“I luoghi della cultura continuano a mancare, o peggio, a essere trattati come spazi marginali - l’opinione di Massimo Ciuffreda, ex consigliere comunale democratico -. Eppure sappiamo bene quanto siano fondamentali per creare aggregazione giovanile, stimolare partecipazione, rafforzare il senso civico e culturale di una comunità. Senza spazi vivi, aperti e inclusivi, si condanna un’intera generazione all’assenza di opportunità e alla disaffezione verso la cosa pubblica”.

La costituzione di una Giunta anche prima della proclamazione degli eletti è una situazione che a memoria d’uomo non si era mai vista a Lucera. Non che siano mancate le casistiche speciali e clamorose, tipo quella di luglio 2009 quando Pasquale Dotoli si dimise anche prima di giurare in Consiglio comunale,  ma varare un esecutivo a scadenza programmata è una circostanza del tutto singolare e ancora tutta da analizzare nella sua politica abilmente manovriera di un Sindaco come Giuseppe Pitta che ora ha cominciato a mostrare la sua vera natura anche sui tavoli foggiani. Perché nominare uno come Micky De Finis significa alzare il livello dell’esposizione sotto tutti i punti di vista, passaggio tuttavia necessario se letto in relazione alla sua aperta ambizione di candidarsi alla presidenza della Provincia per conto del centro-sinistra. Nel capoluogo e dintorni devono sapere che Pitta è uno che della politica ne fa una materia di studio: ogni parola, ogni nomina, ogni incarico sottende un ragionamento scientifico ponderato alla perfezione. Tanto più nel dossier di Palazzo Dogana, ha già analizzato i requisiti di tutti i suoi potenziali competitor di area, si è già fatto tutti i conti numerici dei mesi che rimangono a quelli che potrebbero solo potenzialmente essere proposti in sua alternativa: non c’è nessuno dei Comuni più grandi, e quelli “eleggibili” hanno situazioni politiche interne piuttosto traballanti, tali da non consentire una sicurezza di successo. La recente inchiesta a carico di Giuseppe Nobiletti, attuale inquilino di Piazza XX Settembre, è certamente un altro elemento a suo favore, nell’ambito di una scelta che andrebbe fatta realisticamente entro la fine di quest’anno, tempistica piuttosto stretta per far diradare tutte le nubi giudiziarie sul conto del Sindaco di Vieste. 

Le dimissioni annunciate l’8 giugno e ritirate il 19 giugno rappresentano una delle pagine più surreali della vita amministrativa cittadina degli ultimi anni. Una crisi aperta all’indomani della revoca di due assessori e dello spacchettamento dell’assessorato del plenipotenziario Galasso e culminata con l’ammissione pubblica della pesante mancanza dei numeri in Consiglio comunale si chiude oggi senza che sia stato fornito alla città uno straccio di reale spiegazione politica. Nel videomessaggio con cui ha annunciato il ritiro delle dimissioni, la sindaca ha scelto il registro emotivo, raccontando di aver riflettuto a lungo nei giorni successivi all’8 giugno. Ma ciò che i cittadini si aspettavano non era un racconto personale, bensì una risposta politica chiara sulle ragioni della crisi e sulle condizioni che avrebbero consentito di superarla. La domanda resta semplice: cosa è cambiato in undici giorni? Come è stato possibile passare dalla constatazione pubblica di non avere più una maggioranza alla decisione di proseguire il mandato senza che la città conosca i contenuti dell’accordo politico che ha determinato questo improvviso cambio di scenario? La maggioranza che aveva di fatto sfiduciato la sindaca è la stessa che oggi ne sostiene il ritorno in carica. Su questo punto non è arrivata alcuna spiegazione.

La Puglia si conferma una delle colonne portanti di Futuro Nazionale. Stando ai numeri emersi durante l’assemblea costituente del partito guidato da Roberto Vannacci, svoltasi sabato e domenica scorsi all’Auditorium della Conciliazione di Roma, Futuro Nazionale conta poco più di 100mila iscritti, mentre la Puglia, con oltre 10mila tesserati, si colloca al terzo posto alle spalle solo di Lombardia e Lazio. E la provincia di Foggia, in particolare, si afferma tra i territori più dinamici del movimento del generale. A San Severo, l’avvocato Bruno Savino, ex assessore alle Politiche Sociali in quota Fratelli d’Italia – a cui furono revocate le deleghe dopo appena otto mesi per alcuni dissapori all’interno dell’amministrazione comunale targata Lidya Colangelo, decaduta lo scorso 4 giugno a seguito della firma delle dimissioni di tredici consiglieri –, nonché figlio dell’ex Sindaco Gianfranco Savino, vuole portare nella Città dei Campanili una nuova stagione all’interno del centrodestra, lontana dalle scelte politiche di Leonardo Lallo, riferimento più riconoscibile del partito del Presidente del Consiglio Giorgia Meloni e principale causa del fallimento di Colangelo. A maggio scorso, Bruno Savino assume una decisione destinata a segnare uno spartiacque per il futuro del centrodestra sanseverese: lascia il direttivo di Fratelli d’Italia e si accasa in Futuro Nazionale. E solo qualche giorno fa ha lanciato un nuovo progetto civico accompagnato dalla pretesa di rifondare il centrodestra, che ha ormai disconosciuto pur continuando a nutrire una profonda stima nei confronti del consigliere regionale meloniano Nicola Gatta. La fiducia dei cittadini verso i volti della consiliatura appena decaduta è ridotta ai minimi termini, per cui il tentativo dell’avvocato sanseverese ha proprio l’obiettivo di sondare il terreno in vista delle elezioni amministrative, che si terranno presumibilmente nella prossima primavera, per polarizzare il consenso degli elettori. Il vero punto di svolta sarà rappresentato dalle scelte del direttivo provinciale di Fratelli d’Italia. Se si vorrà dare continuità alla linea tracciata fino a questo momento, riproponendo la triade Leonardo Lallo-Grazia Casale-Lucia Rita De Lallo, Savino non rivaluterà un riavvicinamento ai meloniani, caso diverso in cui dovesse esserci una profonda epurazione all’interno del partito a livello cittadino. In questo scenario, lo stesso avvocato potrebbe vedersi assegnato anche un ruolo di primo piano, aspirando addirittura alla candidatura a Sindaco della città. E Futuro Nazionale? Il partito di Vannacci non vorrà di certo farsi sfuggire l’occasione di finire all’interno della maggioranza di un’amministrazione comunale, consolidando il primo passo verso un’espansione a macchia d’olio in tutto il territorio nazionale. Potrebbero così convivere i due partiti, nonostante il generale abbia al momento posto il veto ad un’alleanza con Fratelli d’Italia, Forza Italia e Lega.

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