Le dimissioni di Gigi Marino aprono ufficialmente la crisi politica dell’amministrazione Colangelo. Una crisi che da mesi attraversava la maggioranza e che ora esplode pubblicamente con parole durissime pronunciate da uno dei protagonisti più discussi di questa esperienza amministrativa. L’ormai ex assessore alle Opere Pubbliche e allo Sport per Tutti ha protocollato le proprie dimissioni via pec nella mattinata di mercoledì, indirizzandole alla Sindaca Lidya Colangelo e al segretario generale Pino Longo. Il giorno successivo ha diffuso un video e una lunga lettera aperta alla città, nella quale parla apertamente di fallimento. “Abbiamo fallito. Stop. Non ci sono scusanti. E per questo, cara San Severo, ti chiedo scusa a titolo personale”, scrive Marino. Una frase che certifica il crollo politico di una coalizione nata nel 2024 come progetto di cambiamento e progressivamente travolta da polemiche, inchieste giornalistiche, fratture interne e silenzi mai realmente chiariti. Marino descrive un clima ormai insostenibile. “L’aria che si respira all’interno della maggioranza è diventata pesante. Talmente pesante da condizionarti anche nei rapporti umani. Quando a creare tensioni sono gli stessi componenti della maggioranza, allora la situazione diventa insostenibile”. Parole che arrivano da una figura rimasta per oltre un anno e mezzo al centro delle dinamiche amministrative e politiche cittadine. Proprio il nome di Marino compare fin dal gennaio 2025 negli articoli d’inchiesta pubblicati da l’Attacco sul sistema degli affidamenti diretti, sulle opacità interne alla maggioranza e sul ruolo esercitato dal sindaco-ombra Giuseppe Manzaro. Le dimissioni dell’ex assessore, dunque, non cancellano né alleggeriscono il ruolo politico che lo stesso Marino ha avuto dentro una stagione amministrativa segnata da un progressivo deterioramento della fiducia pubblica. Arrivano, semmai, quando quella crisi è ormai conclamata. Non casuale il riferimento a Ciro Pistillo. “Si è creato un ambiente talmente pesante da spingere una persona perbene come Ciro Pistillo a dimettersi da consigliere comunale”. Dimissioni che proprio Pistillo aveva motivato facendo esplicito riferimento agli articoli de l’Attacco sul sistema Marino-Manzaro e alla mancata risposta politica della Sindaca rispetto alle questioni emerse pubblicamente.

In politica, soprattutto nei partiti che ambiscono a rappresentare l’area moderata e di governo del Paese, il confronto interno non può mai essere letto come un elemento di debolezza. Al contrario, è spesso il segnale più evidente di una comunità politica viva, dinamica, capace di interrogarsi sul proprio futuro senza rinunciare alla propria identità. È questo il messaggio che emerge con chiarezza dall’intervista all’onorevole Giorgio Lovecchio, componente delle commissioni finanze ed enti gestori, in una fase particolarmente significativa per Forza Italia in Puglia e nel Mezzogiorno. Dopo il recente congresso celebrato in Calabria, culminato nella partecipata assise che ha visto la presenza del vicepremier Antonio Tajani e l’elezione di Francesco Cannizzaro, il partito azzurro sembra aver imboccato con decisione una strada di stabilizzazione e rilancio. Una traiettoria che coinvolge inevitabilmente anche la Puglia, dove il dibattito interno delle ultime settimane ha acceso riflessioni e sensibilità differenti, ma senza mai uscire dal perimetro della dialettica democratica. Del resto, ubi maior minor cessat: nelle grandi comunità politiche le ambizioni personali devono sapersi subordinare all’interesse collettivo. Ed è proprio questo il punto centrale sottolineato da Lovecchio: il confronto non deve trasformarsi in una guerra di logoramento mediatico, ma rimanere nell’alveo della segreteria regionale, dentro una dimensione di partecipazione e responsabilità condivisa.  La discussione apertasi attorno alla guida regionale del partito non rappresenta dunque una frattura insanabile, bensì la fisiologica manifestazione di un partito che continua ad attrarre energie, amministratori e dirigenti sui territori. In Puglia, nonostante le difficoltà registrate negli ultimi mesi, Forza Italia dimostra infatti una vitalità che pochi possono permettersi di ignorare. Lo dimostrano il fermento provinciale, il ritorno di entusiasmo nella base, la volontà di tornare a fare politica tra la gente e nei territori, come testimonia anche l’apertura della segreteria politica a Foggia voluta dallo stesso Lovecchio per rafforzare il radicamento cittadino e provinciale. In questo contesto, l’orizzonte congressuale previsto già per il mese di giugno assume un valore altamente politico. La Puglia, dunque, non rientrerebbe tra quelle regioni in cui le acredini interne abbiano compromesso il regolare svolgimento del congresso che non sarà soltanto un appuntamento organizzativo, ma il momento nel quale il partito sarà chiamato a trasformare il confronto in sintesi politica. E ad oggi, non sembrano emergere reali dubbi sulla riconferma del coordinatore regionale Mauro D’Attis, figura che continua a rappresentare un punto di equilibrio per la comunità azzurra pugliese. 

A Foggia si accende lo scontro politico attorno alla manifestazione annunciata per venerdì 22, che vedrà la presenza di Roberto Fiore, leader di Forza Nuova e figura storica dell’estrema destra neofascista. La notizia ha provocato una reazione immediata da parte di associazioni, sindacati e rappresentanti istituzionali, che denunciano il rischio di legittimare gruppi già condannati per violenze politiche.

Il disavanzo da 349 milioni di euro non nasce per caso ma da una crescita continua dei costi che la politica regionale non è più riuscita a controllare. Personale, Sanitaservice, Rsa, liste d’attesa, dispositivi sanitari, noleggi, salute mentale, strutture convenzionate, prestazioni aggiuntive, farmaceutica: pezzo dopo pezzo si è costruita negli anni una gigantesca macchina sanitaria che oggi rischia di collassare sotto il proprio peso. E seppur encomiabile il tentativo del presidente Antonio Decaro di tutelare chi lo ha preceduto, ogni tentativo di alleggerire le responsabilità appare inevitabilmente destinato a fallire. L’intervista rilasciata a l’Attacco dal commissario straordinario dell’ASL Foggia, Antonio Nigri, interrogato sul pesante bilancio che interessa l’azienda sanitaria foggiana, ha lasciato chiaramente intravedere i tanti nervi scoperti, facendo emergere le profonde crepe di quel rapporto di fiducia e lealtà che inevitabilmente lega il politico del territorio ai dirigenti sanitari di nomina politica. Perché nelle parole di Nigri si coglie soprattutto un concetto: la direzione generale dell’ASL FG non intende farsi carico di responsabilità che ritiene riconducibili alle scelte strategiche della Regione. Una linea difensiva chiara: molte delle decisioni oggi finite sotto accusa sarebbero state perfettamente coerenti con le direttive nazionali e regionali. E proprio la provincia di Foggia, oggi osservata speciale dentro il terremoto della sanità pugliese, sembra voler prendere le distanze da un sistema costruito nel tempo ben oltre i confini delle singole aziende sanitarie. Dentro questo scenario il caso più emblematico resta quello della Sanitaservice ASL FG. Nata come semplice società in house per internalizzare alcuni servizi ed evitare esternalizzazioni private, oggi la struttura appare sempre più simile a una vera e propria:“ASL parallela”. I numeri sono impressionanti. Nel bilancio preventivo 2026: ricavi previsti per 55,4 milioni di euro, costo del personale pari a 45,5 milioni. Tradotto: oltre l’83% dell’intero fatturato viene assorbito soltanto dagli stipendi. Il Piano assunzioni 2026 fotografa una struttura gigantesca: 1.593 FTE teorici. Una macchina che oggi gestisce: 118, ausiliariato, pulizie, logistica, CUP, portinerie, manutenzioni, supporto informatico, gestione reti e fonia, servizi di hospitality. Un’espansione continua che da anni alimenta il sospetto politico più pesante: quello di aver trasformato le Sanitaservice in giganteschi contenitori occupazionali funzionali al consenso elettorale. Accuse sempre respinte dal centrosinistra, che invece continua a difendere il modello in house sostenendo di aver eliminato gli appalti esterni e migliorato le condizioni dei lavoratori. Ma oggi, con il sistema sanitario pugliese travolto dal disavanzo, quella discussione torna inevitabilmente centrale.

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