Le dimissioni della Sindaca Maria Aida Episcopo hanno aperto una finestra di venti giorni destinata a segnare il futuro dell'amministrazione comunale. Mentre i partiti discutono di possibili ricomposizioni e gli osservatori si interrogano sulla tenuta della maggioranza, una domanda continua a emergere nel dibattito cittadino: quanto pesa, nelle valutazioni dei consiglieri comunali, il rapporto tra attività politica e professione svolta al di fuori di Palazzo di Città? Per provare a rispondere, l'Attacco ha esaminato i curricula, le dichiarazioni pubblicate nella sezione Trasparenza del Comune di Foggia e le informazioni professionali disponibili per tutti i componenti dell'attuale Consiglio comunale. Si tratta inevitabilmente di una ricostruzione basata sui dati dichiarati dagli stessi amministratori e sulle informazioni accessibili al pubblico. Alcuni incarichi professionali potrebbero nel frattempo essere cambiati o risultare descritti in modo non completamente aggiornato. L'obiettivo, pertanto, non è fornire una fotografia patrimoniale o reddituale dei singoli consiglieri, ma comprendere quanto il loro percorso professionale appaia autonomo rispetto all'attività politico-istituzionale. È una domanda delicata, che va affrontata con prudenza. Nessuna professione determina automaticamente una scelta politica e nessun consigliere può essere ridotto al proprio lavoro. Tuttavia il profilo professionale dei trentadue componenti dell'assemblea consente di distinguere chi dispone di una collocazione lavorativa fortemente autonoma dalla politica e chi, invece, ha visto nel mandato una componente particolarmente significativa del proprio percorso pubblico.
Tra i profili più autonomi figurano sicuramente il professore universitario Nunzio Angiola, già parlamentare della Repubblica, il commercialista Giuseppe Mainiero, l'avvocato e giornalista Raffaele Di Mauro, il medico Italo Pontone, l'ingegnere Giovanni Quarato, la dirigente Anna Rita Palmieri e il bancario Mario Dal Maso. In tutti questi casi l'identità professionale appare pienamente consolidata e indipendente dalle vicende della consiliatura. Nella stessa fascia possono essere collocati numerosi funzionari e dipendenti pubblici. Lino Dell'Aquila e Antonello Di Paola sono funzionari sanitari. Francesco De Vito è vigile del fuoco. Achille Capozzi è responsabile del servizio ambulanze e sindacalista. Francesco Strippoli è specialista delle politiche del lavoro. Marco Pellegrino proviene dalle Forze Armate. Pasquale Rignanese opera nella polizia locale. Pasquale Cataneo è ferroviere, sindacalista e formatore. Anche per loro il mandato si inserisce in percorsi professionali già definiti e autonomi.
Vi sono poi consiglieri che arrivano dal mondo delle professioni tecniche e amministrative. Concetta Soragnese svolge l'attività di europrogettista. Franco Nunziante è funzionario tributario. Luigi Fusco opera come ufficiale della riscossione. Nicola Formica è docente della formazione professionale. Pasquale Ciruolo è dirigente del settore sociale. Claudio Amorese è dipendente pubblico. Anche in questi casi la politica rappresenta una dimensione importante, ma non esclusiva, del percorso personale. Una parte consistente dell'assemblea è composta da lavoratori provenienti dal settore privato e dal lavoro tecnico. Maurizio Accettulli è operaio specializzato. Benedetto Buenza lavora come impiegato amministrativo-contabile. Francesco Salemme è operaio. Antonio Rizzi è artigiano specializzato. Antonio Mancini ha svolto nel tempo attività da manutentore aeronautico, operaio metalmeccanico, addetto alle vendite e impiegato. Si tratta di figure che dispongono di una propria collocazione lavorativa ma che, in alcuni casi, hanno trovato nell'attività consiliare uno spazio significativo di crescita pubblica.
Più articolato appare il profilo di alcuni consiglieri che uniscono una professione autonoma a una lunga esperienza politica. La presidente del Consiglio Lia Azzarone, quadro direttivo nel settore privato, è da anni uno dei principali punti di riferimento del Partito Democratico provinciale. Mino Di Chiara, oggi impegnato in attività amministrative dopo numerose esperienze lavorative e politiche, rappresenta uno dei protagonisti più longevi della vita pubblica cittadina. Italo Pontone, oltre alla professione medica, vanta una lunga presenza nel centrosinistra foggiano. Lino Dell'Aquila abbina l'attività professionale al ruolo di capogruppo del Pd. Giuseppe Mainiero, Raffaele Di Mauro e Nunzio Angiola sono figure che hanno costruito negli anni un patrimonio politico che va ben oltre l'attuale consiliatura. Accanto a loro si collocano consiglieri che dispongono di un lavoro stabile ma per i quali il mandato rappresenta una componente importante del percorso pubblico. È il caso di Maurizio Accettulli, Benedetto Buenza, Pasquale Ciruolo, Claudio Amorese, Nicola Formica, Paolo Frattulino, Luigi Fusco, Franco Nunziante, Concetta Soragnese, Francesco Salemme, Antonio Rizzi e Antonio Mancini.
Un capitolo a parte riguarda i consiglieri il cui percorso pubblico appare maggiormente intrecciato con l'esperienza politico-istituzionale maturata negli ultimi anni. Mario Cagiano, ancora molto giovane, ha costruito gran parte della propria esperienza pubblica all'interno dell'attività politica. Antonio De Sabato, lavoratore dipendente passato dall'opposizione alla maggioranza durante la consiliatura, ha investito una parte significativa del proprio percorso nell'attuale esperienza amministrativa. Stefania Rignanese, ex amministratrice di società anch'essa transitata dall'opposizione alla maggioranza, rappresenta un altro caso nel quale il ruolo politico appare particolarmente rilevante rispetto alla dimensione professionale. In una posizione intermedia si possono collocare anche Francesco Salemme, Antonio Mancini, Antonio Rizzi e Benedetto Buenza, consiglieri che possiedono una propria attività lavorativa ma per i quali l'esperienza consiliare ha certamente contribuito ad accrescere visibilità e peso pubblico.
La composizione complessiva dell'aula racconta comunque una realtà più articolata di quanto spesso si immagini. Non emerge infatti un Consiglio formato prevalentemente da politici di professione. Al contrario, la presenza di professionisti, dirigenti, funzionari pubblici, lavoratori dipendenti e tecnici è largamente maggioritaria. Questo elemento suggerisce cautela nell'interpretazione di una crisi che rischia di essere letta esclusivamente attraverso la lente dell'interesse personale. Esiste infatti una differenza sostanziale tra dipendenza economica dal mandato e investimento politico nella consiliatura. Un medico, un avvocato, un professore o un dirigente possono avere pochissimo da perdere sul piano professionale da un eventuale ritorno alle urne e, al tempo stesso, moltissimo da perdere sul piano politico se dovesse fallire un progetto amministrativo nel quale hanno creduto e investito.
Lo stesso ragionamento vale per molti esponenti della maggioranza che, pur disponendo di una professione autonoma, hanno legato una parte importante della propria credibilità politica al successo dell'esperienza Episcopo. Allo stesso modo non è detto che chi possiede una professione meno strutturata sia necessariamente più incline a sostenere qualsiasi soluzione pur di evitare il voto. Le dinamiche politiche seguono spesso logiche più complesse delle semplici convenienze individuali. Pesano i rapporti nei partiti, le prospettive elettorali, le ambizioni personali, i rapporti con gli elettori e, non ultimo, il giudizio sull'operato dell'amministrazione.
La vera linea di divisione che emerge osservando i curricula dei consiglieri non sembra dunque essere quella tra maggioranza e opposizione, né quella tra professioni più o meno remunerative. Piuttosto appare distinguere chi possiede una carriera consolidata e indipendente dalla politica e chi invece ha costruito negli ultimi anni una parte significativa della propria esperienza pubblica proprio attraverso il mandato elettivo. Le prossime settimane diranno se prevarranno le ragioni della continuità amministrativa o quelle del ritorno alle urne. La fotografia professionale del Consiglio comunale offre una chiave di lettura utile, ma probabilmente non decisiva. A determinare il futuro dell'amministrazione saranno soprattutto gli equilibri politici, la capacità dei partiti di trovare una sintesi e la volontà dei consiglieri di continuare o meno un'esperienza che, al di là delle professioni esercitate, rappresenta per tutti uno dei passaggi più importanti della vita pubblica cittadina.
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