Una borsa di dottorato da 72mila euro per indagare la sicurezza microbiologica delle carni di cinghiali cacciati. È il contenuto della convenzione firmata venerdì 24 luglio all’Università di Foggia, sottoscritta dal rettore Lorenzo Lo Muzio e dal direttore generale dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale di Puglia e Basilicata, Antonio Fasanella. La borsa finanzia un progetto del Dafne nell’ambito del dottorato in biotecnologie per la gestione sostenibile delle risorse naturali, attivato per il 42° ciclo.
Il tema tocca da vicino la Capitanata. “Come medico di sanità pubblica ritengo che effettuare attività di ricerca sulla sicurezza alimentare, soprattutto in un territorio dove abbiamo avuto dei focolai di trichinosi, sia indispensabile”, spiega a l’Attacco Francesca Fortunato, delegata rettorale ai dottorati di ricerca.
Nel corso dell’incontro ha collegato il tema alla macellazione clandestina delle carni, che in provincia ha già prodotto casi di trichinosi: in gioco non c’è solo la filiera formale della selvaggina, ma anche ciò che sfugge ai controlli.
“È un consolidamento di un’attività di collaborazione che va avanti ormai da tanti anni con l’Università di Foggia e con Agraria in particolare”, riferisce a l’Attacco Antonio Parisi, direttore sanitario dell’Istituto Zooprofilattico. Un tema, quello della sicurezza degli alimenti, “che va attenzionato continuamente, ma specialmente in alcuni periodi come questo in cui la popolazione della nostra regione aumenta notevolmente e aumentano i rischi anche per le temperature”. Il direttore sanitario ha inquadrato l’operazione nell’approccio One Health: “Ormai non c’è più un confine”.
A spiegare la scelta della filiera è stato Fasanella, che ha parlato di un aumento esponenziale della popolazione dei cinghiali definendoli serbatoi di malattie. L’Istituto, ha annunciato, continuerà a finanziare altre borse.
(Luca De Marco - l’Attacco)
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