Foggia ha 659 autovetture ogni mille abitanti. Milano ne ha 519. La città con il reddito disponibile più basso d’Italia ha più auto della capitale economica del paese. Prima di leggere questo come un paradosso, vale la pena capirlo. A Milano si cammina, si prende la metro, si va in bici. A Foggia — dove il trasporto pubblico urbano resta debole e quello extraurbano molto limitato — l’auto non è un lusso: è l’unico modo per muoversi. Lo stesso ISTAT osserva che i territori con una maggiore offerta di trasporto pubblico tendono ad avere tassi di motorizzazione più bassi. Così anche chi non può permettersi di comprarla nuova, la compra lo stesso. E la tiene finché si rompe definitivamente. Nel comune di Foggia, secondo i dati ISTAT 2023, il 78,3% delle auto circolanti ha più di dieci anni. Quasi quattro su cinque. Il 29,9% è classificato Euro 0 o Euro 1 — le categorie più vecchie, più inquinanti, più costose da mantenere. Solo il 22,8% è Euro 5 o Euro 6, le classi più recenti. Se si sommano tutte le classi più vecchie — Euro 0, Euro 1, Euro 2 ed Euro 3 — si arriva al 73,6% del parco auto circolante nel comune: una quota enorme di vetture appartenenti a standard ambientali precedenti all’Euro 4, entrato in vigore a metà anni Duemila. Non sono auto d'epoca: sono le auto di tutti i giorni di decine di migliaia di famiglie foggiane. Di queste, quasi una su cinque — il 19,6% — è stata immatricolata più di vent'anni fa. I dati si riferiscono al comune capoluogo; quelli provinciali, disponibili sempre su ISTAT 2023, mostrano un quadro ancora peggiore: nella provincia di Foggia la quota di auto con oltre dieci anni sale al 78,9% e la percentuale di Euro 0-1 raggiunge il 34,5%. Il confronto con altre città italiane rende il quadro ancora più evidente: non solo con Milano o Bologna, che hanno redditi più alti e reti di trasporto incomparabili, ma anche con città del Centro e del Sud di dimensione più simile. La tabella racconta più di qualunque commento. Foggia non è la peggiore in assoluto su ogni singolo indicatore: Napoli e Catania hanno quote di Euro 0-1 ancora più alte, e Napoli supera il 79% di auto con oltre dieci anni. Ma a Foggia il dato colpisce perché combina tre elementi: molte auto, molte auto vecchie e uno dei livelli di reddito più bassi d’Italia. Ed è quella dove il confronto con le città del Nord emerge con più forza: a Ravenna la quota di auto Euro 0-1 si ferma al 18,2%. A Vicenza scende al 18,8%. A Lucca, che pure ha un tasso di motorizzazione alto (738 auto ogni mille abitanti), è al 17,3%. Sono tutte città dove il rinnovo del parco auto appare più frequente, anche grazie a condizioni economiche più favorevoli. Brindisi, l’altra città pugliese del confronto, mostra una situazione simile a Foggia: 74,7% di auto con più di dieci anni. È un dato che racconta quanto il problema non sia solo della Capitanata, ma di un intero sistema territoriale che non riesce a rinnovare il proprio parco auto. Anche a livello regionale il quadro è coerente: secondo ISTAT 2023, nel Mezzogiorno le auto con meno di tre anni rappresentano solo il 12,5% del parco totale, contro il 20,7% del Nord. La Puglia, e la provincia di Foggia in particolare, si collocano nella fascia peggiore di questa distribuzione.
IL COSTO DI GUIDARE AUTOMOBILI VECCHIE
Un’auto con oltre dieci anni di anzianità non è solo più inquinante: è più costosa. Consuma di più, si guasta più spesso, richiede revisioni e ricambi più frequenti. Secondo le stime ACI pubblicate nell’Annuario 2025, il costo chilometrico di esercizio di un’auto di piccola cilindrata cresce in modo rilevante con l’età del veicolo: manutenzione e riparazione incidono per una quota crescente man mano che l’auto invecchia, fino a incidere in modo significativo sul costo complessivo dell’auto. Per una famiglia foggiana che guida un’auto Euro 1 o Euro 2 acquistata quindici o venti anni fa, questo non è un dato astratto: è la differenza tra una spesa mensile sostenibile e una che pesa sul bilancio familiare già al limite.
C’è un secondo strato del problema, meno visibile ma più strutturale. Le auto più vecchie possono consumare sensibilmente di più rispetto ai modelli di ultima generazione, per effetto di motori meno efficienti e sistemi di gestione dell’energia obsoleti. In un territorio dove le distanze da percorrere sono spesso lunghe — dai comuni dell’entroterra al capoluogo, dal capoluogo ai centri di servizio — e dove il trasporto pubblico non è un’alternativa praticabile, questo consumo aggiuntivo si traduce in centinaia di euro annui di spesa extra. È una forma di trappola della povertà applicata alla mobilità: non hai i soldi per comprare un’auto nuova che ti costerebbe meno, quindi tieni quella vecchia che ti costa di più.
C’è poi il problema delle restrizioni ambientali, che sta diventando sempre meno ipotetico. Le auto Euro 0, 1 e 2 sono già escluse dalla circolazione nelle ZTL di molte città italiane durante le emergenze smog. Con le nuove norme europee sulle emissioni e l’avanzare delle zone a basse emissioni anche nei centri medi del Sud, chi guida un’auto Euro 0-2 rischia di vedersi negato l’accesso a parti sempre più ampie della città. Non per scelta, ma per impossibilità economica di adeguarsi. A Foggia, dove il 29,9% delle auto del comune — e il 34,5% di quelle della provincia (dato ISTAT 2023, ultimo disponibile per il dettaglio provinciale) — è Euro 0 o Euro 1, questa non è una questione astratta. È il rischio che una parte consistente del parco auto diventi progressivamente più difficile da usare, soprattutto per chi non può permettersi di sostituirlo.
UN DATO, LA STESSA STORIA
I dati ISTAT sul parco auto non raccontano il traffico. Raccontano il reddito. Anche da qui passa la ricchezza reale di un territorio: non solo da quante auto circolano, ma da quanto spesso le famiglie riescono a sostituirle. È la stessa storia che i dati MEF hanno già raccontato in un altro modo: la provincia di Foggia è ultima per reddito disponibile pro capite tra le 107 province italiane. Quella classifica si legge anche nelle targhe delle auto che circolano per le strade della città. Vecchie non per scelta, ma per necessità.
In un territorio più servito dal trasporto pubblico, il bisogno di possedere un’auto sarebbe meno assoluto. In un territorio più ricco, sostituirla sarebbe meno difficile. A Foggia, invece, le due fragilità si sommano: pochi mezzi pubblici e poco reddito disponibile. Il risultato è una dipendenza forzata dall’auto privata, che è spesso vecchia, costosa e poco efficiente. È qui che il dato tecnico diventa sociale: non misura soltanto la mobilità, ma la libertà concreta delle persone di scegliere come muoversi.
Il paradosso rimane: Foggia ha più auto di Milano. Ma Milano può permettersi di averne meno perché ha i mezzi pubblici efficienti. E può permettersi di cambiarle più spesso perché ha il reddito per farlo. Foggia no. E così le auto restano, invecchiano, consumano di più, inquinano di più, costano di più. Non è il segno di una città più ricca. È il segno di una città che non ha alternative.
(Luca De Marco - l’Attacco)
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