La prima fuga in avanti l’ha fatta Gianni Rotice. Non tanto per ciò che ha formalmente annunciato, quanto per il modo in cui è tornato a muoversi sulla scena politica di Manfredonia proprio nel momento in cui il centrodestra cittadino prova - almeno ufficialmente - a ricomporre i propri pezzi. La nascita del Coordinamento consiliare unitario presentato a Palazzo San Domenico avrebbe dovuto rappresentare il tentativo di mettere ordine nell’opposizione alla maggioranza di Domenico la Marca. Ma, dietro la fotografia dell’unità, sono emerse immediatamente assenze, vecchie fratture e soprattutto una domanda: chi rappresenterà il centrodestra sipontino alle prossime elezioni politiche? Cominciano ad esserci alcuni possibili nomi, il primo è proprio quello di Rotice stesso, che a l’Attacco non ha chiuso la porta a una candidatura nazionale. Mentre a Manfredonia si prova a costruire un’opposizione comune, a Roma e nei vertici dei partiti si ragiona sulle regole – tutt’altro che definite - con cui si potrebbe andare al voto per eleggere il prossimo Governo. È questo il fattore principale che impedisce di attribuire alle manovre in corso un significato definitivo. Il testo approvato dalla Camera prevede il superamento dei collegi uninominali e un sistema prevalentemente proporzionale con premio di maggioranza; resta aperta, però, la questione delle preferenze. Se il futuro sistema dovesse premiare in misura significativa la capacità dei candidati di raccogliere preferenze, nei partiti non basterebbe più soltanto occupare una casella. Bisognerebbe portare voti. In un territorio come la Capitanata - dove i bacini elettorali personali pesano tradizionalmente moltissimo - la costruzione delle candidature rifletterebbe i rapporti di forza interni. Ogni candidato alle Politiche e ogni eletto, soprattutto, diventa così un tassello che ne va a spostare altri negli equilibri regionali e locali. In un’ipotesi estrema, il consigliere comunale di minoranza e capogruppo di Forza Italia a Manfredonia, Ugo Galli, potrebbe entrare in Consiglio regionale. Da una parte, la sua posizione rispetto agli equilibri interni al partito appare tutt’altro che semplice. Dall’altra, proprio il fatto di essere ancora formalmente dentro Forza Italia gli consente di conservare un canale politico che potrebbe rivelarsi decisivo qualora la partita regionale dovesse riaprirsi. Galli non ha bisogno oggi di uscire da Forza Italia per costruire un’alternativa. Piuttosto, può aspettare.
Nel 2025, è stato candidato nella lista di Forza Italia per le elezioni regionali in Puglia insieme anche a Paolo Dell’Erba, che è stato rieletto. Se lasciasse il Consiglio regionale per approdare al Parlamento, il primo dei non eletti nella lista di Forza Italia potrebbe essere chiamato a subentrare: Ugo Galli appunto, che aveva totalizzato 3037 preferenze a fronte delle 5510 del poi eletto Dell’Erba.
Si tratta, comunque, di una possibilità molto difficile da concretizzare, proprio perché presupporrebbe una candidatura di Dell’Erba alle Politiche. Ci sarebbe, infatti, una sorta di patto di non belligeranza tra quest’ultimo e Antonio Potenza che prevederebbe – nel caso in cui uno voglia provare ad andare a Roma – che il prescelto sia l’attuale Sindaco di Apricena. I due sono stati per anni una delle coppie politiche più riconoscibili della Capitanata. Potenza è stato il riferimento politico attraverso il quale Dell’Erba è approdato a Forza Italia. Un’asse che non è rimasto immune da tensioni, come quando alle elezioni provinciali del 2023, si schierarono su una posizione diversa da quella indicata dal partito e da Giandiego Gatta.
Anche Potenza e Dell’Erba - checché abbiano voluto smentire - arrivarono ai ferri corti a causa dell’ipotesi di una candidatura regionale del Sindaco di Apricena: eventualità che avrebbe messo in discussione la ricandidatura dello stesso Dell’Erba che, poi, è rimasto in corsa ed è stato rieletto. E se Dell’Erba e Potenza corressero entrambi alle prossime elezioni politiche? Esercizio teorico, quello che li vedrebbe dividersi tra Camera e Senato sostenendosi reciprocamente. L’uno potrebbe diventare il principale sostenitore dell’altro.
Poi c’è lui: Giandiego Gatta, deputato di Forza Italia e componente centrale della rappresentanza parlamentare azzurra pugliese. Da anni, a Manfredonia, è il dominus politico di Forza Italia, e proprio per questo la sua posizione condiziona inevitabilmente tutti gli scenari che passano dalla città. Nel 2021, fu tra i principali artefici della candidatura di Gianni Rotice e, dopo la vittoria, definì quella affermazione una pagina storica per Manfredonia visto che il centrodestra, per la prima volta, aveva conquistato il governo della città. Meno di due anni dopo, però, l’alleanza saltò e l’Amministrazione cadde per le dimissioni di tredici consiglieri.
Con una candidatura blindata da capolista, Gatta avrebbe minori motivi per preoccuparsi di eventuali candidature concorrenti nello stesso territorio. Potenza e Dell’Erba potrebbero giocare la loro partita, Rotice potrebbe tentare la propria.
Bisognerà attendere ancora per capire chi - tra i diversi protagonisti del centrodestra di Capitanata - troverà una collocazione nella prossima partita nazionale. Ma se il deputato sipontino non fosse capolista, il problema potrebbe diventare per lui più concreto.
Del resto, in politica, il vantaggio non è essere il primo a partire. Piuttosto è partire quando tutti gli altri hanno già scoperto le proprie carte. Che non sono ancora state messe sul tavolo.
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