Criticità nella gestione del servizio idrico. Sono quelle segnalate al presidente della Regione Puglia Antonio Decaro dal lucerino Giuseppe Colucci, che - in qualità di agricoltore della provincia di Foggia e utente del servizio per l’irrigazione agricola gestito dal Consorzio per la bonifica della Capitanata – parla di “gestione discutibile di questa infrastruttura”. “E’ noto a tutti, specialmente a noi agricoltori utenti del comprensorio irriguo, il modo di operare del consiglio di amministrazione (formato da 6 consiglieri cui si aggiunge il presidente, tutti esclusivamente agricoltori) che annualmente decide insindacabilmente i tempi e le modalità di distribuzione dell’acqua pubblica presente negli invasi a servizio della rete irrigua”, ha scritto a Decaro Colucci, la cui impresa agricola è attiva nell’agro di San Severo e ricade nel comprensorio irriguo di Occhito sul fiume Fortore, gestito dall’ente foggiano.
“Dalle scelte operate annualmente dai consiglieri è evidente una eccessiva discrezionalità circa la distribuzione della risorsa idrica: infatti essi, con il loro operato, escludono migliaia di imprese agricole dal beneficio dell’acqua pubblica nonostante tali imprese ne abbiano pieno diritto, in quanto ricomprese all’interno del comprensorio irriguo consortile e nonostante vi sia negli invasi disponibilità di acqua per la distribuzione irrigua. L’esclusione delle imprese dall’accesso all’acqua si realizza secondo queste modalità: il consiglio quasi ogni anno, pur essendo disponibile una discreta quantità della risorsa acqua destinabile all’irrigazione e da distribuire agli agricoltori, ritarda volutamente, come più volte dichiarato negli ultimi anni in interviste pubbliche, l’inizio della stagione irrigua al fine di escludere il maggior numero possibile di imprese consorziate e ciò nell’intento di mettere in atto una bizzarra modalità di risparmio idrico. Il risultato di queste scelte è il seguente: un grandissimo numero di imprese agricole (in gran parte piccole imprese) si vedono costrette a rinunciare alla coltivazione delle colture orticole, essendo totalmente dipendenti dall’acqua della rete pubblica, la quale acqua viene loro messa a disposizione oltre i termini utili per i trapianti o comunque perché la data di apertura gli viene comunicata, volutamente, con estremo ritardo; viceversa quelle imprese che dispongono di fonti alternative di acqua (pozzi, vasche di accumulo, etc.), che spesso coincidono con quelle di maggiori dimensioni e meglio strutturate, possono programmare ed eseguire per tempo i trapianti ed attendere serenamente l’apertura, sia pur tardiva, delle condotte irrigue pubbliche”, ha aggiunto Giuseppe Colucci.
“L’acqua è fornita dal Consorzio nel momento di maggior fabbisogno delle colture e inoltre la dotazione di loro spettanza viene accresciuta della dote di quelle imprese costrette, per l’operato del Consiglio, a rinunciare alle coltivazioni e rinunciare, di conseguenza, alla propria acqua. Si viene a realizzare così una singolare interpretazione di Consorzio pubblico, dove la maggior parte delle imprese cedono l’acqua cui hanno diritto a quelle che già ne hanno; c’è anche da dire che poiché tutti i consorziati sono tenuti al pagamento di una quota fissa consortile a prescindere dall’effettivo utilizzo dell’acqua ne risulta che non solo i “poveri” cedono la loro quota acqua ai “ricchi” ma, in buona parte, ne sostengono le spese senza usufruirne. Il medesimo copione si è ripetuto durante questa primavera: infatti lo scorso 2 marzo l’assessore regionale all’agricoltura Paolicelli, che evidentemente considerava già cospicua la risorsa idrica accumulata durante l’inverno nei nostri invasi, oltre la quota spettante all’uso potabile, esortò il Consorzio per la bonifica della Capitanata a pubblicare subito il calendario di inizio della stagione irrigua al fine di permettere agli agricoltori la programmazione colturale per l’imminente stagione irrigua e comunicando agli stessi la dotazione idrica di propria spettanza. Questo invito”, ha continuato Colucci, “tuttavia non ha trovato seguito nell’operato dei consiglieri i quali, ignorandolo, si riunirono lo scorso 24 marzo comunicando unicamente un’ulteriore futura riunione da tenersi il successivo 15 aprile quando molto probabilmente avremmo assistito ad un’altra “fumata nera”. Allo stesso tempo il presidente del Consorzio dichiarò, a mezzo stampa, l’impossibilità di distribuire l’acqua a tutti preannunciando un’apertura tardiva delle condotte per l’irrigazione dei campi, con la diretta conseguenza di riservarla alle imprese che di acqua già ne avevano, secondo il meccanismo descritto sopra”, è il riferimento al vertice dell’ente, Giuseppe de Filippo.
“Inoltre, la disposizione di tenere le condotte non in pressione per la maggior parte del tempo crea danni all’infrastruttura pubblica di distribuzione dell’acqua, accelerandone il deperimento; da questa gestione ne deriva che ad ogni apertura della stagione irrigua (ed è sotto gli occhi di tutti) le squadre addette alla manutenzione non riescono per tempo ad individuare e riparare i malfunzionamenti essendo costrette ad operare in un brevissimo lasso di tempo, ritardando ulteriormente la distribuzione dell’acqua e creando, loro malgrado, ulteriori disagi agli utenti”.
Colucci ha inoltre evidenziato “la maggiore criticità che si riscontra nell’organo di governo del Consorzio”, ovvero “un evidente conflitto di interesse che scaturisce dal profilo dei suoi componenti: infatti sono tutti agricoltori”. “Senza mettere in dubbio la buona fede del loro operato, è evidente che un agricoltore non possa emettere decisioni, circa la gestione irrigua, che avranno sicuramente effetti sul bilancio economico della propria impresa e su quello delle altre imprese agricole sue concorrenti; ne risulta così che i membri del cda sono “sia giudice sia parte in causa”. Inoltre, non si comprende perché sia esclusivamente la categoria degli agricoltori a gestire un’infrastruttura pubblica di tale rilevanza la cui gestione ha ripercussioni su un indotto del valore annuo di miliardi di euro e che coinvolge altre categorie produttive come, ad esempio, quella dei lavoratori o quella dei trasformatori dei prodotti agricoli che sono tuttavia completamente escluse dalla gestione. Gli interessi di categoria degli agricoltori sono in palese contrasto con l’interesse economico generale in quanto il loro obiettivo, com’è naturale, è quello di massimizzare il loro reddito ovvero massimizzare i prezzi di vendita dei prodotti agricoli attraverso la riduzione dell’offerta. Al contrario l’interesse economico generale per la nostra regione si ottiene permettendo al maggior numero possibile di agricoltori di beneficiare della risorsa irrigua, in maniera razionata e compatibilmente con le disponibilità stagionali, con ripercussioni positive su tutti gli attori coinvolti nei processi produttivi (lavoratori, industrie di trasformazione, trasportatori, fornitori, etc.). Per le ragioni esposte, primariamente per il palese conflitto di interessi in capo al consiglio, signor presidente Decaro”, è stata la conclusione di Colucci nella propria lettera alla Regione, “sembra opportuno intervenire con un commissariamento dell'ente pubblico, oppure valutare uno scorporo della rete irrigua del Tavoliere di Puglia sottraendola dalla gestione dello stesso Consorzio, governato da un esiguo numero di agricoltori che ignorano, a mio avviso, esserci leggi che prescrivono l’uguaglianza tra i consorziati e che prescrivono la proporzionalità dei canoni pagati rispetto ai benefici ricevuti”.
Tranchant il commento a l’Attacco del presidente de Filippo: “Abbiamo 90mila consorziati, non posso rispondere a tutte le paturnie…”.
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