento in una posizione critica, anche dopo la disfatta di San Giovanni Rotondo. “E’ una situazione che certamente lascia riflettere - così commenta a l’Attacco, Mario Dal Maso, uno dei maggiorenti del movimento ed esponente molto vicino a Furore-. Sicuramente Mario, al quale va tutta la mia stima, ha ponderato bene tale scelta, sarà lui ad esprimere le ragioni che lo hanno spinto a ciò. Probabilmente non ha condiviso le decisioni dei vertici, ora bisogna vedere come sostituire questo ruolo. Penso inoltre che l’essere stato lontano da Foggia non lo ha aiutato. Al momento non abbiamo ricevuto notizie da Roma, vedremo nelle prossime ore cosa accadrà. Da uomo di partito quale sono, posso solo dire che di questa decisione di cui sapevo gli esiti già da molto tempo, ne prendo atto, così come tutti quanti gli altri. Il campo largo è un affare complicato ma quando ti muovi entro un perimetro più largo, diventa tutto difficile, e, anche sbagliare, ahimè, diventa molto più semplice. Adesso bisogna correre immediatamente ai ripari per sostituire questa figura importante”, ha proseguito il vice presidente della Provincia di Foggia, sostenendo inoltre di non conoscere eventuali velleità circa il ruolo di coordinatore provinciale del movimento. “A me non risulta che ci fosse qualcuno che nutrisse interessi per rivestire quel ruolo”. 

Più tranchant é il giudizio di Giovanni Quarato che qualche giorno fa proprio su queste colonne aveva espresso con molta chiarezza la sua posizione circa le frizioni a Palazzo di città, dichiarando espressamente che il PD “E il male di questa città”, dopo la designazione di un altro assessore in quota dem, Michele Galasso, all’agognata casella dell’urbanistica. 

“C’é una tensione che ha portato alla rinuncia a questo ruolo, é evidente che ci siano state delle divergenze a livello di vertice per come è stata gestita la questione amministrativa in città, credo che a Mario gli si debba dare l’onore di tale scelta in un momento in cui tanti si radicano e restano saldamente abbarbicati alle poltrone e poltroncine, lui decide di lasciare un ruolo importante e delicato”, ha affermato il consigliere contiano. 

“Credo comunque che non succederà niente di particolare, sia all’interno del gruppo consiliare che nel movimento a livello provinciale. Spero che da tale decisione si comprenda che le cose non stanno andando bene e che non si può continuare di questo passo, sia all’interno del movimento, che all’interno di palazzo di città. Se si perde la fiducia verso un dirigente di partito, bisogna rimuovere quella persona, ma se così non è, bisogna continuare a darle fiducia, io penso che Mario non si sia sentito libero e non abbia avuto in toto la fiducia dai vertici del partito. Personalmente mi sento di essergli vicino, per quanto avessi anche parlato con lui, ma questa è la sua decisione e la rispetto. Penso che tutti vogliano rivestire quel ruolo, anche se ritengo che andrebbe cambiato il sistema delle nomine di tali ruoli, i coordinatori andrebbero essere scelti diversamente, dovrebbero essere gli stessi iscritti a decidere chi possa rappresentarli. Certo, se Mario si fosse sottoposto ad un tale sistema avrebbe comunque vinto a mani basse”. 

“Ora vedremo cosa accadrà, certamente credo tocchi a Donno occuparsi della gestione provinciale, attraverso un coordinamento ad interim, ma sono convinto che gestire comuni complessi, stando a 300 chilometri di distanza sia improponibile.  Noi le indicazioni le abbiamo date, abbiamo dato degli input che non sono stati recepiti da Roma, ma va bene così. Talune dinamiche molto delicate come pure certi equilibri é giusto che vengano seguiti da chi il territorio lo vive e lo conosce. Ora si aprirà una fase di riflessione e le riflessioni certamente non guastano mai”, ha concluso causticamente l’ingegnere pentastellato. 

Intanto, nella mattinata di ieri, numerose sono le testimonianze via social di vicinanza e di apprezzamento al lavoro svolto del dimissionario coordinatore provinciale, da parte di una frangia cospicua dei maggiorenti del Movimento. Tutti in maniera compatta hanno inteso ratificare la stima e il lavoro svolto, nonostante i numerosi tentativi di dirottare la decisione poi presa.

Prima fra tutti, la consigliera regionale, già assessore al Welfare della Regione Puglia, Rosa Barone, amica personale di Furore, con lei anche l’onorevole Marco Pellegrini, l’assessore comunale alle politiche sociali, Simona Mendolicchio e Francesco Strippoli, che attraverso un post social ha inteso ripercorrere le vicissitudini che hanno accompagnato la travagliata decisione presa dall’europarlamentare foggiano.

“La schiena dritta, il rispetto e la trasparenza per noi non sono negoziabili. Il suo sacrificio oggi significa un argine ed uno slancio utile a tutta la nostra comunità”, così ha scritto Strippoli, ricordando quanto difficile sia diventato il rapporto con l’amministrazione retta da Episcopo, avendo, quest’ultima, rotto il patto di collaborazione con il Movimento e avendo, secondo la maggior parte degli esponenti pentastellati, più volte messo da parte l’interlocuzione con i contiani. Strippoli, peraltro, sarebbe in procinto di rimettere la delega consiliare al Parco naturale regionale Bosco Incoronata per divergenze con il dirigente Francesco Paolo Affatato

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testatina dillo al direttore WEB

 

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