Sarà ancora una volta Manfredonia l’epicentro della Festa de l’Unità del Partito Democratico in Capitanata. Quest’anno l’appuntamento, intitolato "Da che parte stare", è in programma dal 4 al 6 settembre, quasi in contemporanea con la manifestazione regionale che si terrà a Martina Franca dall’1 al 6. Dal 2023, da quando la nuova segreteria nazionale guidata da Elly Schlein ha rilanciato la storica kermesse del Pci e delle formazioni politiche che ne hanno raccolto, in forme diverse, l’eredità, il centro sipontino si è attestato come fulcro delle attività, degli incontri e dei dibattiti relativi all’evento. Un ruolo legato anche alla regia del giovane dirigente e storico militante Matteo Panza, segretario cittadino del circolo dem di Manfredonia e componente della segreteria regionale del partito. Con lui l’Attacco ha affrontato alcuni dei temi caldi che agitano il Pd in provincia di Foggia, dall’organizzazione dei circoli territoriali al ruolo della federazione provinciale, passando per la leadership del Sindaco di Monte Sant’Angelo Pierpaolo d’Arienzo e le ambizioni del partito in vista dei prossimi appuntamenti elettorali. Nel confronto è rientrato anche l’endorsement a mezzo social dell’assessore regionale dem e principale riferimento politico del Pd foggiano Raffaele Piemontese nei confronti della segretaria Schlein, che nei giorni scorsi ha festeggiato il record di longevità alla guida del partito. Un passaggio che riporta al congresso nazionale del 2023, quando in Capitanata il circolo dem sipontino, guidato dallo stesso Panza e dallo storico riferimento Paolo Campo, si schierò con Schlein, mentre Piemontese sostenne il candidato riformista Stefano Bonaccini, poi sconfitto. A partire dalla Festa de l’Unità, Panza fa il punto anche sull’organizzazione dell’appuntamento di settembre. "Per quanto riguarda la Festa de l’Unità, purtroppo quest’anno abbiamo il problema della sovrapposizione con l’appuntamento regionale di Martina Franca. C’è qualche difficoltà con gli incastri di chi dovrebbe venire, fermo restando che dovrebbero confermare la loro presenza il 4 Antonio Decaro, il 5 Loredana Capone per la conferenza delle Donne Democratiche, e il 6 stiamo provando a portare Raffaele Orlando. Questi dovrebbero essere i principali, ma ce ne saranno anche altri. In un paio di giorni definiremo tutto". La Festa diventa anche l’occasione per ragionare sullo stato di salute del partito e sulla sua trasformazione, riallacciandosi al malessere interno già espresso nelle scorse settimane, su queste colonne, da altri autorevoli rappresentanti provinciali. "In generale, il problema del partito in Capitanata è che io credo sia difficile continuare a tenere insieme la nostra ostinazione, e io sono uno dei più ostinati in questo senso, a credere e a voler mantenere le liturgie storiche del partito vecchio stampo, e questa tendenza a diventare una formazione politica con caratteristiche più vicine al civismo, non necessariamente nella sua accezione negativa. Su tante questioni non riesco più a vedere quello zoccolo duro che ha storicamente permesso al partito di prendere e portare avanti determinate decisioni. C’è, ed è innegabile, una ricerca da parte dei nostri rappresentanti più del consenso che della qualità politica e della cura dei territori". Panza chiarisce il significato di quest’ultimo passaggio. "Quando parlo di cura dei territori, naturalmente non mi riferisco alla questione amministrativa ma a quella politica, alle sezioni, alle Feste de l’Unità. Comprendo benissimo che siano rimaste delle scorie dovute ai risultati delle elezioni regionali e provinciali, in particolare sull’uso della doppia preferenza. Che, per carità, è legittimo. Anzi, vorrei ricordare che il Pd è stato tra i fautori di quella legge. Per cui non intendo demonizzare chi è entrato nel partito ed è stato eletto. Non deve essere considerato un corpo estraneo chi ha usufruito di una legge esistente. È ovvio, però, che in questo modo si è andato a svuotare completamente a livello politico il partito. Non tutti abbiamo nelle corde la ricerca sfrenata del consenso elettorale. Molti di noi sono più bravi nell’interpretazione e nell’elaborazione politica. E questa parte del partito, in questo momento, sta soffrendo particolarmente".
Il segretario di Manfredonia estende l’analisi anche alla classe dirigente di cui fa parte. "Personalmente non mi sottraggo all’analisi. Anzi, la condivido. Il Pd, in questo tornante storico, sta rischiando di subire una mutazione genetica. Sta rischiando di mettere da parte, quasi di sostituire, quelle personalità capaci di elaborazione e sintesi politica, di tenere insieme pezzi di territorio, con figure che invece raccolgono il consenso in maniera del tutto diversa. L’ho detto nel corso di una direzione del partito e lo ribadisco. A me non spaventa chi, come Piemontese, prende 30mila voti. Sarei un pazzo a ridire su questo. Il consenso di Piemontese è importante per il partito. Il vero problema è che la classe dirigente, e mi ci metto anch’io, non supporta politicamente quel consenso e quindi stiamo rischiando di non riuscire a costruire nulla oltre il consenso personale di Piemontese".
È questo, secondo Panza, il nodo sul quale il Pd dovrebbe interrogarsi. "Il Partito Democratico è da sempre, per sua natura, un luogo aperto al confronto e al dialogo. Chi, come me, ha la fortuna e l’onore di ricoprire una carica può esprimere il proprio legittimo dissenso. So, in ogni caso, che si sta avviando una fase di ascolto dei territori, anche in vista della costruzione del programma per le elezioni politiche del prossimo anno. A mio avviso, però, bisognerebbe interrogarsi in maniera più profonda, perché ritengo che il partito si stia snaturando e non è un buon segno. Io faccio parte della segreteria regionale e non è qualcosa che vedo solo in Capitanata, ma a più livelli".
Il ragionamento si sposta sulla leadership nazionale di Schlein, sostenuta dal circolo di Manfredonia fin dal congresso del 2023. "Sicuramente la leadership nazionale di Schlein aiuta in questo senso. Noi a Manfredonia siamo stati tra i primi sostenitori della sua linea. Ha dato un’impronta e una direzione certa al partito. Non si può stare con due piedi in una scarpa. Bisogna decidere da che parte stare, titolo che abbiamo dato anche alla nostra Festa de l’Unità quest’anno. Su questo certamente ha aiutato. Io, però, credo che la questione sia molto più profonda e riguardi soprattutto i territori, a livello regionale, provinciale e cittadino. Parlo, dunque, della selezione della classe dirigente locale".
Panza rivendica la propria appartenenza al Pd pur mantenendo una posizione critica. "Io sono critico col Pd, che tuttavia continuo a sostenere e ringraziare, perché ritengo sia l’unico contenitore in cui ancora ci si interroga su queste dinamiche. A livello locale, almeno, non ne vedo altri. Vedo dei potentati, dei raccoglitori di voti. E poi il deserto. Noi, invece, ancora ci sforziamo di comprendere i territori, di fare un’analisi attenta dei risultati elettorali e di capire come stanno le cose. Poi, purtroppo, le campagne elettorali sono fatte in questo modo e lasciano delle scorie. Probabilmente le ultime, quelle regionali e provinciali, hanno lasciato delle scorie che continuano a intossicare il partito".
Il timore è quello di una progressiva assimilazione alle dinamiche civiche. "Oggi temo che il Pd possa imboccare una deriva che lo snaturi. Nelle amministrazioni locali siamo abituati a contenitori civici che spesso cambiano nome, protagonisti e linea. E noi corriamo il rischio dell’assuefazione a questo metodo poco ortodosso, che non è quello che ci siamo prefissi quando abbiamo iniziato la nostra militanza politica. Rischiamo di prendere dal civismo, da quella forma anche di dinamismo che rappresenta il civismo, solo gli aspetti negativi".
Da qui il giudizio sull’endorsement di Piemontese a Schlein, alla luce dello scontro congressuale di tre anni fa. "L’endorsement di Piemontese a Schlein lo trovo naturale. In occasione del congresso ci siamo divisi. Lui sosteneva Bonaccini, mentre noi ritenevamo che l’unica svolta possibile fosse data dall’elezione di Schlein. Detto questo, però, Piemontese è un dirigente maturo del Pd, uno degli esponenti di punta a livello regionale, per cui il suo commento è nella natura delle cose. Una volta che il congresso si è chiuso, la linea politica è comune a tutti. Chi, invece, all’interno del Pd continua a non riconoscere la leadership di Schlein deve porsi qualche domanda sulla propria permanenza nel partito".
Sul prossimo appuntamento elettorale, Panza sceglie la prudenza. "Oggi è prematuro dire se il Pd di Manfredonia avrà un candidato al Parlamento. Come campo largo, come coalizione progressista, siamo ancora in una fase in cui bisogna definire il programma e scegliere un leader. Infatti si parla di primarie. Poi i vari territori decideranno i rispettivi candidati. Manfredonia non si sottrarrà da nessun discorso, in ogni caso. Abbiamo donne e uomini in grado di svolgere qualsiasi ruolo, per cui non ci tireremmo assolutamente indietro". Resta infine la questione della segreteria provinciale, uno dei temi ricorrenti nel confronto interno al Pd di Capitanata. "La questione della leadership provinciale di Pierpaolo d’Arienzo è la più spinosa e, a mio avviso, la più importante. È difficile per un lavoratore, un padre di famiglia come lui, coniugare due impegni gravosi come quelli di Sindaco di un centro come Monte Sant’Angelo e segretario provinciale del partito più grande di Capitanata, con tutte le questioni aperte che ci sono nei vari territori".
Panza ricorda però che il problema del doppio incarico era già presente nel 2023. "Ci tengo a sottolineare, però, che questa non è una questione che bisognava porsi adesso, ma nel 2023, quando venne eletto all’unanimità. E non ci furono dubbi a riguardo. Il problema è quello che dicevo prima, che ci stiamo snaturando. Prima, nel Pd, i segretari facevano i segretari, i sindaci facevano i sindaci, gli assessori facevano gli assessori e i consiglieri facevano i consiglieri. Col passare del tempo abbiamo derogato a questa regola e non va bene". La conclusione è un richiamo alla necessità di riorganizzare il partito e costruire una nuova classe dirigente. "D’Arienzo va ringraziato perché si è messo al servizio della sua comunità politica, accollandosi varie rogne che nel tempo gli abbiamo scaricato, ma comprendo le sue attuali difficoltà nel doppio ruolo. Bisogna formare una nuova classe dirigente e capire chi fa cosa, altrimenti questi sono i risultati".
(Settima puntata, continua…).
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