Se nell’assemblea pubblica di Vieste il fronte ambientalista è rimasto quasi del tutto fuori dai radar, il giorno dopo la replica è arrivata nero su bianco. Ed è una replica durissima. A intervenire è la Federazione Pro Natura, attraverso una lunga nota firmata dal vicepresidente nazionale Vincenzo Rizzi, già tra le voci critiche sui social insieme all’ambientalista Maurizio Marrese del WWF nelle ore successive all’incontro promosso dal Comitato pro Superstrada. Pro Natura contesta alla radice l’impostazione politica e culturale dell’intervento: “Chiamarla superstrada garganica serve soprattutto a conferire una patina strategica a un’operazione che appare, nei fatti, molto più propagandistica che necessaria”, sostiene Rizzi, il quale critica l’idea di destinare “oltre 850 milioni di euro” a un’opera che, secondo l’associazione, garantirebbe “solo pochi minuti di risparmio verso Vieste”. Un punto importante riguarda la distribuzione delle risorse pubbliche. Per gli ambientalisti, mentre si discute di una grande arteria stradale, vaste aree interne della Capitanata continuano a convivere con frane, collegamenti compromessi e viabilità secondaria in condizioni critiche: “La vera emergenza non è inaugurare nuove arterie, ma rendere percorribili e sicure quelle che già esistono”, si evidenzia. Un passaggio che incrocia indirettamente anche alcune delle contestazioni emerse durante l’assemblea di Vieste, dove più interventi avevano denunciato l’isolamento del Gargano e le difficoltà della mobilità interna. Solo che, per Pro Natura, la soluzione non passa attraverso una nuova infrastruttura a scorrimento veloce. Anzi. La federazione sostiene che una strada del genere rischierebbe di accelerare processi già in corso: spopolamento, pendolarismo, desertificazione dei piccoli centri e consumo di suolo.
“Una comunità non si salva perché la si raggiunge più in fretta, ma perché la si rende stabile nei servizi”, dichiara Rizzi. Non mancano poi anche i riferimenti ai vincoli ambientali e paesaggistici del territorio garganico. Secondo Pro Natura, il danno “non si misura solo in metri quadrati occupati”, ma nella “frammentazione degli habitat” e nell’alterazione di un sistema territoriale definito “delicato e complesso”.
Gli ambientalisti, però, alzano ulteriormente il livello dello scontro. Infatti, Pro Natura annuncia apertamente la possibilità di rivolgersi alle sedi europee qualora il progetto dovesse andare avanti attraverso deroghe normative o modifiche legislative. “Si arriverà fino alla sede europea per chiedere l’apertura di una procedura di infrazione in relazione alla possibile violazione della Direttiva Habitat e della Direttiva Uccelli”, promette la Federazione.
Una linea che rischia di complicare ulteriormente un iter già considerato pieno di ostacoli politici e amministrativi. Nel comunicato c’è spazio anche per una critica più ampia all’idea stessa di sviluppo legata alle grandi opere. Pro Natura cita esempi come Zermatt, le Cinque Terre e la Costiera Amalfitana per sostenere che i territori turistici “più forti” non sarebbero cresciuti attraverso nuove strade, ma puntando sulla tutela del paesaggio e sulla qualità dell’esperienza turistica.
Parole destinate a far infiammare nuovamente il confronto sul Gargano, dove il tema della Superstrada continua a dividere pur in presenza di un consenso politico quasi trasversale sull’opera. E proprio questo forse resta il dato più interessante emerso nelle ultime ore: se dentro la sala di Vieste quasi nessuno si è dichiarato contrario alla Superstrada, al di fuori, invece, il dissenso esiste eccome. Ed è pronto a trasformarsi in una battaglia politica, culturale e probabilmente anche legale.
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