La discussione sulla crisi interna al Partito Democratico di Capitanata arriva anche a Pietramontecorvino, ma da una prospettiva diversa rispetto a quella dei dirigenti oggi impegnati nel confronto. Raimondo Giallella, ex Sindaco ed esponente del Pd, da tempo si è infatti allontanato dalla vita politica attiva. Attualmente non è iscritto al partito e non ricopre incarichi, anche se continua a seguire alcuni giovani che tengono in vita il circolo locale. La sua, rilasciata a l’Attacco, è quindi un’analisi maturata da una posizione esterna alle attuali dinamiche interne, fondata però sulla lunga esperienza vissuta nel partito e nelle istituzioni. Giallella considera tardive molte delle contestazioni emerse dopo le ultime elezioni, soprattutto quelle relative ai meccanismi con cui sono state costruite le candidature. Allo stesso tempo guarda con scetticismo alle nuove esperienze civiche e chiede di capire quale possa essere una reale alternativa all’attuale assetto del Pd foggiano. "Al momento non sono iscritto e non ho un ruolo nel Partito Democratico. Non so, onestamente, se mi iscriverò quest’anno. Sto aiutando, però, dei ragazzi che tengono attivo il circolo locale, per una questione di responsabilità nei loro confronti e verso la comunità. Sono piuttosto disinteressato, attualmente, alle dinamiche interne al partito. Non seguo le questioni del Pd di Capitanata da un po’ di tempo e ho poche informazioni rispetto al dibattito attuale. Mi pare, però, guardando dall’esterno, che questo tema si stia ponendo con un po’ di ritardo. Mi sorprende molto questa presa di posizione così tardiva da parte dei non eletti. È come mettersi d’accordo per andare a mangiare una pizza sapendo di essere allergici e alla fine della cena lamentarsi con il commensale per aver avuto un’indigestione. Non so se l’esempio sia calzante. Voglio dire che era abbastanza noto come sarebbe andata a finire in questo senso". Per l’ex Sindaco, dunque, il problema sollevato oggi da una parte del partito avrebbe dovuto essere affrontato prima del voto. "Questo dibattito è legittimo, per carità. Fa parte della normale dialettica interna al partito. Ciò che lascia basiti è la tempistica. I buoi sono scappati e adesso si vuole rincorrerli. Il metodo nel Pd è stato sempre lo stesso. Per quale motivo lo contestano solo adesso? Probabilmente ha toccato personalmente chi ora solleva la questione. Il mio allontanamento dal partito e dalla politica in generale, però, dipende da altro. Dalle nostre parti funziona che se perdi vieni parcheggiato. Oggi sono impegnato nel mio lavoro e nei miei studi. Non sono sorpreso, quindi, da quello che sta accadendo nel Partito Democratico. Già quando c’ero io funzionava in questo modo, non è una novità. È una cosa che è sempre esistita e che discutono solo oggi".
Giallella invita quindi a spostare la discussione dai singoli risultati elettorali alla costruzione di un’alternativa politica all’attuale leadership provinciale. "Avrei piacere di conoscere l’idea di partito alternativa all’attuale assetto di Raffaele Piemontese. L’idea di partito di Paolo Campo, per esempio. Prima ancora di tutti coloro che si sono candidati e che non sono stati eletti, i cui malumori potrebbero essere interpretati anche come una ripicca rispetto a come è stata condotta la campagna elettorale, sarei curioso di conoscere il punto di vista e la posizione di eventuali leader alternativi. Era risaputo, prima delle regionali, quali fossero gli accordi. Allora bisogna mettersi d’accordo. Questo metodo piace quando ci elegge e non piace quando non ci elegge? Il metodo si discute prima. Le regole si discutono prima della partita e con quelle regole poi si gioca. Non è che dopo aver perso la partita si mettono in discussione le regole che prima tutti hanno accettato. Le regole d’ingaggio si conoscevano. Ecco perché trovo tardiva questa polemica".
Pur esprimendo giudizi molto netti, Giallella tiene a precisare di non parlare oggi a nome del Pd e di non considerarsi coinvolto direttamente nella contesa. "Però, in questo momento, io non ho titolo per parlare a nome del Partito Democratico. La mia era e resta un’anima progressista, per tradizione familiare e culturale, ma la mia testimonianza in merito al Pd oggi vale poco. In questo momento non guardo neppure ai civici. Cosa facciamo? Abbiamo finito con gli emilianisti e iniziamo con i decariani? Con Prossima e altre formazioni di questo tipo. Un conto è se i soggetti civici intercettano personalità capaci dalla società civile, un discorso che mi ha sempre affascinato. Un altro è prendere un politico come il sottoscritto, che ha militato per anni nel Pd e quindi appartiene a quell’area politica, e per convenienza farlo iscrivere in un contenitore civico per riciclarlo. Questo meccanismo serve a conservare il proprio posto senza dare alcun contributo al territorio".
La critica si estende così al modo in cui, secondo Giallella, viene utilizzato il civismo nelle competizioni politiche locali. "Non è civismo puro, come prendere, ad esempio, un docente universitario simpatizzante del centrosinistra e candidarlo, sapendo che potrebbe aggiungere valore a una lista. È un giochino di potere. Quindi anche queste iniziative, come quella di Prossima, le vedo come esclusivamente finalizzate a raccattare voti, per provare a rintracciare persone d’area che, per un motivo o per un altro, non militano più nel partito. Io credo nel civismo sano, non nel cinismo astuto".
(decima puntata, continua).
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