Che l’autocombustione esista lo sanno tutti; ma tutti sanno che gli incendi boschivi, e non solo, sono innescati dalla mano dell’uomo per dolo o per colpa. Le leggi che puniscono i piromani ci sono ma occorre individuare e arrestare i criminali che appiccano il fuoco, e distruggono ettari di vegetazione e tutto ciò che contiene, provocando danni ingenti all’ambiente e al clima. Dalle dichiarazioni del WWF Foggia, ai 36 milioni di Euro fermi per la riqualificazione ad hub di protezione civile dell’ex Villaggio Azzurro dell’Aeronautica Militare a “Gino Lisa” - mentre si discute - il Gargano è messo a ferro e fuoco, come nel 2007: “Sono già 972 gli ettari di territorio andati in fumo in Puglia da giugno al 13 luglio, secondo i dati provvisori del sistema europeo EFFIS (European Forest Fire Information System) di Copernicus, che monitora gli incendi attraverso l’elaborazione delle immagini satellitari; un bilancio che conferma l’elevato livello di rischio per campagne, aree naturali e patrimonio ambientale regionale, con le situazioni più critiche concentrate nelle province di Lecce, Taranto e Foggia”. A tracciare il quadro è Coldiretti Puglia, che evidenzia come la stagione estiva, caratterizzata da alte temperature e condizioni di siccità, renda ancora più vulnerabili le aree rurali, dove un incendio può trasformarsi rapidamente in una vera emergenza ambientale ed economica. “l monitoraggio EFFIS rileva 399 ettari bruciati nel leccese, 364 ettari nel tarantino, 167 ettari nel foggiano, 29 ettari nella Bat e 13 ettari nel brindisino, numeri che raccontano una pressione crescente sulle campagne pugliesi, con conseguenze pesanti sulla vegetazione, sugli ecosistemi e sulle attività agricole coinvolte”, insiste Coldiretti Puglia. A preoccupare, oltre al triste fenomeno degli incendi anche il degrado che può favorire l’innesco dei roghi. “L’abbandono incontrollato di rifiuti nelle campagne, rappresenta un fattore di rischio aggiuntivo, con materiali infiammabili e altri scarti lasciati nelle aree agricole che possono trasformarsi in pericolosi acceleratori delle fiamme”.
Già nel 2004 quando il presidente del Parco Nazionale del Gargano era Giandiego Gatta, chiese al ministro dell’epoca, Altero Matteoli, di schierare due Fire Boss all’aeroporto di Foggia, trovando la sponda della Regione Puglia per l’istituzione nel distaccamento A.M. di Jacotenente dell’AIB (Antincendio boschivo), che sussiste ancora, in cui si alternano sezioni regionali di Protezione Civile. Poi ci fu il devastante incendio di Peschici nel 2007 che ha lasciato ancora ferite aperte. Oggi, però, la tecnologia dà l’opportunità di usare droni, telecamere anche all’infrarosso (per la notte) e i satelliti. La Regione Puglia, nella riunione di Giunta del 14 luglio 2025, approvava l’accordo per la realizzazione dell’intervento di riqualificazione e recupero dell’area ex “Villaggio Azzurro” dell’aeroporto “Gino Lisa” di Foggia. Un investimento da 36 milioni di Euro, per un progetto dal forte valore strategico e simbolico, finanziato con il Fondo di Sviluppo e Coesione 2021-2027, che assegna a Aeroporti di Puglia S.p.A. il ruolo di Soggetto Attuatore, in qualità di gestore del sedime aeroportuale. Struttura destinata ad hub logistico e centro operativo per le emergenze, che s’inserisce in un disegno più ampio di valorizzazione dello scalo foggiano. “Le motivazioni che hanno portato a concentrare nuovi investimenti pubblici - inclusa la futura sede del NUE 112, il Nucleo Unico Europeo per le Emergenze - risiedono nella posizione baricentrica dello scalo nel Mezzogiorno, che lo rende un nodo nevralgico del sistema della mobilità e della gestione delle emergenze”, diceva il presidente del Cda di Aeroporti di Puglia, Vasile.
Quindi, come detto a gran voce e da più parti, perché non tener pronto al decollo un velivolo antincendio a “Gino Lisa”? Domanda che si pongono anche i Consiglieri comunali di Foggia, Pasquale Cataneo e Giuseppe Mainiero. Ma è la senatrice Anna Maria Fallucchi a dirlo chiaramente: “Col ‘Gino Lisa’ riconosciuto come scalo per la Protezione civile dobbiamo attendere Canadair da altre regioni. La Regione Puglia si dia una mossa. Un anno fa avevo lanciato un allarme. Oggi, mentre il Gargano continua a bruciare, quelle parole assumono il peso amaro della realtà”. Ed Ancora: “Da giorni assistiamo impotenti alla distruzione di uno dei patrimoni naturalistici più preziosi d’Italia: migliaia di ettari di macchia mediterranea ridotti in cenere, aziende agricole colpite duramente, biodiversità compromessa e intere comunità costrette a convivere con paura e devastazione – fa sapere Fallucchi -. Nel frattempo, gli uomini e le donne di ARIF, dei VV.FF, della Protezione civile e dei Carabinieri Forestali, stanno compiendo un lavoro straordinario”. Le conclusioni: “Prima Emiliano, oggi Decaro, cambiano i presidenti della Regione ma resta la stessa assenza di programmazione; si continuano a rincorrere le emergenze invece di prevenirle, nonostante il Gargano sia uno dei territori italiani più esposti al rischio incendi”.
La notizia è del 9 luglio, in merito alla lettera del presidente della Regione Puglia, Antonio Decaro che ha scritto al Capo del Dipartimento della Protezione Civile Nazionale, Fabio Ciciliano, per richiedere il potenziamento della flotta aerea per il contrasto agli incendi boschivi di stanza in Puglia, mettendo a disposizione le infrastrutture e i servizi dell’aeroporto “Gino Lisa” di Foggia.
“La richiesta è supportata dai dati nazionali relativi al periodo 15-30 giugno che vedono la Puglia in prima linea per livello d’emergenza e vulnerabilità. Delle 76 richieste d’intervento aereo nazionale, ben 10 sono state formalizzate dalla nostra regione e, quindi, oltre il 13% dello sforzo operativo aereo del Paese nella seconda metà di giugno s’è concentrato nei nostri cieli”. Così Giulio Scapato, consigliere regionale di maggioranza: “Una questione che si presenta ogni estate e che, al di là già della richiesta avanzata dal presidente Decaro alla Protezione Civile nazionale, senz’altro porteremo questo grave problema nel Consiglio regionale, soprattutto dopo ciò che è successo sul Gargano. Com’è risaputo, quasi tutti quest’incendi sono di origine dolosa. Ciò significa che, al di là di essere pronti con velivoli antincendio e uomini, dobbiamo preoccuparci della prevenzione”. Leitmotiv ripreso da Nicola Gatta, FdI: “Che ci sia dolo dietro gli incendi, ne sono convinto anch’io. Ecco perché mi farò promotore per discuterne in un prossimo Consiglio regionale”.
Il “Decreto incendi” del settembre 2021 ha stanziato 100 milioni di Euro per le aree interne del Paese da investire in prevenzione degli incendi boschivi; 40 milioni sono stati assegnati a 72 aree omogenee territoriali nel quadro della Strategia nazionale per le Aree interne, coordinata dal Dipartimento Politiche di Coesione e per il Sud della Presidenza del Consiglio dei Ministri. Altri 20 ai Vigili del Fuoco e altri 40 milioni sono stati assegnati nel 2025 alle 56 nuove aree SNAI. Uncem nel corso del 2023 e del 2024 ha accompagnato i comuni insieme, le Comunità. Gli incendi sul territorio nazionale rivelano un contesto complesso ma dai toni incoraggianti, considerando i recenti dati presentati da ISPRA in merito al miglioramento della gestione forestale sostenibile e alla riduzione della superficie bruciata nelle aree certificate. Tuttavia, l’incremento della frequenza e la difficoltà di estinzione degli incendi nel Mediterraneo impongono con fermezza una precisa e adeguata pianificazione boschiva, considerando come in Italia la superficie forestale cresca in media di 58.700 ettari l’anno, spesso su terreni agricoli abbandonati e senza un’adeguata pianificazione e gestione attiva. Analizzando i costi d’intervento, numeri alla mano, emerge come lo spegnimento di un incendio possa costare fino a otto volte in più delle iniziative messe in campo per prevenirlo.
Secondo l’analisi di ISPRA, nel 2024 la superficie bruciata è composta per il 46% da latifoglie sempreverdi, per il 37% da latifoglie decidue e per il 14% da conifere. La superficie percorsa dagli incendi è diminuita sensibilmente, in particolare in Sicilia, mentre nelle altre regioni del Sud e nelle regioni del Centro si è mantenuta stabile. Ciò nonostante la Sicilia, insieme alla Calabria e alla Sardegna, ha contribuito a oltre il 66% del totale della superficie forestale bruciata. Le province più colpite includono Reggio Calabria, Cosenza e Nuoro. È significativo notare che il 31% degli ecosistemi forestali percorsi da incendi si trova all’interno di aree protette, appartenenti principalmente a siti della Rete Natura 2000. Dati, numeri e percentuali che sottolineano l’esigenza di proseguire sulla strada della gestione sostenibile e della certificazione forestale, così come continuano a suggerire le notizie relative ai grandi incendi divampati negli ultimi anni sia in Italia che all’estero come, ad esempio, il grave incendio del 2021 nella Riserva Naturale Regionale “Pineta Dannunziana” a Pescara, soggetto a una serie di verifiche sulle responsabilità legate alla gestione dell’area che hanno evidenziando la necessità di pratiche di prevenzione efficaci, o al vasto incendio divampato a luglio 2024 nei boschi di Baia San Felice a Vieste, complicato dal forte vento e dall’accessibilità via terra, che ha costretto alla chiusura della strada litoranea e all’evacuazione di circa mille turisti. Sono 5 le misure preventive ed essenziali individuate da PEFC Italia- Gestione dei boschi: è determinante l’attività di gestione dei boschi a rischio, effettuando tagli corretti per favorire la crescita degli alberi giovani e agevolare il monitoraggio delle risorse forestali.
Infrastrutture di emergenza: è essenziale la creazione di punti per il rifornimento d’acqua e il miglioramento della viabilità forestale, oltre alla predisposizione di punti di atterraggio per gli elicotteri, in modo da permettere interventi sempre più tempestivi nelle migliori condizioni di sicurezza possibili per il personale di pronto intervento. Formazione di squadre specializzate: è fondamentale supportare e formare gruppi di personale specializzato e volontari addestrati nella lotta agli incendi boschivi. Pulizia del sottobosco: il sottobosco va mantenuto in ordine, con assoluta urgenza rivolta alla rimozione di rifiuti e discariche abusive, in modo da ridurre il rischio di infiammabilità. Sensibilizzazione dei cittadini: le campagne informative devono educare alla salvaguardia del patrimonio forestale, consapevolizzando la cittadinanza in merito alle norme di sicurezza utili alla prevenzione degli incendi boschivi. montane e le Unioni montane nella spesa, con un percorso di approfondimento e formazione. “Quel fuoco sui versanti non è solo un’emergenza della montagna. Non è solo un problema che riguarda venti o trenta - o duecento o trecento - piccoli Comuni della periferia dell’impero. Siamo un Paese forestale. E di montagne. Lo capiremo, prima o poi” afferma Marco Bussone, Presidente nazionale Uncem.
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