Starace e Rizzi (Europa Verde): “Sul Gargano servono regole, pianificazione e rigenerazione ecologica”

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Il futuro del Gargano richiede una strategia chiara di tutela, pianificazione e rigenerazione territoriale. Lo dichiarano Innocenza Starace, responsabile provinciale di Europa Verde della Provincia di Foggia, e Vincenzo Rizzi, naturalista, intervenendo sul tema del Piano del Parco Nazionale del Gargano e sul progressivo consumo di suolo che interessa diverse aree del promontorio.

Secondo Europa Verde, uno dei passaggi più critici nella storia recente del Gargano riguarda il mancato pieno dispiegamento del Piano del Parco, strumento essenziale per regolare l’uso del territorio e contenere l’edificazione nelle aree agricole e naturali.

“Il Piano del Parco non era un semplice atto tecnico”, afferma Innocenza Starace. “Era uno strumento di governo del territorio. Introdurre regole più rigorose per l’edificazione nelle aree agricole significava limitare la frammentazione del paesaggio e ridurre la pressione urbanistica su aree fragili”.

Europa Verde ricorda che una delle ipotesi discusse prevedeva l’innalzamento del lotto minimo edificabile nelle aree agricole, da 10.000 a 20.000 metri quadrati. Una misura che avrebbe inciso in modo significativo sulla trasformazione del territorio, soprattutto nelle zone in cui gli strumenti urbanistici locali consentivano soglie più basse.

“Le resistenze a quel Piano non furono casuali”, prosegue Starace. “Dove maggiore era la pressione edificatoria, più forte è stata l’opposizione a regole capaci di introdurre un limite”.

Il blocco sostanziale del Piano ha contribuito, negli anni, a una crescita territoriale spesso disordinata. In alcune aree il consumo di suolo è avanzato attraverso strumenti formalmente legittimi; in altre, mediante edificazioni spontanee o scarsamente governate.

Particolarmente significativa è la situazione nel triangolo compreso tra Peschici, Vico del Gargano e Rodi Garganico, dove il paesaggio risulta oggi segnato da costruzioni, strade, recinzioni e interventi che hanno ridotto la continuità tra aree agricole, pinete e sistemi naturali.

“Il punto non è contrapporre presenza umana e tutela ambientale”, dichiara Vincenzo Rizzi. “Il punto è costruire una cultura del limite. Il Gargano è un sistema ecologico, paesaggistico e culturale complesso. Non può essere gestito come una somma di singole proprietà edificabili”.

Europa Verde sottolinea anche la trasformazione delle pinete costiere, in particolare quelle a pino d’Aleppo, che rappresentano un elemento rilevante del paesaggio garganico e svolgono funzioni ambientali importanti.

“Le pinete costiere garantiscono ombra, stabilità dei suoli, mitigazione climatica e habitat per molte specie”, spiega Rizzi. “La loro riduzione ha conseguenze ambientali e paesaggistiche. Oggi sappiamo anche che alcune sostanze volatili emesse dagli alberi, tra cui i terpeni, possono contribuire al benessere psicofisico. È un dato che conferma il valore sanitario e ambientale del verde”.

Nel comunicato viene richiamato anche il caso dell’abbazia di Kalena, bene di alto valore storico e identitario, da tempo in condizioni critiche. “Kalena richiede una decisione pubblica chiara”, afferma Starace. “Vanno valutati tutti gli strumenti disponibili: acquisizione, esproprio o altre forme efficaci di tutela. Un bene culturale di tale rilievo non può restare in una condizione di incertezza permanente”.

Europa Verde chiede quindi l’avvio di una strategia strutturale di rigenerazione ecologica e urbanistica del Gargano. Non bastano interventi puntuali o puramente estetici. Serve una pianificazione capace di intervenire sulle cause del degrado territoriale.

Le priorità indicate sono: fermare il consumo di suolo; ricostruire le continuità ecologiche tra aree edificate, pinete e spazi agricoli; riqualificare gli insediamenti esistenti senza nuova espansione; deimpermeabilizzare piazzali, strade e superfici cementificate non necessarie; ridurre la vulnerabilità ambientale e climatica; verificare la sicurezza delle costruzioni spontanee o precarie; ripristinare, dove ecologicamente corretto, le pinete costiere di pino d’Aleppo.

Secondo Rizzi, la questione riguarda anche la sicurezza pubblica. “Il Gargano è un’area sismica”, ricorda il naturalista. “Molte costruzioni realizzate senza una pianificazione adeguata potrebbero presentare criticità in caso di terremoto. La tutela ambientale è anche prevenzione urbanistica, sicurezza e salute pubblica”.

Europa Verde evidenzia infine il ruolo svolto, negli anni, da studiosi, associazioni ambientaliste e cittadini che hanno contribuito alla difesa del territorio, spesso in un contesto politico poco favorevole alla tutela.

“Occorre superare l’idea che la tutela sia un ostacolo allo sviluppo”, conclude Starace. “La tutela è una condizione per uno sviluppo durevole. Il Gargano ha bisogno di una politica pubblica capace di ricucire paesaggio, natura e insediamenti esistenti”.

“Una seria strategia di rinaturalizzazione può produrre risultati misurabili nel medio e lungo periodo”, conclude Rizzi. “Non si tratta di nostalgia, ma di pianificazione. È una responsabilità verso il territorio e verso le generazioni future”.

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