La festa dell’assessore Piemontese, quando il Codice Etico incontra trecento invitati: il re è nudo

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C'è una scena classica della commedia italiana che torna in mente pensando alla vicenda della festa di compleanno dell'assessore regionale pugliese Raffaele Piemontese: il protagonista, sorpreso in flagrante, alza le mani e dice “non sono io, non c'ero, e comunque non l'ho fatto”. La diffida notificata al quotidiano l'Attacco dalla difesa legale dell'assessore ha il pregio della completezza tecnica e il limite dell'evidenza politica. Smonta le cifre. Non smonta la festa. E nel diritto come nell'etica pubblica, come si sa, spesso è la festa il problema, non il conto. Ricapitoliamo i fatti nella loro essenziale semplicità.

Il 9 maggio 2026 l'Attacco pubblica un articolo in cui si riferisce di una celebrazione per i 45 anni di Piemontese, con circa trecento invitati, svoltasi presso Casa Freda, con tanto di lista regali presso la gioielleria Ciletti e un valore complessivo che il giornale stima nell'ordine dei centomila euro. Il giorno successivo arriva la replica degli avvocati: le cifre sono false, la lista non esiste, la festa era una sorpresa, alcuni amici stretti si sono organizzati autonomamente per un regalo comune del tutto incompatibile con i numeri pubblicati. Punto. Richiesta di rettifica integrale, minaccia di azioni civili e penali, tono da fortezza sotto assedio. Il problema è che, mentre gli avvocati demolivano le cifre con precisione chirurgica, sul tavolo è rimasto integro – e ingombrante come un elefante in soggiorno – il tema politico. Trecento invitati non sono stati smentiti. La presenza di imprenditori, professionisti, dirigenti sanitari e operatori economici con interessi nelle deleghe dell'assessore non è stata smentita. E non potrebbe esserlo, perché è strutturalmente impossibile che un assessore regionale con deleghe su materie economiche, sanitarie e amministrative abbia trecento amici intimi che non abbiano mai, nemmeno per caso, incrociato il perimetro della sua funzione pubblica.

La diffida sceglie intelligentemente di combattere il terreno penale – le cifre, la lista, l'organizzazione – lasciando però intatto, e tatticamente scoperto, il terreno etico-politico. Partiamo allora dalla norma più vicina al caso: la Legge Regionale Puglia n. 30 del 24 luglio 2017, “Disciplina dell'attività di lobbying presso i decisori pubblici”. Una legge che, lo diciamo subito, non punisce direttamente l'assessore per aver festeggiato il proprio compleanno – sarebbe surreale – ma che contiene una geometria istituzionale messa in crisi dalla vicenda in modo piuttosto evidente. L'articolo 3 definisce Piemontese un decisore pubblico. L'articolo 7 impone che gli incontri tra decisori pubblici e portatori di interessi particolari vengano registrati nell'agenda pubblica, con indicazione della data, dei temi di discussione e della documentazione prodotta. L'articolo 9 prescrive che l'attività di lobbying svolta nei confronti dei decisori venga resa nota attraverso quell'agenda. Ora, la domanda nasce spontanea: quando un imprenditore con appalti regionali o un dirigente sanitario con interessi nelle deleghe dell'assessore partecipa a una festa privata e porta un regalo, si è in presenza di un'interazione tra portatore di interessi e decisore pubblico che avrebbe dovuto finire nell'agenda pubblica regionale? La risposta giuridica stretta è no, perché la legge disciplina incontri formali nell'ambito di processi decisionali. La risposta politicamente onesta è: dipende da cosa si è detto tra un brindisi e l'altro.

E siccome non lo sapremo mai, è precisa mente questo il vuoto che la legge non riesce a colmare. Il legislatore pugliese del 2017 aveva ben compreso il problema: la zona grigia tra relazione personale e relazione istituzionale è il terreno fertile della commistione tra potere pubblico e interesse privato. La legge tenta di illuminarla con la trasparenza. Ma una festa da trecento coperti rimane, strutturalmente, al buio. Se la legge non offre appigli diretti, la Carta di Avviso Pubblico – Codice Etico per la buona politica, sottoscritta dalla giunta Emiliano nel gennaio 2025 – è ben più precisa e ben più scomoda per la difesa dell'assessore. L'articolo 3 della Carta fissa una soglia orientativa di 100 euro annui per i regali che un amministratore può accettare, ma aggiunge un principio molto più ampio e molto meno aggirabile: l'amministratore non deve accettare alcun tipo di regalo, vantaggio o altra utilità che sia anche indirettamente riconducibile a prestazioni erogate dalla propria amministrazione. Non importa chi organizza il regalo. Non importa se la festa era una sorpresa. Importa chi lo porta e in quale contesto relazionale lo fa. La difesa dell'assessore ha costruito un argomento robusto sul piano della intenzione soggettiva: Piemontese non sapeva, non organizzava, non chiedeva. È una posizione difensiva tecnicamente fondata rispetto alle ipotesi penali evocate dall'articolo.

Ma il Codice Etico non richiede l'intenzionalità per scattare: richiede che il risultato – la ricezione di utilità in un contesto di potenziale commistione – non si produca. È la differenza fondamentale tra diritto penale ed etica pubblica, e confonderle è un errore logico prima ancora che giuridico. C'è poi un secondo profilo della Carta, ancora meno affrontato dalla diffida: l'obbligo per l'amministratore di garantire piena trasparenza e conoscibilità dei suoi contatti istituzionali con cittadini e portatori di interessi, incontrandoli soltanto nelle sedi istituzionali. Una festa privata con imprenditori e dirigenti in rapporto con la Regione è esattamente il formato di contatto che il Codice vorrebbe rendere visibile, se non bandire del tutto. Non per mancanza di fiducia nella persona, ma per una ragione strutturale elementare: le sedi istituzionali lasciano tracce. Le feste private no. Ed è proprio questa opacità che alimenta il sospetto, indipendentemente dall'esistenza di illeciti concreti. Di fronte a tutto questo, la risposta più semplice – nonché la più efficace sul piano della credibilità istituzionale – sarebbe una sola: la pubblicazione volontaria da parte dell'assessore della lista completa dei regali ricevuti e delle relative somme. Non un obbligo di legge, certo, ma un atto di coerenza con il codice che lui stesso ha sottoscritto e con i principi di trasparenza che la sua parte politica ha sempre rivendicato come propri.

Se le cifre sono davvero incompatibili con quelle pubblicate, come sostiene la difesa, dimostrarlo non costerebbe nulla. Se invece quella pubblicazione non avverrà, il silenzio sarà esso stesso una risposta. Una risposta eloquente quanto scomoda. Ed eccoci al punto più malinconico della vicenda: chi dovrebbe verificare? Chi dovrebbe agire? In teoria, tre soggetti: il Responsabile della Trasparenza e della Prevenzione della Corruzione della Regione Puglia, che ai sensi della stessa L.R. 30/2017 coordina il registro dei lobbisti e vigila sulle interazioni tra decisori e portatori di interessi; Avviso Pubblico, attraverso il suo coordinamento regionale pugliese, che ha il compito istituzionale di vigilare sul rispetto del Codice Etico da essa elaborato; e, in via più indiretta, ANAC, sul versante degli obblighi generali di trasparenza amministrativa. In pratica, il sistema assomiglia a una serie di specchi che si riflettono all'infinito senza mai produrre un'immagine nitida. Il Responsabile della Trasparenza è nominato dalla giunta regionale, cioè dall'organo esecutivo di cui Piemontese fa parte. Il coordinatore regionale pugliese di Avviso Pubblico è il sindaco Pierpaolo D'Arienzo, che – come puntualmente nota l'articolo – è considerato politicamente vicino all'assessore e che, contattato dalla redazione, non si è reso reperibile. ANAC ha competenze generali ma non è deputata a intervenire puntualmente sui codici etici volontari delle giunte regionali. È una lacuna che non riguarda l'organizzazione di questa festa in particolare: riguarda un difetto strutturale del sistema italiano di controllo sull'etica pubblica.

Quando i controllori sono nominati dai controllati, o sono amici dei controllati, il codice etico diventa una bella cornice appesa al muro dell'ufficio, utile per le fotografie nelle cerimonie ufficiali e innocua nelle occasioni scomode. Non sappiamo con precisione cosa sia stato donato, da chi, per quale valore complessivo. Non sappiamo quali conversazioni siano avvenute tra l'assessore e gli ospiti portatori di interessi. Non sappiamo se qualcuno abbia brindato pensando a un appalto futuro o semplicemente perché voleva bene a Raffaele Piemontese come persona, il che è perfettamente possibile e umanamente comprensibile. Quello che sappiamo con certezza è più sottile ma non meno rilevante: non festeggiavano la persona. Festeggiavano l'assessore. E questo non è un giudizio morale sugli ospiti né sull'interessato: è una constatazione strutturale. Chi esercita funzioni di governo non ha il lusso di separare il sé istituzionale dal sé privato ogni volta che lo desidera. Il potere non ha pause. Non si mette in pausa per un brindisi, non si sospende per un dolce con le candeline. Chiunque fosse in quella sala lo sapeva benissimo, incluso l'assessore.

Per queste ragioni, nella consapevolezza lucida – e un po' triste – che gli organismi competenti potrebbero non avere né la volontà né l'indipendenza necessarie per un esame serio della vicenda, riteniamo doveroso segnalare formalmente i profili descritti al Responsabile della Trasparenza e della Prevenzione della Corruzione della Regione Puglia, al coordinamento nazionale di Avviso Pubblico – non a quello regionale, per ovvie ragioni di opportunità – e ad ANAC, affinché ciascuno valuti nell'ambito delle proprie competenze se esistano i presupposti per un approfondimento istruttorio. Non con l'illusione che qualcosa cambierà. Ma con la convinzione che documentare, trasmettere e chiedere conto sia l'unico antidoto disponibile quando il sistema preferisce guardarsi allo specchio piuttosto che guardare fuori dalla finestra. La festa, probabilmente, è già finita da un pezzo. La domanda che ha sollevato, invece, è ancora in piedi. E attende ancora qualcuno disposto a risponderle davvero. Magari cominciando dall'assessore stesso, con quella lista e quelle cifre che, se davvero non c'è nulla da nascondere, non dovrebbero costare nulla pubblicare.

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testatina dillo al direttore WEB

 



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