Anni di contenziosi e poi pietra tombale sulla vicenda: Comune non incassa, paga 150mila euro a Gestione Tributi

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La seduta del Consiglio comunale che ha sancito la fine del contenzioso tra il Comune di Manfredonia e la società Gestione Tributi S.p.A. è stata uno dei pochi momenti durante i quali si è è parlato pubblicamente di una vicenda lunga, tortuosa, e per molti versi ancora irrisolta sul piano politico. La transazione approvata dalla maggioranza – 150 mila euro per chiudere la liquidazione della società, rinuncia reciproca alle pretese economiche e archiviazione delle cause – è stata presentata come un “punto di equilibrio”. Una considerazione stigmatizzata da chi, invece, ritiene che quell’equilibrio sia fragile e che, piuttosto, bisognerebbe sapere chi ha sbagliato. E arrecato squilibri alle casse pubbliche, perché si tratta di costi che, come ha ricordato il consigliere Antonio Tasso (Sipontum), “ricadono sui cittadini, configurando l’ipotesi di danno erariale”. Gestione Tributi S.p.A. nasce nel 2007 come società mista pubblico‑privata, con il Comune titolare del 60% delle azioni. Il servizio viene prorogato fino al 2017, poi ancora fino all’estate 2018, quando si sigla un “accordo ponte” di sei mesi per garantire continuità nelle attività di accertamento e riscossione. Nel 2019, la Commissione straordinaria dispone la liquidazione della società. Da quel momento, il rapporto si spezza definitivamente in un clima di crescente conflittualità. Fatture contestate, diffide, richieste di annullamento, accuse di trattenute indebite. Il Comune di Manfredonia, nel 2020, arriva persino a impugnare il bilancio della società, ritenendo irregolare la convocazione dell’assemblea dei soci. Poi, nel 2021, il colpo di scena: Gestione Tributi ottiene dal Tribunale di Bari un decreto ingiuntivo da 361.705,97 euro. Il Comune risponde con un’opposizione e con una domanda riconvenzionale da 249.948,19 euro, sostenendo che quelle somme erano state trattenute indebitamente dalla società. È l’inizio di una guerra legale che si trascina per anni. Durante l’ultima seduta consiliare, il consigliere Vincenzo Di Staso (Noi Moderati) ha ricostruito la vicenda con precisione. Le parole del suo intervento sono diventate il filo narrativo di una storia che, per troppo tempo, è rimasta confinata nelle stanze tecniche. “Dobbiamo votare la ratifica di questo provvedimento per più di qualche centinaio di migliaio di euro totalmente al buio”, ha esordito. “Perché non ci è stato detto di che cosa stiamo parlando”. Di Staso ha ricordato come la Gestione Tributi fosse stata, per anni, al centro delle contestazioni politiche di chi oggi governa la città. “Una questione che chi sta da quella parte, qualche anno fa, ne faceva una bandiera delle proprie contestazioni. Ma oggi, giustamente, cala il silenzio”.

“Prima ci attacca la Gestione Tributi, dove ci chiede 361 mila euro con un decreto ingiuntivo – ha ricapitolato -. Però cosa dice il Comune di Manfredonia? “Sono io che avanzo delle somme nei tuoi confronti” e gli fa una domanda riconvenzionale per 250 mila euro. Nasce una lunga serie di contenziosi. Il Comune dice al liquidatore: “Ti stai comportando così male che devo chiedere d’urgenza che tu venga revocato”. Poi impugniamo il bilancio. Poi iniziamo una quarta e una quinta causa”. 

A suo avviso, però, l’incongruenza più clamorosa è che “anziché pretendere tutte queste somme, non si capisce per quale motivo, scopriamo che siamo noi creditori di Gestione Tributi”. La transazione, infatti, ribalta tutto: il Comune rinuncia alla richiesta dei 249 mila euro, la società rinuncia al decreto ingiuntivo, e da Palazzo San Domenico versano 150 mila euro per chiudere la liquidazione. “Ci stringiamo la mano e va bene così – aggiunge con ironia Di Staso -. Il liquidatore non ha sbagliato più niente. Il bilancio lo aggiustiamo. E le somme che noi pretendiamo? Abbiamo scherzato!”.

“Come faremo a capire perché siamo partiti dal dover avere tutta questa montagna di soldi fino a vederci di fatto soccombenti? Chi si assume le responsabilità di queste scelte?”.

Il consigliere di minoranza ha denunciato anche un problema di trasparenza, dal momento che “nella proposta di delibera, non cc’è nessun allegato. Non uno straccio di carta. Non ci avete informato di niente perché non ci volevate far sapere niente”, la sferzata.

E ha argomentato sollevando un possibile conflitto di interessi nella scelta del legale della controparte, “perché forse è un caso di omonimia, ma pare essere lo stesso che il Sindaco ha nominato d’ufficio, cioè senza nessuna selezione, come componente dell’Autorità Portuale per quanto riguarda il Comune di Manfredonia (Franco La Torre, ndr). Oltre a condividere lo studio professionale anche con un assessore della vostra Giunta (Gianni Mansueto, ndr), quindi persona di vostra fiducia”.

I rilievi avanzati da Di Staso trovano eco nelle considerazioni del già citato Tasso e Massimiliano Ritucci (AgiAMO), che da anni sostengono la fondatezza dei crediti della società. Ritucci sottolinea che “gli accertamenti prodotti da Gestione Tributi e trasmessi all’Amministrazione sono stati sempre utilizzati dalla nuova società di riscossione, C&C srl, per notificare avvisi ai cittadini”. Se il Comune ha ritenuto validi quegli accertamenti al punto da trasferirli alla nuova società e incassarne i corrispettivi, come poteva sostenere che il credito non fosse fondato?

Tasso aggiunge che “se le somme derivanti dall’attività accertativa fossero state considerate nella redazione del bando per la riscossione coattiva, quel bando sarebbe stato economicamente più interessante per altri soggetti”. In altre parole, potrebbe essere stato falsato nella sua convenienza economica, scoraggiando la partecipazione di altri operatori.

La transazione approvata il 30 luglio riunisce tutte le vertenze in un unico accordo. Sul piano amministrativo, la vicenda è chiusa. Sul piano politico, no.

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testatina dillo al direttore WEB

 

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