Non è la prima volta che in Puglia si affronta la questione della possibile decadenza dei direttori generali delle Aziende del servizio sanitario pubblico. Questione che oggi sembra essere al centro del dibattito politico in vista del voto sulla sfiducia al governatore Michele Emiliano. Si parlò di decadenza ad esempio a gennaio del 2023 quando l’allora assessore alla sanità Rocco Palese fece sapere di essere al lavoro per controllare i dati. Effettivamente anche in quel momento si prospettava l’ipotesi di decadenza, per gli stessi motivi per i quali se ne parla oggi, per almeno 7 dei 10 dg della sanità pugliese, ma solo perché i rimanenti 3 erano da troppo poco tempo in carica per essere già sanzionati. Oggi il tema ritorna prepotentemente agli onori della cronaca e riguarderebbe praticamente tutti i manager, ad esclusione di quello della Asl Bari. Quindi in teoria anche i direttori generali di Asl Foggia e Policlinico Riuniti sarebbero prossimi all’addio ai loro incarichi a circa un anno dalla nomina. Ad incalzare il presidente è il gruppo di Azione che condiziona la propria permanenza in maggioranza proprio all’esecuzione di una legge che è stata approvata nel marzo del 2022. Ma mai applicata veramente. E allora cosa è cambiato questa volta? “Fiato sul collo”, la risposta secca di un eletto nelle fila dell’opposizione.
Nel frattempo nelle due Aziende di Capitanata aleggia una calma apparente. Proprio oggi il dg della Asl Antonio Nigri ad esempio presenzierà alla inaugurazione presso il presidio ospedaliero Tatarella di Cerignola della rete dei servizi di facilitazione digitale. L’ufficio stampa ha diffuso la notizia domenica mattina, dopo che il caso decadenza era già scoppiato.
D’altra parte, come è trapelato nei giorni scorsi, sarebbe stato lo stesso direttore del dipartimento salute Vito Montanaro con un suo messaggio a rassicurare i manager pugliesi, invitandoli alla calma.
Nel frattempo Emiliano ha parlato di decadenza ma anche di turnazione, che in pratica si tradurrebbe nella possibilità di trasferire in altre sedi i direttori generali. Paradossalmente quindi un manager che non ha rispettato le disposizioni regionali in una Asl potrebbe tranquillamente finire a dirigerne un’altra. Non solo, beninformati riferiscono a l’Attacco che la norma non escluderebbe neppure la possibilità di tenere un dg nella stessa provincia in cui esercita attualmente i suoi compiti. Per esemplificare, Nigri potrebbe passare alla direzione del Riuniti. E viceversa.
Ma per restare in punta di diritto, la legge regionale 24 marzo 2022, n. 7 da nessuna parte parla di turnazione. Men che meno di rotazione che è l’altra condizione che pone Azione per continuare a sostenere il governo di Emiliano.
“C’è in effetti da chiedersi quale possa essere l’efficacia della turnazione come risposta allo sforamento dei tetti di spesa farmaceutica”, il dubbio del consigliere regionale Antonio Tutolo che a suo tempo fu il primo firmatario della proposta che poi è divenuta legge e che oggi mette a rischio la quasi totalità dei direttori generali pugliesi.
Un interrogativo che si stanno ponendo in tanti in queste ore: “Se un manager non ha saputo fare bene il suo lavoro in una Azienda, che senso ha spostarlo alla guida di un’altra?”, evidenziano osservatori a l’Attacco.
Ma sembra anche che in Regione si stia ragionando sulla differenza tra turnazione e rotazione: la prima consentirebbe di chiamare dagli elenchi di idonei alla carica di direttori generali anche figure terze, in sostituzione dei decaduti. Mentre la rotazione sposterebbe solo le pedine in un immaginario gioco della sedia “dove però tutti finiscono seduti”.
Al momento però nessuno azzarda previsioni, vista la situazione politica più che incerta, qualche elemento in più lo si potrà avere dopo il consiglio di oggi.
How to resolve AdBlock issue?


(condividi) in basso allo schermo,
(Aggiungi alla schermata Home).