C’è una buca in corso Roma. Ce n’è un’altra in via Sbano, un’altra ancora in via Castiglione. Al rione Martucci non si parla di buche. Si parla di crateri. Voragini nell’asfalto che i residenti imparano a memoria, che aggirano ogni giorno, che fotografano e segnalano senza grossi cambiamenti. Le fotografano anche gli altri cittadini, in altre strade e in altri quartieri della città, le segnalano i consiglieri comunali, le postano sui social in una liturgia che si ripete da anni e che non cambia mai forma. Poi, il 26 aprile 2026, la sindaca Maria Aida Episcopo risponde. Lo fa dai social, con una frase che è insieme una difesa e una cifra: “Di strade ne abbiamo lavorate 300”, nel mese di agosto scriveva addirittura 310. Trecento. Non rifatte. Non ricostruite. Lavorate. La scelta del verbo non è casuale, ed è da lì che conviene partire. Questa è la ricostruzione, attraverso i comunicati del Comune, le delibere pubblicate su ANAC, gli atti del Piano Triennale delle Opere Pubbliche e le comunicazioni ufficiali dei gestori dei sottoservizi, di cosa sia composta quella cifra. Il risultato è un quadro articolato, in cui manutenzione straordinaria comunale, ripristini eseguiti da ENEL e Open Fiber, e interventi ancora in corso o solo programmati confluiscono sotto la stessa etichetta. Non c’è una bugia. C’è qualcosa di più sottile: una categoria politica che assorbe cose molto diverse tra loro.
Come si conta una strada
Nell’uso tecnico e amministrativo, esistono almeno cinque tipi di intervento su una strada urbana: il rifacimento completo della carreggiata, la manutenzione straordinaria, il rappezzo o intervento puntuale, il ripristino post-scavo eseguito dai gestori dei sottoservizi e l’intervento programmato, ma non ancora eseguito. Non sono la stessa cosa. Non costano uguale. Non durano lo stesso tempo. Il comunicato del Comune del 31 dicembre 2024, quello che annuncia l’aggiudicazione dei tre lotti per oltre 5,5 milioni di euro, dice esplicitamente: gli interventi comprendono “ripristino del manto ammalorato, bitumatura e ricariche strutturali, messa in sicurezza, rifacimento o sistemazione della segnaletica orizzontale e verticale, marciapiedi, cigli e cordoli”. Operazioni molto diverse, accomunate dalla stessa voce di bilancio e dalla stessa narrazione politica. Il problema non è che il Comune mente. È che usa una categoria — “strade lavorate” — abbastanza ampia da contenere tutto: il rifacimento di un’arteria, il rattoppo di un marciapiede, il ripristino di una buca eseguito da ENEL dopo uno scavo per la fibra ottica. Finché quella distinzione non viene resa pubblica, il cittadino non ha strumenti per valutare. E in assenza di strumenti, la cifra politica vince sempre.
Gli appalti: procedure corrette, numeri da leggere
La parte più solida del quadro sono gli appalti. Sono verificabili, affidati tramite procedure aperte, con partecipazione ampia. La Stazione Unica Appaltante della Provincia di Foggia, per conto del Comune, ha aggiudicato alla fine del 2024 tre lotti di accordo quadro per la manutenzione straordinaria delle strade. I dati: zona A — strade urbane nord e centro storico — base d’appalto oltre 2 milioni di euro, aggiudicata alla HOPERA srl di Andria con ribasso del 31,6%, ottantotto ditte partecipanti alla gara. Zona B — area sud — 1,75 milioni, ABIT STRADE srl di Maltignano, ribasso del 32,1%, centoquattro partecipanti. Zona C — strade extraurbane e borgate — 1,75 milioni, COGET srl di Bacoli, ribasso del 32,1%, centoquattordici partecipanti. Totale lordo: oltre 5,5 milioni. Sommando 1,5 milioni di lavori già avviati, il Comune dichiara un piano da 7 milioni. Le procedure risultano formalmente corrette. I ribassi, intorno al 32%, sono significativi, ma non anomali per il comparto delle opere stradali di piccola scala. Non c’è nulla, in questi dati, che chieda di essere contestato. Il nodo è altrove. È nella natura degli accordi quadro. Uno strumento flessibile: consente all’amministrazione di ordinare interventi in più riprese entro un tetto di spesa, senza impegnarsi su un elenco predefinito di strade. È utile per la manutenzione distribuita nel tempo. Però, non permette di rispondere a una domanda semplice: quante strade, esattamente, sono state rifatte integralmente? Un accordo quadro può moltiplicare il numero degli interventi — e quindi delle “strade lavorate” — frammentando un unico cantiere in azioni distinte. La cifra politica “300” non contraddice gli appalti. In qualche modo, li rispecchia. A questi appalti straordinari si affianca un contratto preesistente: l’affidamento quinquennale dei servizi integrati di manutenzione ordinaria a Global Manutenzione Strade, per un importo di circa 1,8 milioni al netto IVA, valido fino al 2027. Global Strade si occupa della manutenzione di routine: rattoppi, riparazioni puntuali, buche.
Le strade che non sono del Comune
Questa è la parte più rilevante e meno discussa. Accanto agli appalti comunali, centinaia di strade foggiane sono state interessate da ripristini eseguiti dai gestori dei sottoservizi: ENEL, Open Fiber, AQP, Amgas, TIM, Fastweb, Wind Tre. Non sono lavori del Comune. Sono obblighi contrattuali dei gestori, che — in base alle autorizzazioni allo scavo rilasciate dal Comune — devono ripristinare il manto stradale dopo ogni intervento nel sottosuolo. I numeri, ricavati dai comunicati ufficiali del Comune, sono questi. Al dicembre 2023: 43 strade già ripristinate da ENEL, 23 in corso o di prossima esecuzione, 37 programmate nei mesi successivi. Oltre cento strade per il solo gestore elettrico. Nel 2025: altri 22 ripristini definitivi ENEL. Entro fine 2026: ulteriori 11 strade programmate. Open Fiber aggiunge 21 strade di propria competenza. Il comunicato del 10 aprile 2026 lo dice esplicitamente: “oltre 250 le strade interessate anche da ripristini di enti gestori sottoservizi” dall’insediamento dell’amministrazione Episcopo. La novità dell’amministrazione Episcopo, documentata dal vertice del febbraio 2024 con i gestori, sta nell’aver preteso sistematicamente l’esecuzione puntuale di questi ripristini. In passato erano stati eseguiti “tardivamente e con discutibili finiture”. L’assessore ai Lavori Pubblici Giuseppe Galasso ha istituito chat dedicate con ciascun gestore, ha fatto sopralluoghi, ha monitorato i tempi. Questo è un merito reale. Coordinare una mezza dozzina di aziende diverse su centinaia di cantieri dispersi in città non è banale. È proprio qui che la narrazione scivola. Un ripristino post-scavo non è un investimento del Comune sulla viabilità urbana. È il rattoppo di un danno causato da terzi, che quei terzi erano già obbligati a coprire. Quando queste centinaia di ripristini confluiscono sotto l’etichetta delle “300 strade”, il risultato è un’impressione di azione amministrativa molto più robusta di quella che la spesa comunale giustifica. E quella buca in via Castiglione, rifatta da Open Fiber dopo uno scavo per la fibra, non risolve il problema strutturale della strada. Risolve il perimetro dello scavo.
Il paradosso degli scavi
C’è un livello ulteriore di complessità che il comunicato istituzionale non esplicita. I gestori dei sottoservizi stanno estendendo le loro reti in tutta la città. La fibra ottica deve arrivare ovunque. Le reti idriche vanno ammodernate. La rete elettrica va adeguata. È un processo fisiologico. Ogni scavo deteriora il manto stradale. E ogni ripristino post-scavo, per quanto eseguito “a regola d’arte”, reintegra solo il tratto rimosso senza rigenerare la struttura del piano stradale circostante. Il comunicato del 10 aprile 2026 contiene un dato che vale la pena leggere con attenzione. Alla stessa data in cui i lavori di manutenzione stradale riprendevano dopo la pausa per pioggia, ENEL comunicava le tredici strade che sarebbero state oggetto di nuovi scavi entro giugno 2026: viale degli Aviatori, via Caracciolo, corso Giannone, viale Mazzini, e altre. Strade che, se rifatte in anticipo con fondi comunali, sarebbero state nuovamente scavate nel giro di settimane. È per questo che il Comune ha scelto di escludere dagli appalti comunali i tratti interessati da prossimi lavori dei gestori: una scelta razionale, che permette di non sprecare asfalto fresco. Ma che riduce ulteriormente il perimetro degli interventi definitivi. Più le reti vengono modernizzate, più le strade vengono scavate e rappezzate.
Quello che i documenti non dicono
Questo articolo lascia aperte alcune domande che solo l'accesso agli atti potrebbe chiudere. Senza i contratti attuativi strada per strada, i SAL e le determine dirigenziali sui singoli interventi, non è possibile rispondere alla domanda che conta: quante delle 300 strade sono state rifatte integralmente, quante hanno ricevuto una ricarica parziale, e quante sono state escluse perché interessate da prossimi scavi dei gestori. Il Comune ha comunicato, ad aprile 2026, di disporre di un sistema di mappatura degli interventi in tempo reale. Lo strumento esiste. Basterebbe rendere pubblica la lista strada per strada, con la tipologia di intervento, la data di esecuzione e il soggetto esecutore. Non è una richiesta astratta di trasparenza. È la condizione minima perché la cifra politica diventi un dato verificabile. Finché questo non accade, “300” resta un contenitore. Utile per una conferenza stampa, inutile per chi vuole capire. Nel frattempo, Fratelli d’Italia ha contestato i numeri dell’amministrazione, definendoli “lontani dalla realtà”. L’opposizione ha ragioni politiche per farlo. Ma la fragilità della cifra “300 strade lavorate” non dipende dall’opposizione. Dipende da come è stata costruita. La sindaca Episcopo ha ereditato un Comune con un debito di manutenzione accumulato per anni. Non è una lettura retroattiva. È una lettura che lo stesso sindaco dell’epoca, Franco Landella, aveva fatto esplicitamente: strade e marciapiedi non si potevano rifare perché i soldi non c’erano. Un’ammissione brutale, ma almeno onesta nella sua precisione. L’amministrazione Episcopo ha avviato gare pubbliche corrette, ha coordinato i gestori dei sottoservizi meglio di quanto non fosse mai stato fatto prima, ha portato risorse aggiuntive su un capitolo di spesa storicamente sacrificato. Questi sono fatti. “300 strade lavorate” non è un rendiconto tecnico. È una narrazione. E le narrazioni, quando parlano di asfalto, hanno il difetto di non tappare le buche.
La domanda che questa città dovrebbe porre alla propria amministrazione non è quante strade sono state lavorate. È quante ne sono state rifatte integralmente, quanto reggeranno, e qual è il piano per le altre. L’ex sindaco Landella diceva che i soldi non c’erano. L’attuale sindaca Episcopo dice che le strade le ha fatte. Se il debito di manutenzione accumulato in anni di predissesto è quello che i documenti descrivono, non bastano sette milioni e qualche anno di governo per averlo colmato. Qualcosa, nel racconto, non torna. Finché quella domanda non ottiene risposta puntuale — tipi di intervento, costi unitari, durata stimata — il cittadino foggiano non ha gli strumenti per giudicare. E giudicare, in una democrazia, è tutto quello che resta dopo aver fotografato una buca e aver scansato dei crateri al rione Martucci.
(Luca De Marco - l’Attacco) (prima puntata)
How to resolve AdBlock issue?


(condividi) in basso allo schermo,
(Aggiungi alla schermata Home).