Un Mònde di polemiche, Dota: “Insieme all’artista deve salire sul palco anche il brand territoriale”

Carattere
  • Più Piccolo Piccolo Medio Grande Più Grande
  • Predefinito Helvetica Segoe Georgia Times

Il blue carpet steso da l’Attacco lo hanno calpestato proprio tutti. L’inchiesta sulle spese folli per i concerti che non producono alcun ritorno economico è stata surclassata mediaticamente dalla bocciatura di Mònde – Festival del Cinema sui Cammini da parte di un impresario culturale, contestata da tutti (o quasi). Non sono infatti mancati gli interventi di chi naviga il settore e conosce bene la macchina della cultura, spesso utilizzata come strumento finanziario per contentare quello o quell’altro portatore di interesse, che hanno dato ragione alla linea tracciata dal quotidiano. Sul tema è intervenuto a l’Attacco Enzo Dota, esperto di marketing territoriale, che ha speso parole al miele per il festival del cinema foggiano: “Quello che è stato fatto con Mònde è una delle operazioni migliori che la città potesse fare negli ultimi trent’anni. Luciano Toriello, che non conosco, è stato davvero bravo. Perché ha fatto qualcosa che altri non fanno, cioè spendere senza intascarsi nulla. Non si può assolutamente dire che sia stata un’operazione sbagliata per Foggia, per il brand, per dare un punto di vista nuovo e pulito di una città che ha ancora qualcuno che vorrebbe migliorarla”. Ma è mancato qualcosa, chiarisce: “La comunicazione poteva essere fatta meglio. Non durante o dopo, ma prima. Probabilmente questa è stata l’unica pecca, insieme al fatto che non abbia prodotto un vero ritorno economico”. Poi vira sul discorso relativo ai concerti, sul quale l’Attacco ha dedicato un ampio approfondimento: “Quando l’impresario dice che si spendono così tanti soldi per i concerti senza un ritorno economico è verissimo. Il problema principale è che chi organizza questi concerti apre e chiude il cerchio all’evento, non lasciando mai nulla di aperto. Il concerto deve sì allietare il popolo, ma non può limitarsi a questo. Insieme all’artista deve salire sul palco anche il brand territoriale”. A mancare è una cabina di regia, spiega: “Se dopo vent’anni si parla ancora di rete, sinergie e sistema e nulla è mai cambiato è perché alla base c’è un’incompetenza fortissima. Guardate i toscani e i trentini, davanti al concerto mettono sempre il brand territoriale e dietro quel brand c’è una strategia, che a Foggia e provincia manca. Non c’è niente che può crescere se non c’è una strategia. E questa qual è? Riconoscere un brand territoriale che ancora non esiste. Se non utilizzi nessun tipo di strumento o mezzo per valorizzare i punti di interesse culturale e le possibili attività culturali da fare il giorno dopo, quella gente non la riuscirai mai a capitalizzare”.

“Quando realizzano progetti di marketing territoriale li presentano sempre come una novità assoluta, ma sono solo proclami – affonda il colpo l’esperto –. Dietro ci sono anche dei finanziamenti, ma alla fine al territorio, alla partita IVA, quindi all’attività alberghiera e ristorativa, cosa resta? Assolutamente nulla”.

Il Gargano, così come il resto della Capitanata, avrebbe tanto da raccontare, ma spesso lo si tiene in silenzio. E la causa sta tutta nell’incompetenza, mette a fuoco Dota: “Il piccolo mondo foggiano è composto da poveri personaggi che non hanno ancora compreso che sono seduti sull’oro. Guarda Rimini, è una destinazione turistica costruita da zero, perché non aveva assolutamente nulla. Guarda invece il Gargano, è una destinazione turistica che non hai costruito ma che ti è stata regalata dalla natura – continua –. Sono l’unico in Italia a fare tracciabilità narrativa e nessuno ha mai mostrato attenzione verso questo progetto. Perché tutti pensano al proprio tornaconto e non davvero al miglioramento. Forse fra quattro generazioni, dopo che la provincia sarà stata completamente distrutta, potrà finalmente riprendersi”.

Stesso dicasi per ciò che il territorio produce. “Quando vendi un prodotto devi vendere il territorio. In Toscana non vendono il Chianti, ma la regione. Il Chianti è infatti mentalmente associato alla Toscana, anche se vai dall’altra parte del mondo. Sulla Visit Trentino ci hanno costruito un impero di valore per il prodotto e per il turismo – asserisce –. Questo a Foggia e provincia ancora non lo capiscono, perché ci sono i dinosauri”.

Discutibili anche i tentativi di esportare il territorio nel resto del Paese. “Quali sono le attività intraprese nell’hinterland delle città da cui decolla l’aereo che atterra al Gino Lisa? Assolutamente nessuna. E allora come si può pretendere che i turisti scelgano la Capitanata? Non riescono a fare nulla e se ci riescono sono attività spot senza continuità”, afferma.

Infine, Dota esprime anche un parere sul GioFestival, in programma dal 5 al 20 di questo mese: “Trovo lodevole l’iniziativa della Camera di Commercio. Finalmente qualcuno si dà da fare per valorizzare un personaggio illustre di Foggia. Ma è stato completamente sbagliato il marketing dietro questo prodotto, che non lo rende riconoscibile a tutti”.

   banner whatsapp canale 700

 

testatina dillo al direttore WEB

 

Migliora la tua esperienza: installa la nostra app ora!

Ottieni accesso immediato alla nostra app installandola sul tuo dispositivo iOS!
È sufficiente toccare il pulsante Share (condividi) in basso allo schermo,
poi selezionare Add to Home Screen (Aggiungi alla schermata Home).
Segui le istruzioni per aggiungere l'icona della nostra app alla schermata Home per un accesso rapido e facile.
Goditi una navigazione senza interruzioni e rimani connesso ovunque tu vada!

× Installa l'app Web
Mobile Phone
Offline: nessuna connessione Internet
Offline: nessuna connessione Internet