Roberta, Lucia e altre senza lavoro e prospettive: “Invece per altri si ipotizza internalizzazione, è ingiusto”

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“Leggere della volontà dell’amministrazione comunale di voler internalizzare il servizio di sosta tariffata ed assorbire i lavoratori che oggi se ne occupano per conto di un privato è offensivo e mortificante per tutte noi”, a parlare sono due ex ausiliarie scolastiche, ex bidelle che fino a qualche anno fa erano, in perfetto anonimato, parte della cooperativa Astra che gestiva il servizio in alcuni istituti di Foggia per conto del Comune, dopo aver regolarmente vinto la gara d’appalto. Le due sono Lucia Leone e Roberta Iannice, come detto, anonime cittadine fino a quando hanno deciso (insieme a Iside Doddi e Gianluca Leone) di esporsi e raccontare i fatti che hanno portato al rinvio a giudizio di Ludovico Maffei, titolare della coop, suo figlio Danilo, ex consigliere comunale e di altri 22. L’accusa ritiene che ad alcuni elettori sarebbero stati dati o promessi soldi per indicare sulla scheda il candidato Danilo Maffei; a questo si aggiungono le presunte minacce rivolte dal padre Ludovico Maffei a dipendenti della coop perché votassero il figlio. “Mi dovete portare per ognuna di voi almeno 15 voti, altrimenti saltate tutte quante. Chi mi aiuta io aiuto, chi non mi aiuta se ne va a casa”. Così si sarebbe espresso l’ex presidente della cooperativa. La Procura contesta a vario titolo il voto di scambio; la violazione del decreto legge 49/2008 in tema di misure per assicurare la segretezza del voto; l’istigazione alla corruzione; la violenza a un presidente di seggio (e come tale pubblico ufficiale) per costringere a commettere reato; la violenza privata. Sullo sfondo il terremoto dello scioglimento del consiglio comunale di Foggia per infiltrazioni mafiose e il riferimento alla cooperativa Astra nella relazione prefettizia. Per Roberta, Lucia e le loro 50 colleghe si aprì il limbo e le mille incognite sul loro futuro lavorativo. Con l’arrivo dei commissari straordinari sono stati rivisti i criteri di reclutamento e molte delle vecchie lavoratrici sono state estromesse dal servizio.

“Tutto questo non è giusto – ha tuonato Lucia Leone a l’Attacco -.  Dopo tanti anni a lavoro nelle scuole siamo state messe via, cacciate, così, senza un motivo. Noi non abbiamo niente a che fare con quello che c'era dietro quella vicenda ma siamo state le uniche a pagare, lasciate in mezzo alla strada dall’oggi al domani. Adesso sentiamo che vogliono stabilizzare quel personale che lavora da poco mentre noi, dopo 16 anni di servizio, non possiamo rientrare, ci è stato tolto un diritto, ci è stata tolta la possibilità di avere un futuro migliore e guadagnato. Quello che fa più rabbia è che nessuno si preoccupa per noi, nessuno si è degnato di prendere in carico la nostra tragedia umana e sociale. In tutto questo dovremo anche affrontare il processo contro il nostro datore di lavoro”.

La beffa sta nel fatto che tra i nuovi requisiti per partecipare al bando è compreso l’aver maturato un certo periodo di disoccupazione. “Che cosa avrei dovuto fare – sbotta la donna -? Fermarmi in attesa che arrivasse il bando? E’ ovvio che qualcosa ognuna di noi ha fatto ma il lavoro che abbiamo perso era ottimale per le condizioni che offre, sarebbe stata una sistemazione definitiva ma evidentemente i nostri 16 anni di servizio non valgono niente. Siamo donne, è facile prendersela con noi. Con i parcheggiatori, tutti uomini, nessuno si azzarda, invece noi siamo bersaglio facile. Eppure questa amministrazione ha una Sindaca donna, assessore e consigliere donne, ci aspettavamo una maggiore sensibilità. Essendo donne avrebbero dovuto tutelare altre donne, deboli, alcune avanti con l’età e quindi fuori dal mercato del lavoro, con figli e prevalentemente monoreddito. Dov’è il welfare? Dove il senso sociale?”.

Se Lucia e alcune altre possono ancora sperare in un cambio di passo da parte dell’amministrazione, c’è chi come Roberta non potrà più recuperare l’occasione perduta.

“In questi anni, dopo che tutto è andato a catafascio per noi, la mia malattia si è aggravata e mi è stata riconosciuta una invalidità del 100% con un sussidio di pochi euro, peraltro non rimodulabile per ora perché negli ultimi due anni ho maturato un po’ di reddito. Quindi a questo punto non posso più partecipare ai concorsi – ha ricordato la donna a l’Attacco -. Se mi avessero riconosciuto i 16 anni di servizio la prima volta oggi avrei un lavoro decente, la tranquillità e un futuro garantito, magari con una mansione più consona alle mie condizioni di salute. Tanto più che sono in possesso di un documento dell’ufficio scolastico provinciale (al tempo coordinato dalla nostra attuale Sindaca) che riconosceva la validità del servizio svolto per Astra, in scuole comunque comunali. Non si spiega invece perché per alcuni dirigenti scolastici questo punteggio non valga. E così le cose vanno sempre peggio, nonostante credo di aver fatto la cosa giusta denunciando cosa stesse accadendo in quella cooperativa”.

Roberta e i suoi medici non escludono che l’aggravarsi delle sue condizioni di salute sia stato determinato anche dallo stress psicofisico degli ultimi tempi, non certo facile da gestire. “Senza lavoro dall’oggi al domani, senza prospettive, con tutti i problemi e le difficoltà del caso, inascoltate, lasciate sole a combattere contro tutto e tutti: è chiaro che questo si ripercuote sulla salute. La tranquillità di un lavoro sicuro avrebbe certamente aiutato. Non solo me ma tutte noi, io sono fuori dai giochi ormai ma tante colleghe mi chiedono di intervenire a loro favore perché non sanno a chi rivolgersi. Siamo donne lasciate sole, abbandonate a noi stesse, figlie di nessuno di cui non importa a nessuno”.

A supportare sin dall’inizio le lavoratrici è stato Michele Lapollo che prima dell’avvento di Astra era l’amministratore del servizio e nonostante da tempo non sia più parte in causa nella vicenda non ha mai smesso di seguire le bidelle.

“A luglio ho inviato una richiesta alla Sindaca per un incontro, nel quale poter discutere del destino di queste lavoratrici e della possibilità di preparare un bando che preveda requisiti per farle rientrare in servizio, aspetto un riscontro. Nel caso sarà positivo intendo coinvolgere anche i sindacati. Poi, se le donne vorranno, le aiuterò a costituire una coop tutta al femminile. Molte di loro non sanno come muoversi in questi contesti, molte vengono emarginate e hanno bisogno d’aiuto e di un accompagnamento verso una piena e completa autodeterminazione”.

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testatina dillo al direttore WEB

 

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