Regione Puglia, non si placano le polemiche dopo la decisione dell’aumento Irpef: “Escano i responsabili”

Carattere
  • Più Piccolo Piccolo Medio Grande Più Grande
  • Predefinito Helvetica Segoe Georgia Times

Il disavanzo da 349 milioni di euro non nasce per caso ma da una crescita continua dei costi che la politica regionale non è più riuscita a controllare. Personale, Sanitaservice, Rsa, liste d’attesa, dispositivi sanitari, noleggi, salute mentale, strutture convenzionate, prestazioni aggiuntive, farmaceutica: pezzo dopo pezzo si è costruita negli anni una gigantesca macchina sanitaria che oggi rischia di collassare sotto il proprio peso. E seppur encomiabile il tentativo del presidente Antonio Decaro di tutelare chi lo ha preceduto, ogni tentativo di alleggerire le responsabilità appare inevitabilmente destinato a fallire. L’intervista rilasciata a l’Attacco dal commissario straordinario dell’ASL Foggia, Antonio Nigri, interrogato sul pesante bilancio che interessa l’azienda sanitaria foggiana, ha lasciato chiaramente intravedere i tanti nervi scoperti, facendo emergere le profonde crepe di quel rapporto di fiducia e lealtà che inevitabilmente lega il politico del territorio ai dirigenti sanitari di nomina politica. Perché nelle parole di Nigri si coglie soprattutto un concetto: la direzione generale dell’ASL FG non intende farsi carico di responsabilità che ritiene riconducibili alle scelte strategiche della Regione. Una linea difensiva chiara: molte delle decisioni oggi finite sotto accusa sarebbero state perfettamente coerenti con le direttive nazionali e regionali. E proprio la provincia di Foggia, oggi osservata speciale dentro il terremoto della sanità pugliese, sembra voler prendere le distanze da un sistema costruito nel tempo ben oltre i confini delle singole aziende sanitarie. Dentro questo scenario il caso più emblematico resta quello della Sanitaservice ASL FG. Nata come semplice società in house per internalizzare alcuni servizi ed evitare esternalizzazioni private, oggi la struttura appare sempre più simile a una vera e propria:“ASL parallela”. I numeri sono impressionanti. Nel bilancio preventivo 2026: ricavi previsti per 55,4 milioni di euro, costo del personale pari a 45,5 milioni. Tradotto: oltre l’83% dell’intero fatturato viene assorbito soltanto dagli stipendi. Il Piano assunzioni 2026 fotografa una struttura gigantesca: 1.593 FTE teorici. Una macchina che oggi gestisce: 118, ausiliariato, pulizie, logistica, CUP, portinerie, manutenzioni, supporto informatico, gestione reti e fonia, servizi di hospitality. Un’espansione continua che da anni alimenta il sospetto politico più pesante: quello di aver trasformato le Sanitaservice in giganteschi contenitori occupazionali funzionali al consenso elettorale. Accuse sempre respinte dal centrosinistra, che invece continua a difendere il modello in house sostenendo di aver eliminato gli appalti esterni e migliorato le condizioni dei lavoratori. Ma oggi, con il sistema sanitario pugliese travolto dal disavanzo, quella discussione torna inevitabilmente centrale.

A marzo scorso, la Regione Puglia aveva tentato di contenere la spesa imponendo limiti alle assunzioni delle Sanitaservice. Formalmente il blocco c’è stato ma il sistema avrebbe trovato rapidamente l’escamotage: nessuna nuova assunzione ufficiale ma proroghe, continuità dei contratti e mantenimento dell’intera struttura occupazionale. Il classico: “fatta la legge, trovato l’inganno”. Intanto le spese  continuano a crescere. Si stima infatti che in questi 5 mesi la Puglia stia abbia generato altri 145 milioni di disavanzo.

Al fianco della Sanità service troviamo anche il caso delle RSA e ancora una volta  in provincia di Foggia emerge un altro passaggio emblematico. Nell’ultimo anno l’ASL FG ha avviato percorsi di internalizzazione di personale e servizi che in precedenza erano affidati a soggetti privati, come nel caso delle RSA San Raffaele di Troia e San Nicandro Garganico. Una scelta rivendicata come necessaria per garantire continuità assistenziale e maggiore controllo pubblico. Ma che inevitabilmente ha comportato: nuovi costi, assorbimento di personale, maggiore rigidità della spesa sanitaria. In pratica: spese che prima gravavano sul privato finiscono progressivamente dentro il perimetro pubblico e nello specifico nell’Asl di Foggia.

Sul tema sanità interessante il contributo del senatore di Fratelli d’italia Ignazio Zullo, che forte della sua lunga esperienza da consigliere regionale invita Decaro a rendere pubblici alcune voci di spesa, cominciando dal  dire quanto si spendeva prima delle Sanitaservice e quanto si spende oggi, rivalutando correttamente i costi.

Per il senatore il vero nodo sarebbe l’esplosione della macchina interna su cui Decaro ha il dovere di fare luce: Chi entrava in sanità service con la qualifica di pulitore, poi  diventava dirigente sindacale o responsabile amministrativo con ruolo e stipendio completamente diversi. Ma il passaggio più pesante riguarda il 118. Secondo Zullo: “quando il servizio fu internalizzato si sapeva già che il costo sarebbe aumentato di oltre 30 milioni di euro”. E aggiunge: “Decaro ha il dovere di confermare o smentire quei numeri”. La domanda che pone Zullo è politica prima ancora che economica: “se non c’era necessità, perchè internazionalizzare un servizio che comunque funzionava bene?” La risposta che si desume è pesantissima: costruire consenso e accontentare il sistema clientelare.

L’attacco del centrodestra diventa ancora più duro sul piano politico. Secondo Zullo: “Decaro dovrebbe spiegare ai pugliesi quante risorse sono servite realmente per migliorare i servizi e quante invece per alimentare consenso elettorale”. Nel mirino finiscono: consulenze, incarichi fiduciari, dirigenti regionali nomine di dipartimento, figure politiche ricollocate nel sistema sanitario. Zullo chiede: una verifica della Corte dei Conti prima di continuare a tassare i cittadini.

In molti ricorderanno l’ormai famoso caso dell’azienda ospedaliera autonome di Taranto dove per dirimere la controversia politica in casa PD tra Michele Pelillo e Rinaldo Melucci (in gioco c’era la candidatura a sindaco del capoluogo Jonico), si decise di acquietare le acque assegnando a Pelillo il ruolo di commissario straordinari da oltre 100 mila euro annui per guidare strutture ancora in fase embrionale. Ed è proprio questo il cuore dell’accusa politica: l’idea che la sanità sia stata utilizzata negli anni anche come strumento di distribuzione di incarichi, consenso e potere. Zullo distingue nettamente il caso della provincia di Foggia dal resto della regione. 

Foggia ha sempre avuto bisogno di maggiori risorse per ragioni oggettive: vastità del territorio, rete ospedaliera diffusa, caratteristiche orografiche, aree interne difficili da raggiungere. Non possono essere crocifisse le direzione generali dell’ASL FG e Policlinico”. Per il senatore, infatti, le responsabilità principali sarebbero a monte. “Chi avrebbe dovuto razionalizzare davvero la rete ospedaliera era la Regione e quindi Emiliano. Ma quella razionalizzazione avrebbe dovuto toccare prima di tutto il privato accreditato. Fatto salvo per la Casa Sollievo che è un ente ecclesiastico e che rientra di diritto nella programmazione sanitaria nazionale e regionale, il resto del privato accreditato andava razionalizzato”.

Ed è qui che arriva una delle accuse politicamente più esplosive. “Decaro ha il dovere di dire ai pugliesi quali strutture private vicine al sistema politico del Pd e di Emiliano sono state salvaguardate da questa mancata razionalizzazione”. Poi l’affondo finale su consulenze e incarichi regionali. “È immorale chiedere sacrifici ai pugliesi aumentando le tasse mentre esistono consulenze da oltre 100 mila euro l’anno di cui non si comprende utilità e rendimento”. Non fa nomi Zullo, ma è facile risalire a volti e nomi dei consulenti, dirigenti di dipartimento e figure regionali che  da candidati sconfitti sono stati poi sistemati dalla Regione: Rocco De Franchi, Aldo Patruno, Vito Antonacci, Domenico Desantis, solo per citarne alcuni.

Il senatore attacca anche il racconto regionale sulle liste d’attesa e sulle strutture socio sanitarie. Per quanto riguarda il primo tema Decaro, secondo Zullo, non può limitarsi a dire che sono state recuperate prestazioni. “Deve dire quanti pugliesi non sono riusciti a curarsi nel pubblico e sono stati costretti a pagare di tasca propria oppure a curarsi fuori regione”.

Per il settore socio sanitario accusato di incidere notevolmente sul bilancio sanitario Zullo precisa: “Non è il settore sociosanitario che deve essere criminalizzato, anzi. RSA, hospice e strutture territoriali servono proprio a decongestionare gli ospedali e quindi a ridurre anche i costi della sanità pubblica. La popolazione pugliese sta invecchiando, aumentano malattie croniche, Alzheimer e non autosufficienza. Senza una rete sociosanitaria efficiente, tanti pazienti finiscono per occupare posti letto ospedalieri che dovrebbero essere destinati alle emergenze.

Il vero problema è che la Regione Puglia non garantisce pienamente i livelli essenziali di assistenza per tutti i posti letto autorizzati e accreditati. Così molti cittadini che avrebbero diritto, secondo i LEA, alla quota sanitaria per RSA, hospice o strutture Alzheimer sono costretti a pagare di tasca propria. E qui il paradosso diventa pesante: prima viene negato un diritto sanitario, poi gli stessi cittadini si ritrovano anche a pagare l’aumento dell’Irpef per coprire il buco della sanità.”
(Antonio Cardano - l’Attacco)

   banner whatsapp canale 700

 

testatina dillo al direttore WEB

 



Migliora la tua esperienza: installa la nostra app ora!

Ottieni accesso immediato alla nostra app installandola sul tuo dispositivo iOS!
È sufficiente toccare il pulsante Share (condividi) in basso allo schermo,
poi selezionare Add to Home Screen (Aggiungi alla schermata Home).
Segui le istruzioni per aggiungere l'icona della nostra app alla schermata Home per un accesso rapido e facile.
Goditi una navigazione senza interruzioni e rimani connesso ovunque tu vada!

× Installa l'app Web
Mobile Phone
Offline: nessuna connessione Internet
Offline: nessuna connessione Internet